Cosa ci dice Artissima 2022 del mercato dell’arte contemporanea?

Cosa ci dice Artissima 2022 del mercato dell’arte contemporanea?

Tommaso Berra · 3 settimane fa · Art

Sentendo il polso del mondo dell’arte contemporanea un errore che si potrebbe fare è quello di considerare solamente il prodotto dell’arte, le sue opere, le tecniche e le grandi mostre individuali che mettono in mostra visioni e concetti in qualche modo astratti. Più concreti sono invece le dinamiche del mercato dell’arte e le sue fiere, momenti in cui l’arte si riappacifica con il suo aspetto più imprenditoriale, mettendo in primo piano il rapporto tra artisti, galleristi, impresari, e solo poi gli osservatori.
La fiera di arte contemporanea più importante d’Italia è Artissima, arrivata alla sua 29° edizione, appena conclusa e andata in scena al Lingotto di Torino.
Collater.al è stato ospite della casa automobilistica Jaguar, che ha presentato ad Artissima 2022 la sua opera “An Alchemic Experience”, un tunnel immersivo di colori e suoni dal quale siamo partiti per decifrare il significato della manifestazione e come l’arte riesca a raccontare come viviamo nelle nostre vite le esperienze trasformative.

Il tema di Artissima 2022 è ispirato dal saggio “Transformative Experience”, opera della filosofa americana Laurie Anne Paul, ospite proprio di Jaguar a Torino. In quella ricerca continua di aprire nuovi orizzonti ai nostri sensi, arricchendo l’esperienza dell’ignoto, la fiera ha mantenuto il suo aspetto di evento più istituzionale, esclusivo se visto solo mettendosi nei panni del visitatore da museo ma completo nella capacità di mostrare facce di un prisma che vengono nascoste nelle esperienze museali a favore del sentimento e della passione.
Il discorso sul mercato dell’arte è stato aperto a Torino grazie a 174 gallerie internazionali e a otto sezioni tematiche che in diverso modo hanno dato visibilità a realtà di primo piano, volti nuovi e altri da recuperare nella memoria storica, per riconsiderare opere e artisti superati dai trend ma che possono tornare possibilità imprenditoriali per i galleristi.

Non è un caso che un gallerista, tra gli stand in cartongesso, mi abbia confessato che preferisca avere un’opera che non apprezza ma facile da vendere piuttosto che una bella ma alla quale nessuno è interessato. Questo è un discorso che non nasconde una sincerità e un aspetto del mercato dell’arte che difficilmente riesce ad emerge nei musei, o in momenti in cui si prova a raccontare l’unicità dell’oggetto d’arte e si ricerca la bellezza sopra a ogni ragionamento pratico.
Oltre ai tanti bei progetti presentati ad Artissima, come quello di Anderson Tegon per Jaguar, il valore aggiunto di eventi come quello di Torino forse sta proprio nella capacità di innescare un discorso sull’educazione imprenditoriale nell’arte. Questo permette di avere più punti di osservazione, che puntano il concetto astratto della filosofa di Yale, le nuove tecniche di realizzazione delle opere fino al cartellino con il prezzo a qualche zero che spiega cosa ci fa tutta quella gente in giacca davanti a quella cornice.


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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

Tommaso Berra · 12 ore fa · Photography

Il corpo nudo femminile negli scatti fotografici di Alina Gross diventa un elemento lontano da qualsiasi rappresentazione erotica, o meglio il linguaggio della fotografia facilita il tentativo di evocare le ambivalenze della sessualità e del genere.
La fotografa ucraina e ora di base in Germania evoca gli elementi erotici attraverso associazioni di forme e elementi naturali, combinandoli per creare una bellezza imperfetta, quella “Beauty of Imperfection” che è anche il titolo del suo ultimo libro d’arte, nonché del progetto che l’artista porta avanti da quattro anni.
Alina Gross non mostra una bellezza – e una figura della donna – univoca, da raccontare solo attraverso i tradizionali canoni di bellezza, ma amplia il significato delle forme, grazie anche a una resa pittorica dei corpi, favorita dall’utilizzo del colore che spesso cosparge la pelle. L’effetto disturbante della visione di parti nude non è mascherato, Gross però invita l’osservatore a rivedere il processo mentale di analisi della realtà e la sua definizione, che porta ad abbattere barriere vertiginose.

Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
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Alina Gross | Collater.al
Alina Gross | Collater.al
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
Photography
“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Don’t Worry Darling è uno di quei casi in cui si guarda il film più per curiosità che per sano interesse. La pellicola che è arrivata nelle sale cinematografiche lo scorso 22 settembre e che è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, ha cominciato a far parlare di sé molto prima del trailer, del teaser e delle prime foto dal set. 

Le controversie infatti sono cominciate proprio a inizio riprese, quando Olivia Wilde, che firma la regia, licenzia Shia LaBeouf, motivando questa decisione al metodo di lavoro dell’attore che a detta della Wilde non si adattava al suo modus operandi.
I problemi di Olivia Wilde sono continuati anche con la protagonista, Florence Pugh, con la quale sembra aver avuto diverse tensioni (mai pubblicamente confermate).
A completare questa complicata fase di produzione è arrivata la scelta della regista di sostituire LaBeouf con l’allora compagno Harry Styles

Inevitabilmente, tutti questi avvenimenti hanno avuto un loro peso anche in fase di promozione, che hanno però spostato il focus dal film vero e proprio a del puro gossip. 

Un peccato? Forse no. 

Alice e Jack Chambers sono una coppia felicemente sposata che vive a Victory, una comunità sperimentale degli anni’50 dove gli uomini trascorrono tutto il giorno al lavoro, mentre le donne si occupano della casa, per poi trascorrere il tempo libero insieme ai vicini. Qualcosa però improvvisamente cambia e Alice comincia a sentirsi costretta in quella vita, con una sempre maggiore volontà di scoprire cosa si nasconde oltre i confini della città. Questa è la trama, che di per sé cela anche qualcosa di potenzialmente interessante, sfortunatamente è lo sviluppo che manca. È come quando a scuola i professori dicevano “ha del potenziale ma non si applica”. 

Di tutto ciò che mette sul tavolo Don’t Worry Darling – che sembra più un bisogno di riscatto da parte della Wilde – qualcosa si salva ed è il motivo per cui il film si lascia guardare fino alla fine: l’estetica

Per curare la fotografia, infatti, la regista si è avvalsa del lavoro di Matthew Libatique, direttore della fotografia americano e collaboratore abituale di Darren Aronofsky. In quasi trent’anni di lavoro, Libatique ha curato la fotografia di film come Requiem for a Dream e Il cigno nero, esperienza che lo ha portato ad essere preparato all’inquietante realtà portata sul grande schermo in Don’t Worry Darling. Si nota subito come la luce calda che illumina l’intera cittadina diventa fredda e cupa quando Alice è da sola con sé stessa, e diventa sempre più fredda col passare del tempo. L’utilizzo della luce va, poi, di pari passo con i colori dei luoghi: ad esempio, il verde della vasca da bagno che ricorda quello delle divise ospedaliere. 

Per questo motivo è stato particolarmente difficile selezionare solo 10 inquadrature del film che forse ha puntato molto sull’estetica e troppo poco sul contenuto. 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
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Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Tommaso Berra · 6 giorni fa · Photography

A partire dal 2018 il fotografo tedesco Tom Hegen ha viaggiato tra Australia, Senegal, Francia e Spagna osservando dall’alto il paesaggio e la morfologia di questi territori, in particolare delle saline, luoghi affascinanti che dal cielo appaiono come mosaici preziosi.
Le geometrie e il reticolo di percorsi rende questi paesaggi quasi astratti se osservati dall’alto, e le tinte pittoriche che spingono i colori verso il giallo, l’azzurro e il tipico rosa sembrano tavolozze di qualche acquerellista dallo stile delicato.
La serie di fotografie racconta un elemento del paesaggio molto peculiare, in cui la natura, in tutta la sua aridità, riesce a mostrare energia e creatività, che Hegen riesce a mettere in evidenza regalandoci un punto di vista insolito e unico.

Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
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Tom Hegen | Collater.al
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
Photography
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
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Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin

Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Da poco più di un anno Aleksandr Babarikin si è trasferito a New York, di lavoro fa il software engineer ma voleva cercare uno strumento per capire a pieno gli abitanti della città, i suoi ritmi e più in generale il contesto di un mondo molto diverso da quello bielorusso, nazione in cui è nato.
La fotografia per Aleksandr Babarikin è quindi un hobby, le sue impressioni di New York sono molto forti e l’aspetto interessante è nella sua scelta di intendere lo strumento non come una conoscenza approfondita, non come uno studio esaustivo della realtà che lo circonda, piuttosto come una raccolta di sensazioni, come accade nelle prime fasi di qualunque conoscenza.
Il concetto di “impressione” di New York è resa visivamente chiara attraverso le sfumature che uniformano tutta la scena scattata da Babarikin. I soggetti si mischiano con lo sfondo, le ombre della città, i taxi e la scenografia di cemento sono mosse, come instabili e inafferrabili, forse un “impressione” che è già certezza.

Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
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Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
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