Exspozita Building, l’edificio green per Tirana

Exspozita Building, l’edificio green per Tirana

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Design

Il giovane architetto italiano Mario Cucinella ha progettato “l’Exspozita Building” che sorgerà nella capitale dell’Albania, Tirana.
Sarà un palazzo unico nel suo genere alto 93 metri, comprendente spazi commerciali, residenziali e pubblici.
Una forma insolita, un design complesso che presta molta attenzione al clima della capitale, definito “umido temperato”, con estati che raggiungono un picco di 30°. L’Exspozita building sarà infatti altamente isolata termicamente, ovvero non usufruirà dei riscaldamenti e di condizionatori.
Il team che si sta occupando della progettazione ha calcolato che grazie a tale struttura l’edificio consumerà circa il 30% di energia in meno rispetto a gli altri complessi.

L’architettura raggiungerà la massima altezza nella parte posteriore e prenderà spunto dalle montagne Balcaniche in particolare dal monte Dajti.
Il progetto si svilupperà su un totale di 24 piani e ognuno di essi avrà una sua funzione.
Nei piani inferiori si troveranno i parcheggi e altri ampi uffici destinati all’area sanitaria. Al piano terra invece, l’edificio sarà composto da grandi spazi commerciali, mentre in quelli superiori saranno destinati alle confortevoli residenze private.
Il progetto non si ferma qui però, comprenderà anche un secondo edificio, leggermente più piccolo che sarà suddiviso su due piani e sarà adibito ad asilo nido.
Su tutti i livelli inoltre sarà presente una vastissima selezione di piante e fiori, che donerà all’edificio un colpo d’occhio unico.

L’architetto Cucinella ha cercato di trarre il massimo dalla trama rettangolare dell’Exspozita building, tagliando gli angoli dell’edificio creerà così uno spazio aperto anche al pubblico, in cui ci si potrà rilassare.

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Denpaku the beachfront Mijora, le ville da sogno in Giappone

Denpaku the beachfront Mijora, le ville da sogno in Giappone

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Design

Denpaku the beachfront Mijora è un complesso di 13 ville indipendenti che si trova in Giappone, precisamente nell’arcipelago di Amami, e sono state progettate dall’atelier Okuto.
Tutto nasce nel 2016 quando sia il governo locale che i pochi residenti della zona, vista la situazione di degrado e di parziale abbandono, decisero di rivolgersi a Yasuhiro ‘hiro’ Yamashita.

Le ville appartengono ad un marchio di alloggi turistici, DenPaku (伝泊), fondato dall’architetto.
Yasuhiro Yahamashita e il suo atelier hanno iniziato a ristrutturare queste case vacanti con l’obiettivo di tramandare alle generazioni future l’architettura, la cultura locale e tradizionale che si respira.
L’architetto e il suo studio, dopo svariate visite, hanno restaurato e convertito tutte le strutture preesistenti, riportandole il più possibile allo stato originale. Così nel 2016 hanno aperto le prime due stanze nella parte settentrionale di Amami Oshima.

Denpaku the beachfront Mijora è stato progettato per soddisfare la richiesta di strutture ricettive di lusso nell’isola, mentre ci sono già dei progetti per il futuro che prevedono la costruzione di un intimo spazio all’aperto, un luogo dove gli ospiti e i residenti possano incontrarsi e interagire.

Le 13 abitazioni sono divise su due appezzamenti di terreno, composte da un’audace struttura in cemento armato simile a un origami, sormontata da tetti in legno ispirati all’architettura tradizionale amamiana. La finestra che va da pavimento a soffitto collega l’interno con l’esterno, creando un senso di unicità con la natura grazie alla strategica collocazione delle ville che le rende un posto da sogno.

Denpaku the beachfront Mijora, le ville da sogno in Giappone
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Denpaku the beachfront Mijora, le ville da sogno in Giappone
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Max Siedentopf e le mascherine alternative per il Coronavirus

Max Siedentopf e le mascherine alternative per il Coronavirus

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Da qualche settimana a questa parte sembra che il mondo si sia fermato, non esistono più crisi economiche, impeachment, Brexit o conflitti armati. Tutto è “Coronaviruscentrico”

Le prime pagine dei giornali, le prime notizie al Tg, gli approfondimenti sulle riviste, le home dei nostri social network non parlano di altro. E, come spesso accade, quando una notizia è sulla bocca di tutti genera il caos. 

Tra i principali effetti causati da quella che da molti è stata definita psicosi c’è la vendita spropositata di gel igienizzanti per le mani e di mascherine, che sono davvero andate a ruba. Ciò a portato diverse persone a realizzarne alcune fatte in casa con oggetti di diverso tipo, dalle bucce delle arance alle bottigliette d’acqua. Chi avrebbe mai detto che le immagini di queste pseudo mascherine avrebbero ispirato uno dei designer più promettenti. 

Classe 1991, Max Siedentopf, di origine tedesca-namibiana ma londinese di adozione, ha realizzato il progetto How-To Survive A Deadly Global Virus, una serie di 12 scatti che offre altrettante soluzioni alternative alla classica mascherina che troviamo in farmacia. 

In effetti, se la buccia di un’arancia va bene, perché non usare una scarpa, un reggiseno o addirittura un assorbente?! 

Dal momento che il virus si sta attualmente diffondendo a livello globale, la serie offre soluzioni pratiche su come è possibile utilizzare semplici oggetti di uso quotidiano per proteggersi.

Scoprite tutti i metodi alternativi per proteggersi dal Coronavirus offerti da Max Siedentopf, non sia mai che troviate quello che faccia proprio al caso vostro! 

Max Siedentopf e le mascherine alternative per il Coronavirus
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Max Siedentopf e le mascherine alternative per il Coronavirus
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“Bagh Chal”, un cortile sommerso nel deserto

“Bagh Chal”, un cortile sommerso nel deserto

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Design

L’architetto iraniano Davood Salavati e il suo studio “Team group” stanno progettando un “Bagh Chal”, letteralmente un cortile sommerso che sorgerà nel bel mezzo del deserto, tra le aride regioni dell’Iran.
Il progetto è stato pensato per essere un ristorante e una boutique, immerso completamente in un luogo silenzioso, lontano da tutto.

Con il “Bagh Chal” gli architetti hanno voluto dimostrare come ci siano soluzioni alternative agli evidenti problemi climatici della regione, e in particolare come l’architettura iraniana riesca a fondersi in maniera naturale con quella contemporanea, dando vita a una struttura innovativa e senza dubbio futuristica.

Il cortile è tra gli elementi più significativi dell’architettura iraniana, la sua tipologia in questo caso è pensata come un monumento introverso, in mattoni. Anche il recinto è stato progettato con una struttura simile, a conchiglia che si stacca dal paesaggio circostante, formando con il cortile una sorta di cesura, chiaramente ornato da una ampia oasi verde che si fonde con il deserto.

Inoltre, sono stati eseguiti degli scavi strategici nel terreno al fine di consentire un più facile accesso alle sorgenti sotterranee che introducono umidità nell’atmosfera secca del luogo.
L’approvvigionamento idrico naturale sotterraneo ha permesso all’architetto e al suo team di incorporare un sistema di piccoli ruscelli che passano attraversano il cortile e si riversano in grandi piscine. Questo sistema fa in modo che l’ambiente diventi abitabile e che la rigogliosa flora del giardino continui a crescere tra i gradini laminati del recinto.

I motivi della costruzione di Bagh Chal sono riconducibili senza dubbio alla crisi climatica globale e alla scarsezza di risorse energetiche, problemi che non hanno fermato gli architetti, ma anzi è stata una motivazione per rendere ancora più unico il loro progetto.

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Snow Cape, il padiglione sostenibile di Expo 2020

Snow Cape, il padiglione sostenibile di Expo 2020

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Design

Continuano spediti i lavori di Expo 2020 a Dubai, lo studio di architettura JKMM ha presentato il suo progetto per il padiglione finlandese intitolato “Snow cape”.
Il padiglione, che è uno dei primi in ordine di tempo ad esser stato realizzato, si troverà nel “mobility District”.
Di recente avevamo svelato la prima spettacolare installazione per Expo 2020, ma i lavori non si sono fermati qui, ecco qualche dettaglio del padiglione in corso d’opera.

“Snow cape” è una struttura ispirata al sottilissimo strato bianco di prima neve che ricopre le città e i luoghi finlandesi all’inizio di ogni inverno. L’ingresso principale fa riferimento alle tradizionali tende arabe, dettaglio non da poco in quanto lo studio JKMM è stato capace di legare e far incontrare le due culture apparentemente opposte.
All’interno troviamo una grande ‘gola centrale’, illuminata da un’apertura sopraelevata e interamente rivestita da voluminose superfici curve in legno.

Snow Cape | Collater.al

Sostenibilità è la parola chiave di questo padiglione che vuole condividere il concetto di felicità futura, un viaggio attraverso i punti di forza della Finlandia: natura, educazione, funzionalità e benessere”.
“Snow cape” è costruito quasi del tutto con materiali di provenienza locale, solamente alcuni dettagli sono stati rifiniti con prodotti finlandesi, abbattendo così l’inquinamento generato da logistica e trasporto.
Il design inoltre è minimalista, non sono stati utilizzati rivestimenti aggiuntivi non necessari, consentendo alla struttura di ridurre la quantità di materiali utilizzati.
Inoltre, l’80-85% dei prodotti utilizzati sarà riciclato e riutilizzato dopo la fine della fiera.

Nella progettazione del padiglione si è cercato di portare un frammento di natura finlandese negli Emirati Arabi Uniti e a Dubai, con l’auspicio che Snow cape diventi non solo uno dei migliori spazi espositivi ma soprattutto un luogo dove chiunque possa discutere e interagire.
Un luogo non solo di integrazione, ma anche dove si possano comprendere a fondo i valori della felicità, dell’economia circolare e delle innovazioni che sono esposti in tutto il padiglione.

Snow Cape, il padiglione sostenibile di Expo 2020
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