Il bello è passato di moda, siamo nell’epoca dello squallore

Il bello è passato di moda, siamo nell’epoca dello squallore

Giorgia Massari · 6 mesi fa · Art

La perfezione sembra ormai essere superata. Non siamo più attratti da linee dritte e da geometrie lisce, da foto in alta risoluzione o da spazi bianchi immacolati alla white cube. La fascinazione per il brutto sembra aver conquistato tutti: dalla moda che su TikTok propone trend sempre più estremi fino all’arte che sceglie sempre più spesso spazi urban ed estetiche brutaliste. Sembra esserci un’inversione di rotta che parte e si consolida sui social. Basta pensare ai caroselli photo-dump che propongono scatti mal riusciti e – addirittura – scatti in ospedale, soprattutto da parte delle celebrities. Ma perchè siamo così attratti dall’imperfezione? Uno degli aspetti da tenere in considerazione è senza dubbio la necessità di ritornare a un linguaggio autentico e veritiero, dopo anni saturi di immagini studiate e confezionate. Il secondo aspetto da sottolineare è più psicologico e crudo. In qualche modo, possiamo definire questa l’era della decadenza, o meglio, della disillusione dettata da una condizione di precarietà che non consente alle nuove generazioni di realizzarsi facilmente. Forse, quindi, accettiamo il brutto, sugli altri e su noi stessi, e nel mondo in generale, perché consapevoli di un degrado socio-culturale incombente. Questo si riflette sui nuovi trend TikTok che incoraggiano “il marcire a letto” e, più in generale, all’ozio. Pensiamo all’#bedrotting, ai lazy girl jobs o all’espressione Goblin mode. Ci troviamo quindi in un’epoca dello squallore che dice tanto di noi.

@virginradiotoronto The word of the year for 2022 is… #goblinmode ♬ original sound – VirginRadioToronto

Non è la prima volta che nella storia avviene la riscoperta del brutto o che, più in generale, si vive un periodo di disillusione, spesso accade alla fine di grandi tragedie come durante il secondo dopoguerra con le Avanguardie. Già nel Settecento avveniva una riflessione intorno al brutto. Ricordiamo una frase di Jean-Baptiste Du Bos che riflette sul fatto che «un’emozione possa essere suscitata in modo più violento da ciò che nell’arte procura un dispiacere».

Marcel Duchamp, Fontana (1917)

Verso un’estetica deviante

In campo artistico tutto ciò si riflette in un’estetica pessimista e cruda, pensiamo ad esempio alla corrente cyberpunk che negli ultimi anni si sta rafforzando (qui in termini di ribellione sociale), o alle scelte espositive dei galleristi e curatori che ricadono sempre più spesso su location urban o abbandonate. Un ramo dell’arte si rivolge a una riscoperta brutalista, che pone il significato al di sopra dell’estetica. La ricerca della perfezione aulica viene sostituita dalla necessità di riflettere su tematiche attuali e contemporanee come la crisi d’identità, lo sgretolamento sociale e i problemi ambientali. Temi che hanno la necessità di parlare attraverso un linguaggio che li rispecchi. L’arte, soprattutto installativa e performativa, punta a sconvolgere il pubblico, ponendolo davanti alla realtà con un linguaggio estremamente diretto

Qui per esempio un frame del dramma di The Parents’ Room (2021), opera presentata alla Biennale di Venezia lo scorso anno da Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985). Marcon, uno degli artisti italiani più interessanti dell’ultima generazione, crea enigmatici drammi nei quali immagina una nuova umanità tormentata da profonde incertezze morali e intrappolata in azioni angoscianti che si ripetono all’infinito. Le sue opere sono perturbanti. Qui le maschere mostruose indossate dagli attori entrano in contrasto con la narrazione drammatica, creando disagio nello spettatore.

Un altro esempio è Ambra Castagnetti (1993, Genova) anche lei presente alla Biennale di Venezia nel 2022. Per l’artista – come si legge nel testo di Elisa Carollo per la Quadriennale di Roma – «L’opera d’arte, in quanto prodotto culturale, diviene strumento per parlare, al presente e al passato di questa relazione, in opere che appaiono come detriti di un futuro distopico, e come resti di un’utopia passata.» Le sculture, le installazioni, i video e le performance di Castagnetti nascono dall’urgenza di riflettere «sulla dimensione esistenziale e politica del corpo nel mondo.»

MRZB, Foto di scena

È significante menzionare il collettivo MRZB che inizia la sua ricerca guardando agli scarti del consumismo globale. L’opera di MRZB parte da luoghi marginali e underground, il loro stesso studio/baracca è costruito con materiali di recupero in un’area periferica di Torino. Ad oggi, «il lavoro si presenta oggi come un pastiche post-post-moderno di estetiche trash, glam, gotiche, pulp, horror e hardcore.» si legge nel testo di Alessandra Franetovich per la Quadriennale di Roma. «Il margine è quindi un tema di confronto reale ma assume anche i connotati di escamotage narrativo per confrontarsi con le vicende storiche dell’emarginazione, dove le figure del clown, il manichino, gli oggetti fetish e le situazioni orrorifiche inscenano un teatro delle maschere che parla dell’essere freak, della fragilità e della frammentarietà dell’esistenza oggi

Un design concettuale poco funzionale in ambienti urban

Anche il design, in particolare il collectible, si rivolge sempre di più verso forme organiche e imperfette, piuttosto che prediligere la rigidità e i materiali freddi come l’acciaio o il vetro. Se il design è sempre stato improntato a soddisfare una determinata funzione, oggi invece guarda più al recupero e al riciclo favorendo la creazione di oggetti irregolari e scegliendo materiali grezzi, pensiamo ad esempio ai biomateriali come i gusci della frutta secca o addirittura il pelo del cane. Parallelamente, la passione per l’imperfetto si riflette su alcuni trend recenti, come quello di creare oggetti con il poliuretano espanso che, al contrario, è altamente inquinante. Anche nell’interior l’estetica urban e decadente sembra spopolare. Qui alcuni esempi.

Niko June, A Single Brick Candle Holder
Niko June, A Single Brick Candle Holder
Achilles Ion Gabriel

Ugly shoe trend, ugly chic e la genesi del trend che vuole vederci marcire a letto

parole di Anna Frattini

Dall’ugly shoe trend fino alla fascinazione per i vestiti stropicciati, sono numerosissime le tendenze che promuovono l’estetica del brutto. Su TikTok si possono trovare molti trend che seguono questa direzione: dalla #feralgirlsummer – passando anche per la #ratgirlsummer – fino al Rotting in Bed trend, una reazione verso l’iperattività presente nelle nostre vite quotidiane, sia lavorative che non. Nel mondo della moda, pensiamo all’ugly chic di Miuccia Prada, che ha saputo trovare il bello nel brutto con le sue collezioni Prada e MiuMiu. Una rivoluzione che da tempo ha influenzato il modo di vestire femminile e sembra non passare mai di moda.

Nello specifico, il Rotting in Bed trend ci spinge a riflettere su quanto sembri necessario rimanere a letto e trovare la pace nel non fare niente. È un immobilismo quasi totale che sembra riproporre il cosiddetto Goblin mode, «un comportamento impenitentemente autoindulgente, pigro, sciatto o avido, che rifiuta le norme e le aspettative sociali». Questa espressione è stata anche eletta dall’Oxford English Dictionary come parola dell’anno nel 2022 e possiamo vederla riflessa in molti dei look di Julia Fox, una delle personalità più controverse degli ultimi anni.

Il bello è passato di moda, siamo nell’epoca dello squallore
Art
Il bello è passato di moda, siamo nell’epoca dello squallore
Il bello è passato di moda, siamo nell’epoca dello squallore
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Photography

Basta ascoltare le conversazioni che nascono dentro la propria testa a Cecilie Mengel per immaginarsi come potrebbero essere rappresentate fotograficamente. L’artista danese e ora residente a New York realizza scatti che sono dialoghi interiori nati dagli stimoli che lei stessa riceve da ciò che la circonda e dalle persone con cui si trova a vivere momenti molto quotidiani.
Il risultato è una produzione artistica che è contraddistinta da una forte varietà nei soggetti e nelle ambientazioni, così come nello stile, una volta documentaristico, altre volte più vicino a una certa fotografia posata e teatrale. Si passa da scatti rubati in casa durante una conversazione a dettagli di una latta di salsa Heinz trovata nel porta oggetti di un taxi, tutto ricostruisce una storia comune e quotidiana.
Anche la tecnica di Cecilie Mengel rispecchia questa stessa idea di varietà. L’artista infatti combina fotografia digitale e analogica, in altri casi la post produzione aggiunge segni grafici alle immagini. Le luci talvolta sono naturali altre volte forzatamente create con il flash, creando un senso d’insieme magari meno omogeneo ma ricco di suggestioni e raconti personali.

Cecilie Mengel è stata ospite della mostra collettiva ImageNation a New York, dal 10 al 12 marzo 2023 a cura di Martin Vegas.

Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
Photography
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12
Torniamo a fotografare come una volta

Torniamo a fotografare come una volta

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Siamo una generazione di nostalgici, ammettiamolo. Nell’arco di vent’anni abbiamo assistito a talmente tanti cambiamenti che gli oggetti che facevano parte della nostra infanzia iniziano a mancarci. Ma non ci mancano solo gli oggetti, ci mancano i sapori, i momenti, i piccoli gesti che riuscivano a racchiudere un mondo di emozioni e ricordi. Uno di questi è sicuramente quello di scattare fotografie con la macchina fotografica. La macchina ben salda tra le due mani e l’indice della mano destra impegnato a premere il tasto per fotografare sono stati sostituiti dal pollice pronto a sfiorare lo schermo di uno smartphone. In pochi anni, un battito di ciglia, il mondo ha preso una forma strana, quella dei 9:16 degli schermi più piccoli. Ma quanto ci manca quel click a ogni scatto? E lo zoom girando la rotellina in alto a destra? Quanto ci mancano le foto in orizzontale?
A intercettare questo sentimento nostalgico sono stati Xiaomi e Leica che ancora una volta hanno unito le forze per realizzare un prodotto che forse, per la prima volta nella storia della telefonia, invece di essere uno smartphone con un buon apparato fotografico, è una macchina fotografica con smartphone integrato. Lo Xiaomi 14 Ultra unito al Photography Kit è l’oggetto giusto per farci ritrovare i gesti che abbiamo quasi dimenticato, senza però rinunciare alla qualità di oggi. 

“See The World In A New Light”, un progetto di Xiaomi e Leica

I più scettici diranno che uno smartphone non potrà mai sostituire una macchina fotografica. Proprio per questo motivo Xiaomi e Leica hanno coinvolto non uno, ma ben sette fotografi di sette paesi diversi lanciando loro una sfida: raccontare un tema esclusivamente attraverso le lenti dello Xiaomi 14 Ultra. Dalla street photography al ritratto, fino alla fotografia documentaria, i progetti nati da questa collaborazione sono caratterizzati da una qualità invidiabile da molti e sono stati presentati a Madrid lo scorso 11 aprile dagli stessi fotografi che hanno raccontato la loro esperienza e di come lo Xiaomi 14 Ultra sia riuscito ad andare incontro a tutte le loro esigenze, che si scattasse di giorno o di notte, a colori o in bianco e nero, fermi o in movimento. 

Maurice Pehle – Craftmenship (Germania)

Javier Corso – Taste (Spagna)

Rui Caria – Tradition (Portogallo) 

Fabien Ecochard – Vitality (Francia)

Emanuele Di Mare – Moments (Italia)

Vasilis Makris – Authenticity (Grecia)

Anto Magzan – Heritage (Croazia)

Si può mangiare con gli occhi?

Da Madrid, il nostro viaggio è continuato a Valencia dove è stato presentato un altro progetto ideato da Xiaomi con la collaborazione di Leica che ha visto coinvolti due protagonisti speciali: il fotografo spagnolo Javier Corso e Begoña Rodrigo, chef del ristorante La Salita, una stella Michelin. Corso e Rodrigo hanno lavorato fianco a fianco per raccontare la cucina in modo nuovo e rivoluzionario: ogni piatto del menù della chef è stato abbinato a una maestranza artigianale, e quindi a un materiale, che ritroviamo sia nell’impiattamento sia nei sapori. Se fino ad oggi pensavamo che fosse impossibile fotografare un sapore, dopo aver scoperto il progetto “Eating with your eyes” e aver provato di persona a scattare i piatti del menù de La Salita ne siamo un molto meno certi. 

Xiaomi
raw

Torniamo a fotografare come una volta

Una volta collegata l’impugnatura per macchina fotografica allo smartphone (che fa anche da powerbank e si è rivelato molto utile stando fuori dalla mattina fino a sera), tornare a fotografare come una volta è stato un po’ come andare in bicicletta: è bastato solo uno scatto per ricordare tutto ciò che pensavamo di aver dimenticato.
Forse, se le nostre vecchie macchinette avessero avuto la qualità della modalità pro dello Xiaomi 14 Ultra non le avremmo mai abbandonate. Ora grazie a Xiaomi e Leica possiamo riassaporare il passato e il vero gusto della fotografia, ma guardando al futuro.

Tutte le fotografie sono state scattate con Xiaomi 14 Ultra

Torniamo a fotografare come una volta
Photography
Torniamo a fotografare come una volta
Torniamo a fotografare come una volta
1 · 25
2 · 25
3 · 25
4 · 25
5 · 25
6 · 25
7 · 25
8 · 25
9 · 25
10 · 25
11 · 25
12 · 25
13 · 25
14 · 25
15 · 25
16 · 25
17 · 25
18 · 25
19 · 25
20 · 25
21 · 25
22 · 25
23 · 25
24 · 25
25 · 25
Non una Nonnetta qualsiasi

Non una Nonnetta qualsiasi

Giorgia Massari · 2 giorni fa · Photography

«Ma che cosa ci farai con tutte le foto che mi fai, per il cimitero ne basta una sola, lo sai!» commenta la nonna della fotografa Alessia Spina, che l’ha resa protagonista indiscussa del suo ultimo progetto. Nonnetta è il titolo del progetto fotografico che segna il legame transgenerazionale. Un’esplorazione dell’intimità guidata da una nipote armata di macchina fotografica analogica, ancorata alla sua famiglia e alle tradizioni. Nelle fotografie di Alessia Spina, Nonna Elvira incarna l’essenza di tutte le nonne, e attraverso queste immagini, assistiamo a un tessuto di sguardi, risate, gesti, sapori, atti di cura e rituali quotidiani, ognuno pervaso da una profondità emotiva che sfida la cattura. Il progetto di Spina sarà in mostra a Milano dall’1 al 13 ottobre nella cornice del PhotoFestival in via Laghetto 2.

Nonna Elvira rappresenta non solo se stessa, ma tutte le nonne. Afferra la vita con entrambe le mani, assaporando le sue gioie e le risate. È un porto sicuro, proprio come la sua amata San Benedetto del Tronto, la sua città natale. È un cassetto pieno di bontà, da aprire quando necessario, quando fuori fa freddo e dentro fa male. È un deposito di ricordi, colmo dei sapori unici dei suoi cannelloni e di una fragranza che riempie la mente e il cuore, lenendo persino le ferite più profonde, proprio come la madeleine di Proust.

Nei fotogrammi catturati da Alessia Spina, assistiamo alla bellezza eterna del legame transgenerazionale, a un tessuto intessuto dai fili dell’amore, dei ricordi e dell’essenza della famiglia. Nonnetta non è solo un progetto fotografico; è una testimonianza del potere dell’amore e delle connessioni senza tempo che legano le generazioni.

Ph Credits Alessia Spina

Non una Nonnetta qualsiasi
Photography
Non una Nonnetta qualsiasi
Non una Nonnetta qualsiasi
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Il Romanzo Meticcio di Davide Degano

Il Romanzo Meticcio di Davide Degano

Collater.al Contributors · 1 giorno fa · Photography

Il progetto di Davide Degano, Romanzo Meticcio, sarà in mostra a Liquida dal 3 al 5 maggio. Si tratta di un’analisi della condizione post-coloniale italiana come un elemento fondamentale della vita contemporanea del Bel Paese. La volontà è quella di esprimere un atteggiamento critico nei confronti dell’eredità fascista del passato in favore di un’analisi attenta degli effetti sulla società odierna. Se la narrazione creata dallo Stato italiano – fin dalla sua unificazione – si basa sull’identificazione di luoghi e persone considerate marginali la questione è più complicata del previsto. Per navigare questa questione complicata e stratificata, Degano utilizza un approccio interdisciplinare che enfatizza la necessità di considerare le diverse categorie marginalizzate nella loro co-presenza e intersezione anziché come entità separate.

Il mezzo fotografico negli anni ’30 è stato uno strumento fondamentale per giustificare le politiche coloniali e per rappresentare certe situazioni e persone come marginali. Le fotografie sono quindi diventate un atto performativo di esclusione. Romanzo Meticcio vuole creare nuovi immaginari e scenari culturali mettendo in discussione l’identità italiana fino al midollo. Davide Degano, con il suo lavoro, si pone proprio in questa direzione, offrendo uno sguardo critico e provocatorio sulla storia e sull’identità italiana attraverso un’opera interdisciplinare che abbraccia fotografia e narrazione.

Il Romanzo Meticcio di Davide Degano
Photography
Il Romanzo Meticcio di Davide Degano
Il Romanzo Meticcio di Davide Degano
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9