Art Michele Gabriele porta i suoi alieni a miart
Artexhibition

Michele Gabriele porta i suoi alieni a miart

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Giorgia Massari
gabriele michele

Dopo la preview di ieri 11 aprile, oggi miart apre ufficialmente al pubblico fino domenica 14. Con il titolo no time, no space il direttore Nicola Ricciardi ha dichiarato che questa edizione, la 28esima, sarà la più bella degli ultimi anni. Impossibile da affermare con oggettività, ma le novità e la qualità degli allestimenti ci portano a confermare questa tesi. Il corridoio emergent, il primo che si incontra appena varcato l’ingresso, è sempre il più interessante secondo noi. Tante gallerie le conoscevamo già, come la milanese ArtNoble con un’installazione di Luca Staccioli, altre le abbiamo scoperte qui come la Gathering di Londra con le opere di Soojin Kang. Spostandoci nei corridoi established, sempre di Londra ci è piaciuto anche il booth di Cooke Latham Gallery con il solo show di Lisa-Marie Harris. Poi Ciaccia Levi con Zero Gallery e l’installazione di Francesco Gennari; Cassina Project con i lavori di Louisa Clement, Alessandro Fogo, Cecilia Granara e Erin Jane Nelson. A sorprenderci è stato però il lavoro di Michele Gabriele (1983, Fondi), presentato dalla galleria di New York ASHES/ASHES che, tra l’altro, è presente in simultanea anche negli spazi della sopracitata Cassina Project, nella mostra collettiva To Romanticize with Indecision da lui curata insieme a Monia Ben Hamouda. Parliamo quindi del suo lavoro, forse il più instagrammato della fiera per la particolarità del soggetto, un alieno – in realtà due, tre se si conta il dipinto – ferito, ingessato e con le pinne ai piedi.

gabriele michele

I medium di Michele Gabriele sono la pittura, la scultura e l’installazione. Da miart sono due le sculture aliene che l’artista laziale, classe ’83, ha presentato. Sullo sfondo di July 2nd, l’opera al centro del booth di ASHES/ASHES, c’è il dipinto Una vita in teoria che offre un’idea più chiara di quella che è la sua ricerca. Da un lato l’artista ci fa riflettere su quelli che sono gli effetti stranianti dell’epoca in cui viviamo, dall’altra non si prende troppo sul serio forte di un’estetica estremamente legata alla pop culture più sofisticata possibile. In piena Antropocene, non sorprende che siano tutti attratti come falene da questo stand, incuriositi dalla novità di qualcosa di finalmente divisivo in mostra da miart.

michele gabriele
ASHES/ASHES, Michele Gabriele, miart 2024, installation view

Courtesy Michele Gabriele

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Scritto da Giorgia Massari
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