DecodeTheCode, la String Art e le installazioni fatte di fili e luce ultravioletta

DecodeTheCode, la String Art e le installazioni fatte di fili e luce ultravioletta

Giulia Guido · 8 mesi fa · Art

Quelle realizzate dal duo di Cracovia formato da Przemysław Podolski e Marta Basandowska sono delle magnifiche installazioni immersive che riescono a restituire allo spettatore la bellezza e la vastità del cosmo. 

Fin da piccolo, Podolski è sempre stato attratto dall’universo, dalla sua immensità, ma anche dall’ignoto. Questa sua passione non lo ha mai lasciato, neanche quando ha iniziato a studiar all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, anzi, è riuscito a farla diventare il punto di partenza, la solida base per tutte le sue opere future. 

Dall’incontro tra Przemysław e Marta è poi nato DecodeTheCode, un progetto artistico che si pone come obiettivo quello di realizzare delle installazioni immersive che ricreino e analizzino l’intero cosmo e che facciano sentire lo spettatore come se stesse fluttuando al centro dell’universo. 

La particolarità delle loro opere è che sono realizzate con la tecnica della String Art che consiste nel creare una forma attraverso la sovrapposizione e l’intersezione di fili colorati. Questo procedimento di solito avviene su un solo piano che può essere un semplice foglio o una tavola di compensato, ma quelle firmate DecodeTheCode sono di tutt’altro livello. SI tratta, infatti, di installazioni che abbracciano intere sale, riempiendo completamente lo spazio a disposizione, avvolgendo lo spettatore che può viverle a 360 gradi. 

decode the code | Collater.al
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DecodeTheCode, la String Art e le installazioni fatte di fili e luce ultravioletta
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Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”

Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”

Giulia Guido · 8 mesi fa · Art

Come sempre siamo qui a rivedere tutti i dettagli e gli aspetti che non saltano subito all’occhio della quinta puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones, “The Bells”. Finalmente, l’episodio in cui vediamo la tanto citata “The Last War”, che ha diviso il pubblico tra chi si è appassionato a vedere Approdo del Re bruciare tra le fiamme di Drogon e chi, invece, si aspettava molto di più. Noi, ovviamente, non siamo qui a giudicare le scelte registiche e di sceneggiatura (anche se ancora non ci spieghiamo come abbiano fatto i Dothraki e gli Immacolati a moltiplicarsi da una puntata all’altra) ma a far luce su alcuni piccoli particolari che non possono passare inosservati, quindi iniziamo!

game of thrones the bells | Collater.al
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La sigla

Partiamo come sempre dalla sigla in cui, sebbene si veda Grande Inverno, non compare mai nella puntata, al contrario di Roccia del Drago, in cui è ambientata la prima parte dell’episodio, ma non si vede più nella sigla. Inoltre, già dalla sigla vediamo come Approdo del Re si sia preparata alla battaglia, infatti su tutte le mura sono stati posizionati decine e decine di Scorpion, ovvero le giganti armi inventate da Qyburn per uccidere i draghi.

La morte di Varys 

La puntata parte seguendo uno dei personaggi più interessanti e intriganti dell’intera saga, ovvero Varys, il Maestro dei Sussurri che sta scrivendo una lettera in cui dice che il vero erede al Trono di Spade è Jon Snow. Questo momento ci rimanda subito alla prima stagione, alla lettera che Nedd Stark scrisse a Stannis Baratheon per informarlo che Joffrey non era il figlio legittimo di Robert e che sarebbe dovuto succedere lui al fratello morto. Sfortunatamente fu proprio quella lettera una delle cause che scatenò la guerra per il trono. Sul tavolo si notano anche altre lettere già sigillate, ma nessuno può ancora dire se saranno una parte fondamentale nella prossima puntata. 

Vediamo poi, Varys consegnare la lettera a Martha, il cui volto non ci è per niente nuovo. Infatti il piccolo uccelletto del Maestro dei Sussurri era accanto a lui nella cripta di Grande Inverno durante la Lunga Notte. 

Sfortunatamente il percorso di questo personaggio si ferma pochi minuti dopo, quando il suo gioco viene svelato da Daenerys che, ancora profondamente sconvolta dalla perdita di Rhaegal, capisce di essere stata tradita da Jon Snow che ha rivelato la sua vera identità a Sansa, che lo ha detto a Tyrion, che a sua volta ha informato Varys, che era pronto per rendere la cosa pubblica. La Madre dei Draghi decide così di giustiziarlo, esattamente come gli aveva detto in passato.

Sebbene dispiaccia, la morte di Varys non è stata una sorpresa. Esattamente nello stesso posto, a Roccia del Drago, Melisandre gli predisse che sarebbe morto in terra straniera, noi aspettavamo solo di scoprire dove. 

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La visione di Bran 

Dato che “deve esserci sempre uno Stark a Grande Inverno”, Bran non appare in questa puntata, ma non per questo non ci fa pensare a lui. All’inizio della quarta stagione, infatti, Bran, ancora in compagnia di Hodor, Jojen e Meera, ebbe una visione confusa di scene passate e scene future, tra queste ultime due si sono rivelate di fondamentale importanza. 

La prima è quella in cui vedeva l’ombra di un enorme drago sorvolare Approdo del Re, cosa che in questa puntata si è avverata. 

Nella seconda, invece, vedeva la sala del Trono di Spade distrutta, senza più soffitto e vetrate, completamente ricoperta di quella che al tempo pensavamo fosse neve e oggi crediamo sia cenere. 

Ma non è l’unico ad aver avuto questa visione, anche Daenerys quando, per cercare i suoi draghi rubati da Pyat Pree, entrò nella Casa degli Eterni e, scegliendo una delle tante porte, entrò esattamente in quella sala del Trono di Spade coperta di cenere che poi sarebbe apparsa a Bran e che speriamo di vedere nella prossima settimana.

Cersei

Dopo la quasi totale assenza di Cersei nelle puntate precedenti in questa la ritroviamo sempre alla stessa finestra, guardando dall’alto Approdo del Re, finché anche lei deve arrendersi all’evidenza, al fatto che sta perdendo. Spronata da Qyburn e scortata dalla Montagna, tenta di rifugiarsi nei sotterranei e dopo aver perso entrambi i suoi uomini, finalmente ritrova Jaime. Non è un caso che i due fratelli si ricongiungano esattamente nello stesso punto in cui Jaime decise di non appoggiare la sorella, lasciandola da sola. 

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Sperando ancora di riuscire a fuggire, i due fratelli scendono nei sotterranei dove, sfortunatamente, non riusciranno a salvarsi.  

Con la morte di Cersei non possiamo non pensare alla profezia del Valonqar. La prima parte la ricordiamo tutti: 

“Non sposerai mai il Principe, sposerai il Re. 

Sarai Regina fino a quando non ne verrà un’altra, più giovane e più bella di te, a distruggerti e portarti via tutto ciò che hai di più caro. 

Il Re avrà 20 figli tu ne avrai tre. D’oro saranno le loro corone, d’oro i loro sudari”. 

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Effettivamente tutto ciò che le venne predetto si è poi realmente realizzato, ma esiste anche una seconda parte della profezia, che non viene citata nella serie, ma solo nei libri.

“E quando sarai annegata nelle tue stesse lacrime, il Valonqar chiuderà le mani attorno alla tua gola bianca e stringerà finché non sopraggiungerà la morte”. 

In parte, anche questa seconda profezia si è avverata, infatti, in valiriano “Valonqar” vuol dire “fratello minore” e, anche se inizialmente si pensava si riferisse a Tyrion, ora sappiamo che il “fratello minore” a cui si riferiva era Daenerys.

La musica

Nel momento di più alto pathos dell’episodio, ovvero quello della morte di Jaime e Cersei, in sottofondo suonano le note della canzone “The Rain of Castamere”, la stessa che venne suonata dai musici durante le Nozze Rosse. 

Cleganebowl

Era da sette stagioni che aspettavamo la resa dei conti tra i fratelli Clegane e (almeno questa) non ci ha deluso, sia perché vediamo in faccia la Montagna, o almeno quello che rimane di lui, sia perché, quella del Mastino è stata una delle morti più onorevoli. Dopo aver tentato in tutti i modi di togliere la vita al fratello, anche pugnalandolo in mezzo agli occhi, esattamente come Arya aveva detto avrebbe fatto con lui, Sandor, ormai in fin di vita, capisce che l’unico modo per farla finita è lanciarsi dalla torre, dritto tra le fiamme, sconfiggendo così la sua paura del fuoco.

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Cameo di Aaron Rodgers

Dopo otto stagioni, sappiamo che non di rado, tra i figuranti compaiono personaggi noti, spesso fan della serie. In questo episodio, stando molto attenti, possiamo notare un piccolo cameo di Aaron Rodgers, giocatore della NFL e appassionato di Game of Thrones, nel ruolo di un soldato della Compagnia Dorata.

A questo punto, dopo le morti di Varys, Qyburn, Euron Greyjoy, Il Mastino, La Montagna, Cersei e Jaime, aspettiamo di vedere come verrà accolta la nuova Regina che, però, sembra aver perso tutti i suoi sostenitori e anche tutti i suoi fan.

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Decidiamo quindi di sbilanciarci, sperando che la scena di chiusura, con Arya che, tra le strade di quella che sembra il lontano ricordo di Approdo del Re, in sella a un cavallo bianco (che dal pubblico è stato ricoperto forse da troppi significati), sia un segno di speranza e che la ragazza senza nome ci sorprenda come ha fatto con i Re della Notte.

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Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”
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Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”
Game of Thrones 8: l’analisi del quinto episodio “The Bells”
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Una presunta opera di Banksy spunta a Venezia

Una presunta opera di Banksy spunta a Venezia

Giulia Guido · 8 mesi fa · Art

È apparsa probabilmente la notte tra giovedì e venerdì scorso, sul muro di una casa di Venezia, una presunta opera di Banksy, scoperta dal fotografo Lapo Simeoni.

In effetti, quale occasione migliore dell’Inaugurazione della Biennale di Venezia, per apparire e far parlare di sé. 

Nel sestiere di Dorsoduro, vicino a Campo Santa Margherita, (tra le fermate del vaporetto di Ca’ Rezzonico e San Tomà), se percorrete Calle de la Chiesa fino a incontrare Calle S. Pantalon, potrete scorgere, dipinto su un muro di una casa, un bambino con indosso un giubbotto salvagente che tiene in una mano un razzo segnaletico. Il bimbo, con i piedi che arrivano all’acqua, sembra essere in procinto di annegare, forse è lì che cerca di farsi vedere in un mondo di persone troppo impegnate a pensare a sé stesse, o peggio ancora uno schermo, oppure è lì per indicarci una strada da seguire. 

Sebbene l’opera non sia stata rivendicata dall’artista britannico, lo stile e il soggetto hanno fatto pensare subito a Banksy e forse non è neanche troppo importante averne conferma. 

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Ph: Lapo Simeoni.

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Le sculture di Qimmy Shimmy attirano e repellono al tempo stesso

Le sculture di Qimmy Shimmy attirano e repellono al tempo stesso

Giulia Guido · 8 mesi fa · Art

Abbiamo già parlato QUI di Qizuan Lim, meglio conosciuta come Qimmy Shimmy, e delle sue mini sculture raccapriccianti e torniamo a farlo perché, come sempre accade con lei, siamo rimasti affascinati dalle sue nuove creazioni, anche se non sappiamo ancora capito se in bene o in male. 

Il fatto che l’uomo, da sempre, sia attirato in maniera strana e perversa da ciò che lo repelle, non è una novità. L’orrido è sempre stata una categoria artistica, anche prima che questa venne consacrata come tale tra il Settecento e l’Ottocento. Oggi sembra che questa tendenza non abbia limiti e le piccole sculture fatte di pasta sintetica di Qimmy Shimmy ne fanno parte a tutti gli effetti. 

Nelle ultime sue creazioni, continua a dare forma a piccoli organi e parti del corpo, ma sono sempre abbinati al mondo del cibo. Torte ripiene di cuori, scatolette di tonno colme di cervelli e arti, macarons fatti con volti di bambini. 

Vorreste non farlo, ma non riuscirete a smettere di guardarle. 

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Le sculture di Qimmy Shimmy attirano e repellono al tempo stesso
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L’arte immortale di Tetsuya Ishida

L’arte immortale di Tetsuya Ishida

Giulia Guido · 8 mesi fa · Art

Trattando di arte contemporanea, raramente capita di parlare di artisti che non ci sono più, ma per una volta facciamo uno strappo alla regola. 

Tetsuya Ishida è stato un artista giapponese, morto prematuramente nel 2005, che nelle sue opere è riuscito a catturare l’atmosfera di uno dei momenti storici più cupi del Giappone, il decennio perduto, ovvero quel periodo degli anni ‘90 in cui il paese nipponico visse una grave crisi, partendo dal mercato azionario e dal settore immobiliare, si espanse all’intera economia del paese. 

Nei suoi quadri, Tetsuya restituisce la disperazione, l’ansia, la solitudine, la paura di una società senza prospettive e senza futuro. Guardando le sue opere sembra impossibile pensare che quella era la situazione del Giappone meno di venti anni fa, che la generazione che visse quel periodo è la stessa che ora ha in mano le redini del paese. 

Ciò che sorprende maggiormente è che, sebbene la tecnica e lo stile dei suoi dipinti si rifaccia vagamente al Realismo, i suoi soggetti oscillano tra il surreale e l’onirico, ma riescono in ogni caso a ricreare la situazione che visse anche lui in prima persona. 

Alcune delle più importanti opere di Tetsuya Ishida saranno in mostra al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid fino all’8 settembre, poi l’esposizione verrà spostata, dal 3 ottobre al 14 dicembre a Chicago.

Tetsuya Ishida | Collater.al
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