Domenico Matera è un fotografo giovanissimo i cui scatti sembrano difficili da inquadrare in una categoria precisa. Qualche anno fa del suo progetto nei calanchi lucani, A New Friend, ci ha subito incuriositi. A un primo sguardo, le fotografie di questa serie sembrano una serie di immagini di cavalli. Ma c’è di più. Matera – studente di ingegneria che vive e studia a Potenza, in Basilicata – non si limita a scattare ma si impegna a mostrare la sua fascinazione per la fotografia anche attraverso concetti filosofici ben precisi. Vediamo di cosa si tratta.


Partendo da un concetto apparentemente semplice, la parola essere, Domenico Matera spiega che la concessione di questo termine «porta con sé un senso di decadenza, oblio e inconsapevolezza. Lo splendore dell’inizio illumina la nostra comprensione, ma lo fa mettendoci di fronte alla nostra stessa negatività. A rivelarcelo è la parola stessa—o meglio, l’equivoco della parola, che traduce la physis in idee e la genetica dell’essere nella realizzazione del corpo». Ma tutto questo cosa c’entra coi cavalli?

È proprio attraverso questo progetto che Matera intende «mettere in evidenza come il linguaggio sensoriale e visivo, nato da un’unione empatica con i cavalli, non distorca la realtà attraverso le parole, ma piuttosto esalti il mistero della physis, esprimendolo attraverso le infinite possibilità dell’essere naturale».



In filosofia, il concetto di physis non è altro che l’essenza stessa dell’essere, il fondamento che permette agli enti di divenire osservabili e di rimanere tali. Dimora nella propria apparenza e lì permane. In più, «la mancanza di comprensione della luce spesso ci porta a considerare le ombre come ciò che è più reale. Questa condizione, che ci immobilizza nell’oscurità delle ombre, ci impedisce di vivere manifestazioni che vanno oltre il visibile immediato. Ci costringe ad equiparare l’infinito potenziale della manifestazione dell’essere al ristretto ambito di ciò che percepiamo nell’istante, confondendo la verità con le ombre» come racconta il fotografo.




Tornando a cavalli e alla connessione sensoriale di Matera con questi, questi animali gli hanno «offerto un’esperienza tangibile, unica e autentica—qualcosa di vero e trasparente». E tutto questo in un’epoca in cui il compimento del corpo è spesso soffocato dalla falsità delle parole. «La mia amicizia con i cavalli mi ha permesso di incontrare una verità priva di filtri» conclude così il fotografo – mettendoci davanti a una verità genuina e potentissima, come lo sguardo di questi animali così affascinanti e complessi.
