Design La Destruction Room di design
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La Destruction Room di design

Giorgia Massari
destruction room

Se gli oggetti sono progettati per durare nel tempo, i designer JB Gambier e Hugo Béhérégaray hanno pensato a un design fatto per essere distrutto, ma anche riparato. Stiamo parlando del curioso progetto The Destruction Room. Una vera e propria stanza da distruggere con spade e martelli fittizi, ma non è finita qui. L’idea dei due designer olandesi, accumunati dalla passione per il fai-da-te, è quella di lasciar spazio all’energia del pubblico, incanalata nella distruzione ma anche nella riparazione degli stessi oggetti attraverso l’utilizzo del nastro adesivo colorato. Se all’inizio la stanza è completamente arredata di bianco con sedute e mobili di cartapesta, alla fine della giornata, dopo innumerevoli visite, tutto prende colore. Un continuo ciclo di distruzione e riparazione che comporta un’evoluzione continua della stanza e dei pezzi di design al suo interno. Forme e colori cambiano a seconda delle azioni e delle scelte dei partecipanti che da consumatori impotenti si trasformano in attori attivi, liberi di rivalersi sul mondo dei prodotti e, in senso lato, sul consumismo.

destruction room

Un’idea senza dubbio controcorrente quella dei due designer JB Gambier e Hugo Beheregaray, giovanissimi e super creativi. Il secondo – Hugo – lo avevamo già incontrato qualche settimana fa durante la Milano Design Week ad Alcova, più precisamente nel playground da lui creato con altri due designer olandesi, di cui abbiamo parlato qui. Il progetto della Destruction Room segue la stessa vena ironica e la modalità partecipativa del Minigolf, anche se in realtà si tratta di un progetto antecedente, realizzato per la Vienna Design Week dell’anno scorso. La componente del gioco, così come l’imprevisto e l’effimero sono le caratteristiche che rendono i progetti di questa nuova wave del design olandese vincenti. Da un lato conquistano il pubblico, coinvolgendolo e facendolo divertire, dall’altro invitano alla riflessione di un tema più sensibile, quello della sovrapproduzione e del sovraconsumo.

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Scritto da Giorgia Massari
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