Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”

Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Come sempre siamo qui a rivedere tutti i dettagli e gli aspetti che non saltano subito all’occhio della quinta puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones, “The Bells”. Finalmente, l’episodio in cui vediamo la tanto citata “The Last War”, che ha diviso il pubblico tra chi si è appassionato a vedere Approdo del Re bruciare tra le fiamme di Drogon e chi, invece, si aspettava molto di più. Noi, ovviamente, non siamo qui a giudicare le scelte registiche e di sceneggiatura (anche se ancora non ci spieghiamo come abbiano fatto i Dothraki e gli Immacolati a moltiplicarsi da una puntata all’altra) ma a far luce su alcuni piccoli particolari che non possono passare inosservati, quindi iniziamo!

game of thrones the bells | Collater.al
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La sigla

Partiamo come sempre dalla sigla in cui, sebbene si veda Grande Inverno, non compare mai nella puntata, al contrario di Roccia del Drago, in cui è ambientata la prima parte dell’episodio, ma non si vede più nella sigla. Inoltre, già dalla sigla vediamo come Approdo del Re si sia preparata alla battaglia, infatti su tutte le mura sono stati posizionati decine e decine di Scorpion, ovvero le giganti armi inventate da Qyburn per uccidere i draghi.

La morte di Varys 

La puntata parte seguendo uno dei personaggi più interessanti e intriganti dell’intera saga, ovvero Varys, il Maestro dei Sussurri che sta scrivendo una lettera in cui dice che il vero erede al Trono di Spade è Jon Snow. Questo momento ci rimanda subito alla prima stagione, alla lettera che Nedd Stark scrisse a Stannis Baratheon per informarlo che Joffrey non era il figlio legittimo di Robert e che sarebbe dovuto succedere lui al fratello morto. Sfortunatamente fu proprio quella lettera una delle cause che scatenò la guerra per il trono. Sul tavolo si notano anche altre lettere già sigillate, ma nessuno può ancora dire se saranno una parte fondamentale nella prossima puntata. 

Vediamo poi, Varys consegnare la lettera a Martha, il cui volto non ci è per niente nuovo. Infatti il piccolo uccelletto del Maestro dei Sussurri era accanto a lui nella cripta di Grande Inverno durante la Lunga Notte. 

Sfortunatamente il percorso di questo personaggio si ferma pochi minuti dopo, quando il suo gioco viene svelato da Daenerys che, ancora profondamente sconvolta dalla perdita di Rhaegal, capisce di essere stata tradita da Jon Snow che ha rivelato la sua vera identità a Sansa, che lo ha detto a Tyrion, che a sua volta ha informato Varys, che era pronto per rendere la cosa pubblica. La Madre dei Draghi decide così di giustiziarlo, esattamente come gli aveva detto in passato.

Sebbene dispiaccia, la morte di Varys non è stata una sorpresa. Esattamente nello stesso posto, a Roccia del Drago, Melisandre gli predisse che sarebbe morto in terra straniera, noi aspettavamo solo di scoprire dove. 

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La visione di Bran 

Dato che “deve esserci sempre uno Stark a Grande Inverno”, Bran non appare in questa puntata, ma non per questo non ci fa pensare a lui. All’inizio della quarta stagione, infatti, Bran, ancora in compagnia di Hodor, Jojen e Meera, ebbe una visione confusa di scene passate e scene future, tra queste ultime due si sono rivelate di fondamentale importanza. 

La prima è quella in cui vedeva l’ombra di un enorme drago sorvolare Approdo del Re, cosa che in questa puntata si è avverata. 

Nella seconda, invece, vedeva la sala del Trono di Spade distrutta, senza più soffitto e vetrate, completamente ricoperta di quella che al tempo pensavamo fosse neve e oggi crediamo sia cenere. 

Ma non è l’unico ad aver avuto questa visione, anche Daenerys quando, per cercare i suoi draghi rubati da Pyat Pree, entrò nella Casa degli Eterni e, scegliendo una delle tante porte, entrò esattamente in quella sala del Trono di Spade coperta di cenere che poi sarebbe apparsa a Bran e che speriamo di vedere nella prossima settimana.

Cersei

Dopo la quasi totale assenza di Cersei nelle puntate precedenti in questa la ritroviamo sempre alla stessa finestra, guardando dall’alto Approdo del Re, finché anche lei deve arrendersi all’evidenza, al fatto che sta perdendo. Spronata da Qyburn e scortata dalla Montagna, tenta di rifugiarsi nei sotterranei e dopo aver perso entrambi i suoi uomini, finalmente ritrova Jaime. Non è un caso che i due fratelli si ricongiungano esattamente nello stesso punto in cui Jaime decise di non appoggiare la sorella, lasciandola da sola. 

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Sperando ancora di riuscire a fuggire, i due fratelli scendono nei sotterranei dove, sfortunatamente, non riusciranno a salvarsi.  

Con la morte di Cersei non possiamo non pensare alla profezia del Valonqar. La prima parte la ricordiamo tutti: 

“Non sposerai mai il Principe, sposerai il Re. 

Sarai Regina fino a quando non ne verrà un’altra, più giovane e più bella di te, a distruggerti e portarti via tutto ciò che hai di più caro. 

Il Re avrà 20 figli tu ne avrai tre. D’oro saranno le loro corone, d’oro i loro sudari”. 

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Effettivamente tutto ciò che le venne predetto si è poi realmente realizzato, ma esiste anche una seconda parte della profezia, che non viene citata nella serie, ma solo nei libri.

“E quando sarai annegata nelle tue stesse lacrime, il Valonqar chiuderà le mani attorno alla tua gola bianca e stringerà finché non sopraggiungerà la morte”. 

In parte, anche questa seconda profezia si è avverata, infatti, in valiriano “Valonqar” vuol dire “fratello minore” e, anche se inizialmente si pensava si riferisse a Tyrion, ora sappiamo che il “fratello minore” a cui si riferiva era Daenerys.

La musica

Nel momento di più alto pathos dell’episodio, ovvero quello della morte di Jaime e Cersei, in sottofondo suonano le note della canzone “The Rain of Castamere”, la stessa che venne suonata dai musici durante le Nozze Rosse. 

Cleganebowl

Era da sette stagioni che aspettavamo la resa dei conti tra i fratelli Clegane e (almeno questa) non ci ha deluso, sia perché vediamo in faccia la Montagna, o almeno quello che rimane di lui, sia perché, quella del Mastino è stata una delle morti più onorevoli. Dopo aver tentato in tutti i modi di togliere la vita al fratello, anche pugnalandolo in mezzo agli occhi, esattamente come Arya aveva detto avrebbe fatto con lui, Sandor, ormai in fin di vita, capisce che l’unico modo per farla finita è lanciarsi dalla torre, dritto tra le fiamme, sconfiggendo così la sua paura del fuoco.

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Cameo di Aaron Rodgers

Dopo otto stagioni, sappiamo che non di rado, tra i figuranti compaiono personaggi noti, spesso fan della serie. In questo episodio, stando molto attenti, possiamo notare un piccolo cameo di Aaron Rodgers, giocatore della NFL e appassionato di Game of Thrones, nel ruolo di un soldato della Compagnia Dorata.

A questo punto, dopo le morti di Varys, Qyburn, Euron Greyjoy, Il Mastino, La Montagna, Cersei e Jaime, aspettiamo di vedere come verrà accolta la nuova Regina che, però, sembra aver perso tutti i suoi sostenitori e anche tutti i suoi fan.

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Decidiamo quindi di sbilanciarci, sperando che la scena di chiusura, con Arya che, tra le strade di quella che sembra il lontano ricordo di Approdo del Re, in sella a un cavallo bianco (che dal pubblico è stato ricoperto forse da troppi significati), sia un segno di speranza e che la ragazza senza nome ci sorprenda come ha fatto con i Re della Notte.

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“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Art

ASHEKMAN è un collettivo originario di Beirut in Libano fondato da due fratelli gemelli Omar e Mohamed Kabbani.
Il collettivo è diventato una piattaforma per i due fratelli per combattere l’ingiustizia sociale, politica e l’estremismo che alimenta la falsa propaganda sul Medio Oriente.

Insieme, come sempre, hanno deciso di dare vita a “Operation Salam“, dipingendo una gigantesca parola “Salam” in calligrafia araba su 85 tetti di edifici, un’opera d’arte di 1,3 chilometri che può essere vista dallo spazio.

Salam, che in arabo significa Pace, indica uno stato di reciproca armonia tra persone o gruppi, soprattutto nelle relazioni personali. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di diffondere un messaggio positivo al mondo e di grande speranza per tutto il popolo arabo.

“Nascere nel mondo arabo può essere una sfida, può impedire anche solo di osare e sognare. La situazione politica, la corruzione e le guerre che ogni tanto si accendono possono demotivare chiunque e metterlo in uno stato di disperazione. Per altri, tuttavia, questa triste immagine può essere la spinta a fare qualcosa. Abbiamo sempre cercato di fare esattamente questo. Con il nostro collettivo, abbiamo deciso di combattere lo status quo a modo nostro e alle nostre condizioni. Abbiamo preso la lingua, più precisamente la calligrafia, l’essenza stessa della cultura araba (dopo tutto, è ciò che rende l’arabo… arabo!)” hanno detto gli artisti.

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace
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Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Emanuele D'Angelo · 3 giorni fa · Art

L’industria pubblicitaria è stata duramente colpita dalla pandemia, coloro che ancora fanno pubblicità hanno faticato ad adattarsi al contesto completamente nuovo, complici anche le severe restrizioni sulla produzione.

Ma la creatività non è andata in quarantena, non si è mai fermata, infatti la società automobilistica ceca, fondata nel 1923 a Plzen, Skoda insieme ai registi di From Form, Johan Kramer e Steffen Haars ha girato tre spot diversi in casa con le macchinine giocattolo.
Piccoli SUV in miniatura corrono tra salone, cucina, saltando ostacoli e combinando diversi guai.

La maggior parte delle persone ora sta cercando di trovare un modo per lavorare da casa indisturbata. Perché ovunque si guardi, le distrazioni sono lì. È questo che ha ispirato il produttore olandese a raffigurare il padre di una famiglia, che viene continuamente distratto da una piccola automobile giocattolo, nello specifico una KODIAQ. “Ero curioso di sapere come sarà lavorare con una piccola troupe composta da me e dalla mia ragazza. Era lei che teneva e metteva a fuoco la telecamera quando recitavo in un’inquadratura. A parte questo, stavo girando – farlo dopo undici anni è stato fantastico e mi è piaciuto molto! Steffen dice.

Si chiama Paco. Questo membro a quattro zampe della famiglia di Johan Kramer – l’icona olandese della pubblicità e del cinema – è stato il fulcro di una storia con un’auto giocattolo KAROQ. Le limitazioni sono sempre grandi per la creatività”. Mi è piaciuto molto. Ciò che mi ha colpito è stato il fatto che ŠKODA volesse creare qualcosa di fatto in casa, qualcosa con un’atmosfera e un’ambientazione riconoscibile in cui tutti possano identificarsi. Anche il numero di persone coinvolte è stato minimo rispetto alle solite riprese: questa volta eravamo solo io e mia figlia maggiore. E Paco il cane, naturalmente. Abbiamo anche dovuto fare il nostro caffè sul set – regista, troupe di ripresa e catering tutto in uno. Meraviglioso”, dice Kramer, ammettendo di aver apprezzato molto le riprese.

Lo studio fondato dal duo olandese Jurjen Versteeg e Ashley Govers ha utilizzato la suddetta tecnica di ripresa fotogramma per fotogramma anche per il loro clip. Ammettono di aver deciso di giocare con le proporzioni, che è anche un elemento chiave del loro altro lavoro. Il collegamento di veri oggetti per la casa, di una mano umana e di un giocattolo ha permesso loro di creare la sensazione di una “vera” pubblicità di automobili. Ci ha riportato all’infanzia. Se qualcuno ci avesse detto non molto tempo fa che avremmo girato un inseguimento per una vera casa automobilistica, non ci avremmo creduto affatto”, dicono.

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The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Siamo qui per presentarvi un altro progetto che prova il fatto che sebbene abbiamo trascorso oltre due mesi chiusi nelle nostre case, la creatività non ha smesso di viaggiare. Luis Mendo, grafico e art director, ha approfittato del lockdown per dare vita a un lavoro personale che rappresentasse a 360° il suo stile e le sue passioni. 

The Home Stayer è il titolo del progetto che ha portato Luis a creare delle copertine per una rivista immaginaria. 

Il rimando al The New Yorker e alle sue iconiche cover è palese, anzi, quello di Luis Mendo vuole proprio essere un omaggio al famoso magazine, ma nel suo progetto il soggetto principale è uno e uno soltanto: le case e la vita al loro interno. 

Come ha specificato lo stesso artista, in questo periodo di lockdown, le nostre case si sono trasformate in piccole città in cui riposare, lavorare, allenarsi, rilassarsi, sperimentare nuovi hobby. Questo repentino cambiamento dello stile di vita e degli spazi casalinghi ha unito il mondo intero, per un breve periodo in ogni luogo del mondo le persone stavano vivendo nello stesso modo e la casa di uno è diventata la casa di tutti. 

Proprio per questo motivo le cover di The Home Stayer non appartengono a un luogo specifico e al tempo stesso appartengono ad ogni luogo. 

Per il momento Luis Mendo ha realizzato sei cover, ma il progetto non è ancora terminato, quindi se vuoi scoprire le prossime seguilo su Instagram

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo
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MOUA, il museo d’arte subacqueo

MOUA, il museo d’arte subacqueo

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Poco più di un anno fa vi avevamo parlato di Coralarium, il progetto realizzato da Jason deCaires Taylor per salvare la barriera corallina delle Maldive. In questi mesi, l’interesse e l’impegno di Jason deCaires Taylor non si sono mai assopiti, anzi, hanno portato l’artista a collaborare alla realizzazione del MOUA (Museum of Underwater Art), il primo museo subacqueo dell’emisfero australe. 

A largo della Città di Townsville, nella parte nord orientale dell’Australia, sotto la superficie dell’Oceano è stata posizionata una struttura in lamiera di acciaio inossidabile, chiamata The Coral Greenhouse, che al suo interno ospita alcune sculture realizzate, appunto, da Jason deCaires Taylor. 

L’obiettivo, anche questa volta, è quello di combattere la sempre più veloce scomparsa della barriera corallina, offrendo alla fauna oceanica una struttura su cui svilupparsi che non venga intaccata dall’uomo. 

Inoltre, il MOUA si compone anche di una sola opera posta sopra la superficie dell’acqua, sorretta su un palo. Si tratta dell’Ocean Siren, una scultura ricoperta di LED che cambiano colore in base alla temperatura dell’oceano: più è freddo più la luce virerà sui colori del blu e del viola, più è caldo più le luci si tingeranno si arancione e rosso. Questa attenzione alla temperatura dell’acqua deriva dal fatto che l’aumento dei gradi avvenuto negli ultimi anni ha causato la perdita di colore dei coralli, oramai quasi tutti diventati bianchi. 

L’apertura al pubblico del MOUA doveva avvenire lo scorso aprile, ma a causa dell’emergenza sanitaria è stata spostata a data ancora da definirsi. Noi speriamo il prima possibile!

MOUA, il museo d’arte subacqueo
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MOUA, il museo d’arte subacqueo
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