Photography IN STUDIO con Glauco Canalis – ep. 8
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IN STUDIO con Glauco Canalis – ep. 8

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Giorgia Massari
Glauco Canalis | Collater.al

Per l’ottavo episodio di IN STUDIO, siamo andati in zona Romolo a trovare il documentary photographer Glauco Canalis. Rimasti colpiti dal suo lavoro e dalla sua storia, abbiamo deciso di incontrarlo per scoprire cosa l’ha spinto a intraprendere questo tipo di ricerca fotografica. Di origini siciliane, Glauco Canalis si forma tra Milano e l’Inghilterra, studiando prima a Plymouth per spostarsi poi a Londra. Qui ha inizio la sua carriera da fotografo, principalmente nel mondo della musica e più raramente in quello della moda e della pubblicità. In realtà, i suoi progetti personali sono tutt’altra cosa. Il suo approccio è documentaristico. Si interessa ai luoghi e alle persone che li abitano, indagando nel profondo sulla natura di certe tradizioni e investigando l’architettura e i contesti sociali del Mediterraneo. Spesso i luoghi e le comunità che sceglie sono “ai margini” e i racconti che ne derivano sono crudi e dolorosi, «per questo motivo, immergendomi parecchio nei progetti, a volte devo trovare dei momenti per uscirne perché inevitabilmente appesantiscono anche me» ci spiega, ma iniziamo l’intervista per capire come un nomade come lui abbia finalmente trovato il suo posto.

Glauco Canalis | Collater.al

Lo studio

Ci troviamo a Romolo, un quartiere a sud di Milano. La casa-studio di Glauco Canalis si trova in un seminterrato con ampie finestre che filtrano una luce delicata e diffusa. L’anima underground un po’ british è percepibile anche se tutto è organizzato con cura. Lo spazio è molto ampio, un open space diviso a zone, da una parte l’area living e dall’altra l’area working. Da quest’ultimo lato notiamo la presenza di scatoloni e tanti raccoglitori sugli scaffali, una grande scrivania con un computer e un tavolino sul quale Glauco sta riorganizzando tutte le sue macchine fotografiche. Siamo curiosi di sapere come vive in questo spazio e come organizza il suo lavoro. Partiamo con le domande.

Glauco Canalis | Collater.al

Partiamo dagli inizi. Com’è nato tutto?

La mia strada l’ho trovata quando ho iniziato a fare il fotografo di musica. Dopo sette anni da freelance sono tornato in Italia, soprattutto a causa del COVID e della Brexit, e ho iniziato a lavorare per l’agenzia Controluce che oggi mi rappresenta. In Italia – per il momento – lavoro meno con la musica, mi sto concentrando più sulla moda e sui miei progetti personali.

I tuoi progetti personali di cosa trattano?

C’è un grande macro tema che caratterizza la mia ricerca, ovvero l’identità del Mediterraneo. Sotto questo grande ombrello ci sono progetti come quello che ho fatto in Sicilia che parla di paesaggio politico. Dopo l’invasione americana è nato un movimento separatista che voleva far diventare la Sicilia il quarantanovesimo Stato Americano, essendo io stesso siciliano, mi sono incuriosito e ho indagato su questa storia, in particolare scattando nei luoghi delle basi militari americane. Negli ultimi anni invece, i temi che affronto di più sono incentrati sull’adolescenza. Mi interessa raccontare le situazioni giovanili in quartieri di periferia, con storie particolari, come per esempio zone affette da mal governo.

Glauco Canalis | Collater.al

Su cosa stai lavorando adesso?

Al momento sto lavorando a un progetto che indaga la tradizione napoletana legata al culto di Sant’Antonio Abate e del Cippo. Questo progetto, al momento titolato “The drker the night the brighter the stars”, sostanzialmente è un reportage della tradizione napoletana di bruciare alberi di Natale trovati – o meglio, rubati –  in giro. Tutto avviene nel giorno di Sant’Antonio Abate, che cade il 17 gennaio. Questa tradizione diventa una sorta di guerra tra gang. Da ormai quattro anni sto lavorando a questo progetto, seguendo un gruppo di ragazzi di un quartiere di Napoli. Per questo progetto ho vinto dei premi, mi hanno fatto esporre anche in Portogallo, in Puglia e l’anno prossimo lo porterò a Parigi. 

Da quello che ci racconti il tuo lavoro non sembra essere semplice. Come scegli i luoghi in cui operare?  Passi molto tempo sul campo?

La ricerca tante volte è impulsiva. Vado molto a intuito, mi ritrovo in un posto e inizio a scattare, dopo di che inizia la ricerca. Diciamo che molto spesso è il luogo a trovarmi e a ispirarmi. A quel punto inizio a indagare sul contesto e a cercare delle risposte. Studiando inizio a scoprire la storia del posto e quasi sempre scopro che ha un elemento che si lega a me. C’è sempre qualcosa di autobiografico e di personale nelle cose che mi interessano, le percepisco e mi ci butto.

Glauco Canalis | Collater.al

Quindi non scegli mai a priori il luogo in cui andare?

Se penso ai miei progetti personali non è mai stato così in realtà. Per esempio, questo progetto su cui sto lavorando – “The drker the night the brighter the stars” – nasce da un mio soggiorno a Napoli. Era il 2018 e stavo lavorando al videoclip di Liberato, vedevo che i bambini nascondevano questi alberi di Natale, incuriosito chiedo e mi raccontano questa storia assurda. L’anno dopo faccio Capodanno a Napoli e mi è tornata in mente quella storia, ho iniziato a fare più domande e a informarmi. Ho deciso di raccontare questa storia. Questa cosa di leggere prima di un posto capita molto poco, solitamente se lo faccio è perché è già legato a qualcosa a cui sto lavorando.

Parliamo dello studio. Sei qui da poco, come stai vivendo questo nuovo studio? Com’erano i tuoi studi precedenti?

Quando vivevo a Londra avevo una stanza abbastanza grande in cui scattavo, ma mai grande come lo spazio in cui sono adesso. In generale, il mio studio coincide sempre con la mia casa, anche perché in quanto fotografo non ho bisogno di un vero e proprio atelier come un artista. Nel momento in cui ho uno spazio per il mio computer e un fondale per scattare, ho tutto quello che mi serve. Questo è il mio primo spazio così grande e sfruttato per il lavoro. Mi sono sentito subito a casa qui

Glauco Canalis | Collater.al

Sei affezionato a questo luogo o te ne andresti domani? 

In questa casa ci sto bene. Se dovessi stare a Milano, non vorrei stare in una casa diversa da questa. Mi piace molto la luce, forse l’unica cosa che manca è il giardino. Io sono l’antitesi delle radici, questo è il mio tentativo di avere un punto fisso perché ho un approccio alla vita molto nomade.

Ti piace invitare persone e vivere la convivialità? Ti senti spesso alienato in questo spazio in quanto casa-studio?

Sono qui da un anno e sono contentissimo di avere trovato questo spazio. Mi piace molto cucinare quindi quando sono nel mood faccio spesso cene e pranzi, ho messo apposta questo grande tavolo per invitare tante persona. La cosa più alienante di questo spazio è che è un seminterrato quindi non vedo quello che accade fuori. Inoltre, il mio modus operandi è stare spesso al computer per settimane per la post-produzione, quindi la possibilità di rimanere alienati c’è. In realtà poi, fortunatamente, il mio lavoro varia abbastanza. O sto qui al computer oppure sto via per settimane. C’è una sorta di polarità. Però mi piace sapere che ho questo posto come base, mi fa stare sereno sapere che ho un posto dove ci sono le mie cose e in cui tornerò.

Glauco Canalis | Collater.al

Cosa ti piace di più di questo spazio?

Questo posto rispecchia molto la mia persona. Sicuramente il fatto che sia ampio mi lascia lo spazio per pensare. La possibilità di avere uno spazio che posso modellare mi tiene la mente attiva.

Ultima domanda di rito, quale oggetto che non può mancare nel tuo studio?

È triste da dire ma è il computer. È lo strumento che uso di più qui in studio per la post-produzione, la ricerca e la comunicazione. Una cosa per cui sento il bisogno di avere con me sempre sono i miei libri fotografici e i miei negativi, ho bisogno di sapere che sono con me fisicamente. Mi sento un po’ in ansia quando non li ho e ho una grande paura che possa succedergli qualcosa. Il mio sogno è avere una parete ad archivio e catalogare tutto, altrimenti quando potrò permettermelo li metterò in un caveau.

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Glauco Canalis | Collater.al
Glauco Canalis | Collater.al

Ph Credits Andrés Juan Suarez

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Scritto da Giorgia Massari
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