Il Desert X è un festival d’arte contemporanea che esibisce opere site-specific nella Coachella Valley, nel sud della California. Dopo il grande successo della prima edizione, l’evento è diventato un appuntamento fisso che propone lavori innovativi e interessanti.


Spcter è l’opera presentata da Sterling Ruby e si ispira ai classici oggetti “U.F.O”. Il monolite appare come un miraggio nel pieno del deserto, per via della sua tinta fluorescente arancione acido. La tonalità è stata data dalla vernice in polvere con cui è stata dipinta la base di alluminio, sulla quale si riflette il cielo.

Halter è invece l’installazione presentata da Erik Mack, realizzata con 2300 metri di tessuto patchwork firmato Missoni e che avvolge una stazione di servizio in disuso al confine di Salton Sea.

Going Nowhere Pavilion # 01 (Breeze Block, Ben-Day Dot, Coleseum, Möbius Strip, Thought Problem) è un nastro di Moebius costituito da blocchi di cemento dai toni rossastri, realizzato dall’artista Julian Hoerber. L’opera è ispirata alla teoria di Jacques Lacan che vede la topologia come mezzo per descrivere la mente umana.

Jackrabbit, Cottontail & Spirits of the Desert è la serie di immagini realizzata da Cara Romero dedicata alle terre dei Cahuilla, Chemehuevi, Serrano e Mojave. Le quattro foto esibite mostrano gli antichi protagonisti che popolavano questi territori.


Dive-In è l’installazione presentata dal collettivo danese Superflex che riassume le origini geologiche della zona: pare infatti che per via della grande presenza di fossili marini del sito, gli spagnoli chiamassero il territorio con il nome di Conchilla, poi per errore trasformato in Coachella. L’opera è stata pensata con la prospettiva di sopravvivere nel momento in cui ci sarà nuovamente il mare a causa del riscaldamento globale.

Lover’s Rainbow di Pia Camil comprende diverse installazioni di arcobaleni realizzati in cemento armato che rappresentano simboli di pace, di uguaglianza e invogliano il pubblico a cambiare prospettiva sui concetti di confine ed immigrazione.

Western Flag di John Gerrard tratta il delicato tema dell’esaurimento delle risorse e consiste nella proiezione di un filmato sul primo grande giacimento petrolifero al mondo in Texas.

Revolutions di Nancy Baker Cahill, consiste in un lavoro in realtà aumentata che ricorda molto la scena dell’esplosione di Zabriskie Point. Con quest’opera viene rivoluzionato il concetto di Land Art, che non deve più “sacrificare” l’ambiente per esistere. Come l’artista dichiara:
“Riffing on the idea of the wind farms as an AI garden she fills the air above with what might be the blossoms and blooms of benign technological procreation”.
Visita il sito del festival qui.
