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Come firmano gli artisti?

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A partire dal Rinascimento, in un clima di entusiasmo culturale gli artisti iniziarono a firmare le proprie opere, pratica che divenne presto una consuetudine. È solo quando l’arte esce dal sistema delle committenze però, nel XIX secolo, che la firma d’artista assume una valenza più pratica, di rivendicazione del ruolo.
Abbandonati i salon alcuni artisti iniziarono a scegliere soggetti in base alle tendenze del tempo, con l’obiettivo di trovare acquirenti seguendo una nuova tendenza del mercato dell’arte.
Questa rivoluzione è causata anche da una nuova definizione del significato di artista. Ora pittori e scultori romantici sono individui unici e in quanto tali irripetibili. La firma d’artista diventa un manifesto di autenticità dello stile da inserire nelle opere, così come una tutela anche dal punto di vista commerciale.
Claude Monet è stato probabilmente uno dei primi artisti a intuire l’importanza della sua firma, scegliendo, più che una grafia personale, una elegante e leggibile, una sorta di logo da apporre sulle sue opere.

Nel corso della storia dell’arte la firma d’artista è stata al centro di molte vicende di falsi d’autore, ma anche strumento a disposizione degli artisti di inserire la propria presenza delle opere in modo inaspettato. Alcuni artisti firmavano le opere nascondendo piccoli segni o metafore. Nell’epoca barocca alcuni artisti utilizzavano rebus, come nel caso di Dosso Dossi, che nel San Girolamo realizzato nel 1518 inserisce, in basso a sinistra, una D attraversata da un osso, da qui: Dosso.
Lo stile delle firme degli artisti è vario e rappresenta uno dei motivi per il quale osservare ancora più da vicino i capolavori della storia dell’arte. Eccone alcune delle più importanti, dal Michelangelo a Banksy.

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