Il concorso per votare gli edifici più brutti della Cina

Il concorso per votare gli edifici più brutti della Cina

Tommaso Berra · 1 mese fa · Design

Un piano di sviluppo economico emanato dal governo di Pechino ad aprile ha sollecitato le amministrazioni ad approvare la costruzione di edifici “economicamente sostenibili, green e piacevoli agli occhi”. Non è la prima volta che accade, infatti un anno fa – come riporta il Global Times – in Cina il ministero per lo sviluppo urbano e rurale ha pubblicato un documento in cui definisce gli edifici eccentrici come uno “spreco di risorse”.  In Cina la discussione riguardo al gusto di palazzi pubblici e privati è il risultato di anni di esperimenti architettonici, promossi da architetti asiatici e occidentali, che hanno individuato nella Cina una nazione nella quale poter realizzare progetti anche molto strani, come spiegato dal Guardian.
Il punto cruciale qui è: come si fa a definire ciò che è brutto? Se parliamo di chiese progettate come fossero violini o di un hotel a forma di bambola Babushka è facile essere d’accordo, in caso contrario servirebbe una giuria, o magari un concorso, come quello indetto dalla rivista di architettura Archy.

Cina | Collater.al
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Il magazine cinese per il dodicesimo anno ha lanciato ad aprile una raccolta voti aperta al pubblico per decretare i dieci peggiori edifici della Cina, dalla quale uscirà un vincitore (o non-vincitore. Come si dice in questi casi?). Quest’anno in gara ci sono 87 tra grattacieli, centri commerciali, università o templi, come quello nel parco tema abbandonato di Hebei, metà tradizionale asiatico e metà ispirato al Campidoglio di Washington, un collage per creare un legame tra le due culture. 

Il concorso non è un’iniziativa frivola come può sembrare, non è un freak show di stranezze, bensì un modo per coltivare nei cittadini un pensiero critico riguardo alla bruttezza delle architetture. Archy spera che così facendo aumenti il senso di responsabilità sociale delle imprese di costruzioni e dei giovani architetti.
Il concorso nel 2021 è già riuscito nell’intento di creare un dibattito. Nei mesi scorsi infatti su Weibo (l’equivalente di Instagram in Cina) è comparso l’hashtag #BanningUglyArchitecture, visto 170 milioni di volte in particolare sotto la foto della porta dell’Università di Zhejiang. Gli studenti hanno a loro modo denunciato la costruzione della gigante porta ad arcate, costruita grazie a donazioni di ex alunni e considerata non adatta allo scopo. Ovviamente il cortocircuito virale ha fatto schizzare la porta al primo posto della classifica con 8881 punti (ad oggi), cinquemila in più dell’inquietante statua sul ponte di vetro della montagna di Jiuhuangshan a Mianyang, Sichuan.
Il pubblico potrà votare fino a novembre ma il giudizio popolare peserà solo il 40% rispetto al totale. Il restante 60% infatti dipenderà da una giuria composta da critici, studi di architettura, professori e urbanisti, a conferma che il The 12th China Ugliest Building Survey vuole essere un vero momento di critica e dibattito sull’architettura in Cina.

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All for the Gram – Marciumeh

All for the Gram – Marciumeh

Tommaso Berra · 1 mese fa · Design

Avete presente il ritorno dalle vacanze? Quel momento in cui entrando in casa arriva la resa dei conti con il frigorifero, nel quale avete innocentemente lasciato due pomodori e quel che resta di un limone? Ecco, ora i pomodori sono neri, come se avesse fatto a botte con il limone, sul quale è cresciuto un bel prato verde di muffa. Prima di far finire tutto nel bidone, la prossima volta abbiate la prontezza di mandare una foto di tutto questo ben di dio a @marciumeh.
Il profilo Instagram raccoglie immagini di nature morte (per davvero) marcite e deformate, lasciate una sera dopo l’altra in frigorifero, in attesa di essere cucinate mentre al campanello suonava il corriere di Glovo.
@marciumeh attira i feticisti del putrido, i fan di muffe e miceli, di sicuro si è assicurato il nostro follow e non so in che modo ci qualifica, come amanti della natura?

All for the Gram – Marciumeh
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Aprire in caso di crisi creativa

Aprire in caso di crisi creativa

Tommaso Berra · 4 settimane fa · Design

Succede di continuo. Sei un creativo, ti siedi alla tua scrivania o a un caffè, apri il computer, i programmi di grafica, modellazione 3D, i fogli di scrittura e posizioni in modo ordinato la biro nuova di Muji. Alzi la testa e inizi a fissare lo schermo, a quel punto inizia a crearsi nella testa quello che gli astronomi identificherebbero come un buco nero a tutti gli effetti. Nessuna idea, blocco creativo, la consegna del progetto è dopo due giorni e quel file è ancora bianco.
Chissà se succede anche negli studi di Readymag, piattaforma di web design che ha creato Oracle Cards of Design Manifesto, un supporto per le crisi creative dei designer.
Il progetto funziona come un mazzo di probabilità del Monopoly, senza mille Lire da ritirare né viaggi in prigione. Schiacciando “SHUFFLE” si genererà automaticamente una carta, con scritta all’interno una frase motivazionale per creativi, presa da manifesti pubblicati dal 1920 al 2016.

Readymag | Collater.al
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Molti correnti artistiche o scuole di pensiero nella storia hanno stilato il proprio manifesto, come dichiarazione d’intenti in pochi e semplici punti o messaggi rivolti agli artisti. Le 54 carte sono state prese da 16 di questi manifesti, dei quali il più vecchio è “Down with seriousism!” dell’architetto tedesco Bruno Taut, ma anche The Topography of Typography, di El Lissitzky, fondatore insieme a Kazmir Malevič del suprematismo russo.
Qualche volta per uscire da quello che chiameremo crisi da file bianco serve un po’ di aiuto, in attesa di trovare una nuova ispirazione. Ci si può affidare a Readymag e a carte generate che come tarocchi prevedono il futuro, tutto aiuta, e se non va bene, schiacciare ancora “SHUFFLE”.

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I loghi di metallo di Martin Naumann

I loghi di metallo di Martin Naumann

Tommaso Berra · 4 settimane fa · Design

Scrollando inebetito il feed di Instagram, spero sempre di trovare qualcosa che mi blocchi all’improvviso. Di recente è successo con un post di Martin Naumann, un logo metallico della Mercedes quasi illuminato a neon, che mi ha fatto pensare a una collaborazione post futurista con Tron.
Da quel logo ho scoperto anche tutta la serie di loghi realizzati dal graphic designer tedesco. Vogue, Atari, Milka, Prada, Burger King, tutti reinterpretati come fossero in rilievo su una lamiera metallica. Martin Naumann ha dato la possibilità di scaricare anche il set con tutte le 54 grafiche, per personalizzare le icone delle App per iPhone.
Vedendo il risultato del progetto, il rebranding di tutti i loghi in chiave iridescente non è una soluzione da scartare.

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Un pomeriggio alla Toiletpaper Home con Huawei

Un pomeriggio alla Toiletpaper Home con Huawei

Giulia Guido · 4 settimane fa · Design

Negli ultimi anni sta diventando sempre più difficile decidere a quale device affidarsi. Ne vengono presentati talmente tanti e con così tante features che l’unica cosa che poi rimane in testa è una sorta di confusione che frena l’impulso o il bisogno di acquistare. Spesso questa indecisione potrebbe essere risolta dando la possibilità di provare lo smartphone, il computer o il tablet in questione. Parlando proprio di tablet e di testare i prodotti, qualche giorno fa Huawei ha organizzato una giornata volta proprio a scoprire il nuovissimo Huawei Matepad 11 e lo ha fatto collaborando con una delle realtà più eccentriche e originali della scena milanese e non solo, Toiletpaper.

Lunedì 27 settembre la Toiletpaper Home di via Balzaretti ha aperto le sue porte a un gruppo di pochi fortunati che ha avuto la possibilità di trascorrere il pomeriggio in compagnia di due artisti d’eccezione. 

L’illustratore vicentino Ale Giorgini e l’art director e graphic designer Antonio Colomboni che hanno tenuto un workshop con il nuovo tablet e i partecipanti si sono divertiti a giocare con tutte le sue funzionalità, a disegnare con la stupenda Huawei M-Pencil

È un ottimo strumento di lavoro per un professionista del settore ma, allo stesso tempo, sa mettere a proprio agio anche chi è alle prime armi. Dopo un po’ di pratica, disegnare e realizzare contenuti con forme e colori diventa naturale e semplice per tutti.” – Ale Giorgini. 

Gli invitati si sono anche divertiti a colorare la famosa grafica con le mani che reggono dei rossetti ideata da Colomboni e diventata ormai uno dei segni di riconoscimento di Toiletpaper, tanto da ritrovarla sulla facciata esterna della casa di via Balzaretti. 

Nel mio lavoro è importante sperimentare e preferisco provare device diversi per ottenere il risultato che desidero. Senza un valido aiuto tecnico, non è possibile creare, neppure partendo da un’ottima idea. Di MatePad 11 apprezzo molto la qualità del display per la resa dei colori e l’uso intuitivo di tutte le funzionalità, comprese quelle di collegamento al monitor MateView.” – Antonio Colomboni

Visitate il sito di Huawei per scoprire tutti i dettagli del Matpad 11 e sfogliate la gallery qui sotto per rivivere i momenti migliori del workshop alla Toiletpaper Home. 

Toiletpaper Home con Huawei
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Un pomeriggio alla Toiletpaper Home con Huawei
Un pomeriggio alla Toiletpaper Home con Huawei
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