Design IKEA e TokyoBuild: le case in miniatura che raccontano come abitiamo
Designikeainterior design

IKEA e TokyoBuild: le case in miniatura che raccontano come abitiamo

-
Arianna Maria Leva

Quanto può raccontare una casa quando quasi tutto ciò che contiene è grande quanto un dito? È da questa domanda che prende forma il progetto Tiny Houses, nato dalla collaborazione tra IKEA e Christopher Robin Nordström, artista svedese specializzato nella costruzione di ambienti e architetture in miniatura e conosciuto online come TokyoBuild. Per il progetto, Nordström ha realizzato interamente a mano una serie di abitazioni in scala 1:12, installate in spazi pubblici di Melbourne, Chengdu e Pechino.

Ma la scala ridotta non è il vero soggetto del progetto, serve piuttosto a parlare di ciò che rende una casa riconoscibile: gli oggetti, le abitudini e le tracce di chi la vive.

Le Tiny Houses nascono nell’ambito di IKEA Open House e prendono spunto dal Store & Organise Report 2026, una ricerca condotta dal colosso svedese su oltre 30.000 persone in 31 mercati. Secondo il progetto, le abitazioni contemporanee devono essere sempre più flessibili: casa, ufficio, studio creativo, aula e rifugio finiscono spesso per coincidere nello stesso spazio. La risposta di IKEA è l’idea che una casa acquisti valore proprio attraverso ciò che contiene di personale e imperfetto.

Grazie all’intervento di TokyoBuild e alla costruzione in scala 1:12, si arriva a eliminare quasi tutto ciò che non è essenziale, non c’è spazio per accumulare oggetti senza motivo: ogni libro, quadro, mobile o dettaglio deve avere una ragione per essere lì. Quando si costruisce in miniatura non è possibile includere tutto, ogni oggetto deve conquistarsi il proprio posto. E proprio questa limitazione rende evidente una cosa che nelle case reali rischiamo di non vedere più: l’identità di un ambiente non dipende dalla quantità di cose che possiede, ma dalle cose che scegliamo di conservare.

ikea

Le miniature non sono identiche, ogni casa è stata pensata per riflettere il carattere e le abitudini della città nella quale viene installata. A Melbourne, per esempio, una libreria BILLY contiene piccoli libri e stampe d’arte, insieme a riferimenti alla cultura sportiva locale. A Chengdu e Pechino, invece, il progetto mette al centro le cucine METOD, utilizzandole per raccontare come culture, routine e priorità differenti possano modificare il modo in cui utilizziamo lo stesso ambiente domestico.

La casa in miniatura diventa così una sorta di ritratto urbano, non rappresenta semplicemente un’abitazione ma racconta il modo in cui una determinata comunità vive, organizza il tempo e attribuisce valore alle proprie cose.

Il lavoro di Nordström è particolarmente adatto a questo tipo di progetto, perché la miniatura diventa un modo per osservare la realtà da una distanza diversa. Gli interni che costruisce sono estremamente dettagliati e realistici, ma proprio la loro dimensione obbliga lo spettatore a soffermarsi su elementi che normalmente attraverserebbe senza notarli: una mensola, una pila di libri, un oggetto dimenticato, la disposizione di una stanza.

In un momento in cui l’interior design tende spesso a proporre immagini di case perfettamente ordinate, neutre e quasi prive di tracce personali, queste miniature fanno l’operazione opposta. Sono piccole, ma non sembrano vuote. Ogni dettaglio serve a suggerire una persona, una storia, una città. La scala ridotta rende evidente che abitare non significa riempire uno spazio, ma decidere cosa merita di occuparlo. E così TokyoBuild e IKEA usano una casa che potrebbe stare sul palmo di una mano per parlare di una questione molto più grande: quanto spazio serve davvero per sentirsi a casa?

Designikeainterior design
Scritto da Arianna Maria Leva

Editor's Picks

x
Ascolta su