Probabilmente Schiele non aveva detto tutto: sarà che quel tratto così ferino, così spontaneo nella sua violenza ha ancora voglia di essere utilizzato; sarà anche che le donne sono eccessivamente complicate per essere descritte una volta e per tutte.

Conrad Roset con le sue Muse (divinità, si, ma umane) ha provato a tratteggiare il controverso universo femminile.
Tratti netti e neri si mescolano a schizzi di colori accesi e casuali; un sano erotismo si abbandona alla più estrema delle solitudini. Le Muse si nascondono mostrandosi, si lasciano guardare con quellesibizionismo timido che solo una donna, ossimoro vivente, può concretizzare.


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