Nelle fotografie di Eduardo Ortiz, La Paz non si presenta solo come una città: è un incantesimo sospeso tra cielo e terra. Chukiyawu — titolo del progetto che riprende il nome con cui gli antenati aymara chiamavano questa valle andina, “fattoria d’oro” — è una serie che fonde documentazione e visione, realtà e sogno, in un racconto visivo che sfida ogni linea temporale.

Ortiz restituisce La Paz come un luogo in cui mondi differenti si sfiorano continuamente. Le strade segnate dalla storia coloniale si intrecciano con i riti ancestrali che ancora rivediamo nei mercati, nei cortei, nei gesti quotidiani.

Le montagne che circondano la città non fanno solo da sfondo: sono presenze silenziose, quasi divine, custodi di un sapere che precede il tempo. In questo contesto, una bancarella può diventare un altare, un carnevale può aprire nuovi scenari e ogni fotografia si trasforma in una vera e propria soglia da attraversare.

Insomma, Chukiyawu non guarda a La Paz come qualcosa di incastonato nel passato ma come a un organismo vivo, complesso, che respira insieme ai suoi abitanti e alle sue storie. È una narrazione in chiave realismo magico, in cui la città stessa diventa un ponte tra il tangibile e l’ultraterreno, tra il presente e ciò che non smette mai di essere.






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