Se ultimamente avete fatto una passeggiata per le strade del Lower East Side di New York, forse avrete notato le recenti creazioni di Gianni Lee.
Nato nel West Philadelphia, Gianni dopo il college decide di trasferirsi a Los Angeles, in cerca di maggiori opportunità nel mondo della musica e della moda, dove, in effetti, inizia a lavorare con grandi nomi del panorama come Rihanna e crea un suo brand, Babylon Cartel. A questo punto inizia ad avvicinarsi al mondo dell’arte, soprattutto della street art e della pittura, prendendo uno studio e iniziando a creare alcune opere. I suoi lavori diventano un modo per esprimere i propri sentimenti e il proprio pensiero su determinate problematiche. Racconta così storie che parlano di questioni sociali in America, di suicidio, di paternità, razzismo, capitalismo, malattia e molto altro.
Recentemente si trova a New York per lavorare sui pezzi della sua prossima mostra ed è pronto a lasciare il segno, partendo dalle strade.
Con poche pennellate nere ma nette e della vernice spray, l’artista statunitense riempie i muri delle strade, ma anche gli oggetti abbandonati che trova sul suo cammino, di scheletri. I disegni si contraddistinguono per la loro semplicità ed essenzialità, riprendendo da un lato gli antichi geroglifici africani e dall’altro le figurine di Keith Haring e, ancor di più, lo stile di Jean-Michel Basquiat.
Gianni Lee si sente molto vicino all’opera di Basquiat e i punti in comune con quest’ultimo sono molteplici: entrambi hanno fatto musica, l’arte di tutti e due è sfociata nel mondo della moda e i loro lavori hanno sempre avuto come fine ultimo quello di trasmettere un pensiero, un punto di vista su importanti problematiche contemporanee. Ulteriore elemento in comune è la decisione di non firmare le proprie opere, l’obiettivo è quello di diventare riconoscibile per il proprio stile e non grazie a una firma, e pare che Gianni ci stia riuscendo.
Forse Gianni Lee è il SAMO della street art di oggi, riuscirà a diventarne il Basquiat?
