Collyrium – I racconti estetizzanti di Paolo Sorrentino

Vista la sempre più vicina uscita della nuova stagione di The Young Pope, questa settimana daremo un’occhiata al cinema di Paolo Sorrentino.

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25 Marzo 2019

Paolo Sorrentino è sicuramente uno dei registi di punta della nostra contemporaneità, che grazie al suo cinema fortemente visivo, è diventato la bandiera del cinema italiano all’estero, specialmente a Hollywood, dove nell’arco della sua carriera è stato più volte nominato per qualche statuetta d’oro e che solo con La grande bellezza è riuscito a portare a casa.

Ma come mai il cinema di Sorrentino è diventato così iconico e globalmente apprezzato? Per rispondere a questa domanda dobbiamo procedere con ordine ma soprattutto dobbiamo pensare al suo cinema come a un cinema diviso in due differenti periodi:

Un primo, più discreto a livello formale ma decisamente più sostanziale, di cui fanno parte L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia ed infine il divo.

Un secondo, in cui la regia e la scrittura vengono sovrastate, e a volte accompagnate, da una fotografia quasi pittorica che diventa essa stessa la narrazione principale. Questo periodo coincide anche con il momento di maggior successo del regista, anni in cui entrando nel mirino della critica internazionale è riuscito ad aggiudicarsi degli investimenti produttivi decisamente maggiori rispetto a quelli precedenti. Di questo periodo fanno parte i lavori più maturi come This Must Be the Place, La grande bellezza, Youth – La giovinezza ed infine Loro.

Così su due piedi non è sicuramente un concetto facile da capire, ma basta guardare uno degli ultimi lavori di Sorrentino per comprendere come le immagini, se usate con cura, valgono più di mille parole.

Ma andiamo per gradi.

Paolo Sorrentino nasce a Napoli nel 1970 ma la sua adolescenza viene profondamente turbata dalla morte improvvisa dei suoi genitori. Rimasto orfano dunque, il non ancora regista, si dedica agli studi di economia e una volta laureato, inizia la sua carriera cinematografica, realizzando come prima cosa dei cortometraggi. Nel 1994 infatti co-dirige insieme a Stefano Russo Un Paradiso e successivamente, nel 1998 collabora per la prima volta insieme ad Umberto Contarello dando alla luce L’amore non ha confini

La vera fortuna di Sorrentino infatti, dimenticando per un attimo il suo innegabile talento, è data dalla serie di collaboratori di altissimo livello, che con gli anni è riuscito a collaudare formando dei team di prim’ordine in cui spesso vediamo l’appena citato Contarello alla scrittura, l’impeccabile Luca Bigazzi alla direzione della fotografia e la partecipazione di Toni Servillo, che spesso e volentieri presta il volto ai vari protagonisti dei suoi film. Tutti questi elementi, coadiuvati da mega produzione dal carattere Hollywoodiano (specie nelle sue ultime opere), pongono le basi per quello che noi conosciamo come lo strabiliante cinema Sorrentiniano.

Ma non è tutto. La sue opere sono cosparse di citazioni, talvolta molto criticate, ai film del maestro Fellini, che con le sua realtà cosparsi di elementi fantastici al limite del grottesco è riuscito a penetrare nel DNA di Sorrentino caratterizzandolo fortemente.

Per vedere il suo primo lungometraggio dovremmo aspettare il 2001, anno in cui prende forma L’uomo in più, film fortemente Napoletano da cui poi è stato tratto il personaggio di Toni Pagoda, che incontreremo in due romanzi di incredibile bellezza scritti appunto dallo stesso regista (Hanno tutti ragione, Toni Pagoda e i suoi amici)

La filmografia successiva di Sorrentino è praticamente da manuale del cinema , tanto che spesso e volentieri, i fan di vecchia data, indicano i più precoci lavori, come gli unici lavori degni di nota del regista. Tra questi ricordiamo Le conseguenze dell’amore, ma soprattuto il divo (vincitore del premio della giuria a Cannes), dove per la prima volta vediamo il regista confrontarsi con il tema del potere politico. È infatti il potere un tema molto caro al cineasta. Che sia potere politico (il divo e Loro), economico (La grande bellezza) o religioso (The Young Pope e The New Pope).

La seconda fase del suo cinema inizia a prendere forma nel 2011 con l’arrivo nelle sale di This Must Be The Place, una produzione italiana, francese ed irlandese che vanta un cast quasi del tutto internazionale, in cui individuiamo Sean Penn nel ruolo di protagonista, affiancato dal recente premio Oscar Frances McDormand. Con quest’opera, in cui spicca anche la colonna sonora composta da David Byrne dei Talking Heads, Sorrentino inaugura la sua seconda fase registica. 

Nonostante This Must Be the Place vinse svariati premi e nomination, è il suo lavoro successivo a consacrarlo come grande autore contemporaneo. Sto parlando de La grande bellezza, film dedicato con amore ma anche un pizzico d’odio alla nostra amata capitale, luogo in cui, a detta dello stesso regista convivono e si intrecciano costantemente il sublime ed il patetico. Ed è proprio questo che La grande bellezza racconta. Nonostante il ruolo principale spetti ad un magnetico Toni Servillo, la vera protagonista è Roma, con tutta la sua maestosa bellezza ma anche tutto il suo pacchiano degrado umano, che vediamo trasposto attraverso opulenti festini, chirurgia plastica e cocaina.

Con questo lavoro estremamente Felliniano, il regista si conquista un Oscar per il miglior film straniero, risultato che non riuscirà ad ottenere una seconda volta. Almeno fino ad ora.

I succesisvi sforzi di Sorrentino lo porteranno però ugualmente a un successo di critica e di incassi. Infatti dopo il clamore suscitato da quest’ultima ode alla città eterna, vediamo proiettati sul grande schermo Youth, che si aggiudica ben 3 European Awards , ed il recentissimo Loro che analizza in modo non convenzionale il personaggio, ormai globalmente pop, di Silvio Berlusconi.

Ma le fatiche del cineasta partenopeo non finiscono qui. Infatti nel 2016 è uscito il suo primo lavoro per il piccolo schermo: The Young Pope, una produzione HBO che racconta l’ascesa al potere vaticano di un giovane e controverso Papa interpretato nientemeno che da Jude Law

Dopo il successo di questo primo esperimento seriale, il regista napoletano decide di dedicarsi a un sequel che ben presto vedrà la sua uscita: The New Pope.

L’attesa sta per finire e noi non vediamo l’ora della messa in onda di questo ulitimo gioiellino televisivo.

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