Per le api, vista e olfatto lavorano insieme: il colore attira, il profumo orienta.
Ogni fiore rilascia nell’aria una scia di molecole odorose che gli impollinatori seguono come una mappa invisibile, il problema è che nelle città questa mappa sta lentamente scomparendo.
L’inquinamento atmosferico altera e degrada i composti volatili prodotti dai fiori, riducendone intensità e distanza. In alcuni casi il profumo che un tempo percorreva centinaia di metri oggi si disperde nel giro di poche decine e per le api diventa sempre più complesso intercettarlo.
Da questa osservazione nasce Faux Flora, il progetto della designer Justina Alexandroff, sviluppato durante il Master in Material Futures al Central Saint Martins di Londra.


L’idea è sorprendente: creare fiori artificiali capaci di guidare gli impollinatori verso quelli reali. Per farlo, Alexandroff si è ispirata alle ricerche della biologa Aditi Mishra e ha riprodotto le tre caratteristiche che molti insetti utilizzano per riconoscere un fiore: un profumo dolce progettato per resistere meglio all’inquinamento; superfici iridescenti che imitano il modo in cui i petali riflettono la luce; una geometria radiale ottenuta con modellazione CAD e stampa 3D.
Questi oggetti non producono nettare e non vogliono sostituire la natura, sono pensati come una sorta di faro ecologico: segnali artificiali che aiutano api e altri impollinatori a ritrovare i fiori veri, quando gli indizi naturali vengono cancellati dallo smog.


È un esempio di biomimetica, una disciplina che non copia semplicemente la natura, ma prova a comprenderne i meccanismi per progettare soluzioni ai problemi contemporanei.
Forse il futuro delle città non sarà scegliere tra naturale e artificiale.
Forse sarà imparare a progettare l’artificiale perché lavori a favore della natura, invece che contro di essa.



