Gli scatti di Gian Paolo Barbieri — fotografo scomparso lo scorso anno — non sono mai semplici fotografie. Ogni immagine diventa racconto, ogni posa sospesa un frammento di cinema o di teatro. Non sorprende che la sua carriera sia intrecciata a doppio filo con l’esplosione del Made in Italy.

Al fianco di stilisti che hanno cambiato il corso della moda internazionale, Barbieri ha saputo costruire un immaginario nuovo, fatto di eleganza non convenzionale e di una sensualità libera dalle rigide regole della fotografia patinata.
A Milano, in Via Santa Margherita 11, a due passi dal Teatro alla Scala, la nuova sede di Zurich Italia e Zurich Bank apre le proprie porte alla fotografia di Gian Paolo Barbieri con Eternal Elegance.
Il percorso espositivo non si limita a riunire i capolavori più noti, ma porta con sé anche inediti emersi da un’accurata ricerca d’archivio. Come ci raccontano Eugenio Calini e Luca Casulli, direttori della 29 ARTS IN PROGRESS gallery e curatori storici del lavoro del fotografo, la selezione nasce con l’intento di offrire al pubblico «uno sguardo completo sull’opera di Gian Paolo Barbieri, alternando immagini diventate patrimonio collettivo – da Monica Bellucci per Dolce & Gabbana a Naomi Campbell in Yves Saint Laurent – a lavori meno noti o mai esposti». Ne fanno parte ritratti unici come quello di Audrey Hepburn per Valentino, le campagne sperimentali per Pomellato e Missoni, fino ai fotomontaggi manuali degli anni Sessanta e alle scenografie teatrali degli anni Novanta. L’obiettivo, spiegano i curatori, è stato «creare un dialogo vivo tra memoria e scoperta, icona e rivelazione».

La mostra diventa così un viaggio attraverso la cifra stilistica dell’artista, riconoscibile a colpo d’occhio. «La luce di Barbieri è scolpita e teatrale – spiegano Calini e Casulli – ma sempre capace di restituire naturalezza ed emozione. Le sue composizioni sono rigorose, quasi architettoniche, ma animate da un dettaglio inatteso che cattura l’attenzione: lo sguardo complice di Rupert Everett, la distanza elegante di Donatella Versace, la grazia senza tempo di Audrey Hepburn. In lui cinema, teatro e moda si uniscono in un linguaggio che trasforma la fotografia in racconto, e la moda in forma d’arte».

Il percorso espositivo svela quindi immagini che portano con sé l’eco di Cinecittà, rimandi alla storia dell’arte, citazioni cinematografiche e set allestiti in location esotiche. Un gioco colto e ironico, provocatorio e raffinato, che ha reso Barbieri uno degli interpreti più lucidi della moda come linguaggio culturale.

Gli inediti provengono dagli archivi della Fondazione Gian Paolo Barbieri e della galleria 29 ARTS IN PROGRESS. «Alcuni negativi non erano mai stati stampati, altri erano rimasti come appunti visivi, quasi segreti – raccontano i curatori –. La sfida principale è stata rispettarne l’autenticità: dare nuova vita a questi materiali senza tradirne l’essenza». Un lavoro meticoloso sulle stampe e sulla loro presentazione in mostra ha permesso di far emergere la freschezza originaria, in dialogo con le immagini più celebri, senza perdere quella rara aura di scoperta.

Vincitore del Lucie Award nel 2018 come Miglior Fotografo di Moda Internazionale, Barbieri resta una figura preziosa, capace di affascinare e sorprendere con immagini che vanno oltre la pura estetica. Le sue donne si liberano dalle pose canoniche e diventano protagoniste di un’eleganza nuova, sensuale e disinvolta.


Copyright © Gian Paolo Barbieri – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri and 29 ARTS IN PROGRESS gallery
