Nel cuore del Grand Palais di Parigi, l’artista brasiliano Ernesto Neto ha trasformato la navata nord in un ecosistema sensoriale con Nosso Barco Tambor Terra, un’installazione gratuita e aperta al pubblico fino al 25 luglio 2025. Non è una semplice opera da osservare, ma un organismo vivo in cui immergersi, fatto di reti intrecciate a mano, profumi speziati e vibrazioni rituali.

Sospese sotto la maestosa vetrata restaurata, le strutture tessili in cotone si muovono come corpi molli, ondeggiando dolcemente sopra i visitatori. Al loro interno, sacche colme di spezie e cortecce sprigionano aromi che si mescolano all’aria e invitano a rallentare il passo. È un tempio contemporaneo dove tutto è pensato per essere toccato, respirato, abitato.

Ma è il suono a dare vita all’installazione: tamburi provenienti da diverse parti del mondo vengono attivati durante performance partecipative, in cui il pubblico si fonde con la materia e la vibrazione diventa rito collettivo. Neto, da sempre attento alla connessione tra essere umano e natura, qui costruisce un ponte tra spiritualità ancestrale e arte contemporanea. Il titolo stesso — la nostra barca tamburo-terra — evoca un viaggio, tra le tradizioni dell’Amazzonia, la memoria coloniale e un presente che ha bisogno di riconnessione.

Completano l’esperienza incontri, workshop e un piccolo caffè brasiliano, pensato come spazio conviviale per prolungare il dialogo con l’opera. Nosso Barco Tambor Terra è quindi un invito a rallentare, a ritrovare un contatto primordiale con i sensi e con l’altro, in una Parigi che diventa foresta, tamburo e rifugio.


