Un’operazione che avevamo già visto con Vanadio23 e che effettivamente è davvero efficace. Appropriarsi degli insulti diventa uno dei modi per combatterli, forse il più efficace perché è in grado di trasformarne la percezione. Prendere un insulto e trasformarlo equivale a dire: «non fa più male perché ora questa parola è mia e la uso come voglio». Stiamo parlando in particolare delle discriminazioni e degli abusi verbali contro la community Queer e, nello specifico, delle opere di Dario Manzo che compie quest’operazione attraverso grafiche super colorate e ironiche. Il progetto si chiama FAGS, Dario ci spiega che «“fag” nello slang inglese è l’equivalente di “frocio” in italiano, ma qui assume un nuovo significato. “FAGS” diventa l’acronimo di “Fightin’ Against Gay Slurs”, ossia combattere contro gli insulti gay». Una vera e propria appropriazione che prende esempio da quella attuata dalla community LGBTQIA+ negli anni Novanta, quando trasformarono la parola Queer, usata in modo negativo per intendere «strano, insolito, eccentrico» in uno statement di cui andare fieri.

Dario Manzo con il progetto FAGS dà vita a ventotto artworks sotto forma di manifesto, per diventare strumento attivo di propaganda e sensibilizzazione. «Il protagonista di ogni manifesto è l’insulto reinterpretato tramite lo strumento dell’ironia e della fierezza», ci spiega Dario. «I testi all’interno dei poster sono in varie lingue (italiano, inglese, francese, tedesco e giapponese), dando particolare attenzione all’italiano e ai suoi dialetti, a sottolineare la capillarità di questo genere di offesa». Non mancano gli insulti più diffusi, come “finocchio” o “checca”, ma troviamo anche vari dialetti, tra cui alcuni manifesti in siciliano. Uno per esempio recita: “arrusu sì, ma contro la DC”, dichiaratamente ispirato a un cartellone di una manifestazione del FUORI! del 1977.

Sempre rimanendo in territorio siculo leggiamo: “Puppu ‘cco bullu, ma duci comu u zuccaro” che con grande tristezza ci ricorda il duplice omicidio di una coppia gay avvenuto negli anni Ottanta a Giarre, nei pressi di Catania, oggi famoso per aver dato il via al primo vero e proprio movimento omosessuale italiano contemporaneo. “Puppu ‘cco bullu” si riferisce in particolare al soprannome dato ai tempi a uno dei due giovani, Giorgio Agatino Giammona, che anni prima era stato denunciato perché colto durante un atto omosessuale e per questo “marchiato” dalle autorità, da qui “gay con il timbro“. Una riflessione drammatica che sottolinea come un insulto sia tranquillamente accostato anche a fatti drammatici, senza curarsi del peso che queste parole hanno sui membri della community. L’operazione di Dario Manzo e di tutti quelli che lottano attivamente per questa riappropriazione, diventa fondamentale per screditare gli aggressori e privarli di questo potere.
FAGS è stato realizzato con il contributo visivo e concettuale della rivista FUOR! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e di Testi Manifesti di Marco Petrucci.









Courtesy Dario Manzo