Al via la quarta edizione del FAT FAT FAT Festival

Al via la quarta edizione del FAT FAT FAT Festival

Giulia Guido · 12 mesi fa · Art

You can’t download the experience. È questo lo slogan, ma anche il punto di partenza del FAT FAT FAT Festival, un evento che per due giorni, dal 2 al 4 agosto, richiamerà alcuni dei nomi più conosciuti legati alla Black Music

Parliamo di personalità come il dj e producer Moodyman e Shigeto, esponente del nuovo Hip-Hop americano. Tra i live più attesi segnaliamo il “sound artist” e compositore strumentale Hieroglyphic Being. Sono tanti i nomi in cartellone e ognuno di loro sarà chiamato a dar vita a un’esperienza unica, che può essere vissuta veramente solo dal vivo, con il telefonino spento e i sensi ben aperti, seguendo al massimo il claim “You can’t download the experience” 

fat fat fat festival | Collater.al
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É proprio da questo concetto che ha preso vita la campagna di comunicazione di quest’anno, curata dal Mine Studio di Roma. L’obiettivo della campagna è quello di raccontare attraverso una serie di immagini i luoghi che ospitano il FAT FAT FAT Festival, ovvero le località della Grancia e di Morrovalle, e di mettere l’accento sulla storia di questi posti e sulle loro tradizioni gastronomiche. 

Il risultato finale è composto da una serie di fotografie di questi paesaggi che al centro presentano un rettangolo o un quadrato colorato. 

“La forma geometrica quadrilatera, simbolo di stabilità, stasi, definizione, è stata scelta per contrasto a tutto quello che è il festival, un evento fluido, in movimento, energico.”

Ovviamente, la presenza di questo elemento ostacola la nostra visuale, non riusciamo a vedere interamente il paesaggio della fotografia, questo proprio perché il FAT FAT FAT Festival può essere vissuto solo dal vivo. 

“Nella campagna fotografica l’elemento geometrico monocolore è stato fotografato in paesaggi caratterizzanti della geografia del luogo: montagne, boschi, colline, distese di grano o spiagge, e l’elemento, sempre posizionato centralmente, costituisce una barriera per il godimento del paesaggio intralciandone la visione; questa scelta è scaturita da un’esasperazione del claim del festival “you can’t download the experience”, invitando l’utente a vivere di persona il contesto non limitandosi ad usufruirne esclusivamente attraverso i media.”

fat fat fat festival | Collater.al
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Al via la quarta edizione del FAT FAT FAT Festival
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Laura Kampman è una giovane modella, fotografa e musicista olandese che, oltre a posare per alcune delle testate più conosciute e a lavorare egregiamente davanti all’obiettivo, ha dimostrato di sapersi distinguere anche rimanendo dietro la macchina fotografica. 

La sua passione per la fotografia nasce da molto giovane, all’incirca verso i 13 anni. La pratica e il suo lavoro da modella le hanno insegnato il resto: l’attenzione per la luce, le ombre, la prospettiva. 

Il lavoro che più rappresenta la sua doppia essenza è la serie di autoritratti. In queste fotografie Laura Kampman riesce brillantemente a stare dietro e davanti alla macchina fotografica aprendoci le porte dei suoi momenti intimi e del suo vero io. 

Laura gioca con i chiaroscuri, con il suo corpo e con gli elementi che la circondano, come gli specchi, interagendo con loro e improvvisamente vi sembrerà di essere di fianco a lei, nelle stanze vuote che le fanno da sfondo. 

Inoltre, l’uso dell’analogico con la sua grana che non può che affascinare ogni volta dona un aspetto alle fotografie ancora più sublime e intimo.  

Qui sotto trovate una selezione delle fotografie, ma per scoprire tutti i lavori di Laura Kampman visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
Gli autoritratti intimi di Laura Kampman
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Cinematography –  A Cure for Wellness

Cinematography – A Cure for Wellness

Giordana Bonanno · 1 giorno fa · Photography

Un film fiabesco, thriller, horror, fantascientifico e d’azione. A cure for Wellness è il film più complesso che Gore Verbinski abbia mai prodotto dopo The Ring e I pirati dei Caraibi, ma non di certo quello per cui viene ricordato.

Messa così sembrerà strana la scelta, ma abbiamo deciso di riparlarne soffermandoci sull’aspetto cinematografico che senz’altro ha fatto godere gli occhi di chiunque l’abbia già visto; è qui infatti che Verbinski ha dato prova di essere un regista “architettonico” regalandoci grandi prospettive ed immagini che lasciano senza fiato. Linee rette, figure geometriche, inquadrature senza sbavature inutili, nelle quali il punto di fuga centrale genera suspense, aspettativa e mistero.

Si racconta di un giovane e ambizioso dirigente la cui vita viene messa alla prova quando, mandato a recuperare l’amministratore aziendale in un misterioso “centro benessere” nelle Alpi svizzere, scopre un segreto sconvolgente riguardante i trattamenti “curativi” della spa.

Le scene si spostano su corridoi lunghissimi che suscitano le stesse sensazioni di curiosità, ansia, incertezza dalle quali il protagonista è tormentato; il risultato è un’opera dall’andamento ossessivo e labirintico in cui siamo costretti a perderci tra flashback e divagazioni. Tutte queste figure retoriche non fanno altro che avvalorare il messaggio moralistico a cui vuole avvicinarci il racconto: l’inconcepibile mostruosità che stiamo vedendo non è altro che noi stessi, un’umanità pigra e anaffettiva, incapace di interessarsi a nulla che non sia il proprio benessere.

Con l’aiuto di ottimi comparti tecnici ci addentriamo in un’atmosfera magica e inquietante dove la trama è narrata in maniera epica e tutto è avvolto da una nube sfumata di verde e azzurro che ci distacca ancor di più dalla realtà. I personaggi delle fotografie di Steve Gindler, conosciuto su Instagram sotto il nome “Cvatik”, sembrano essere usciti proprio dal film di Verbinski: gli umani prendono nuove sembianze e vivono in un mondo diverso dal nostro. 

Lo sapevi che: L’edificio del sanatorio fa parte di un ex complesso ospedaliero. Durante la prima guerra mondiale vi hanno soggiornato molti soldati feriti, tra cui Adolf Hitler.

Genere: Horror, fantascienza
Regista: Gore Verbinski
Direttore della fotografia: Bojan Bazelli
Scrittore: Justin Haythe
Cast: Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth

Cinematography – A Cure for Wellness
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

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