Il Guggenheim di Abu Dhabi di Frank Gehry aprirà nel 2026

Il Guggenheim di Abu Dhabi di Frank Gehry aprirà nel 2026

Giulia Guido · 3 settimane fa · Design

Sono ufficialmente cominciati i lavori del Guggenheim di Abu Dhabi che sorgerà sull’isola Saadiyat nel Golfo Persico, famosa per ospitare alcuni dei più moderni edifici della città. Il museo verrà costruito esattamente di fianco al già famoso Louvre di Abu Dhabi, andando a formare una sorta di quartiere museale. 

Il progetto è stato affidato a Frank Gehry nel lontano 2006. Da allora i lavori hanno subìto slittamenti e riprogrammazioni, finché qualche giorno fa, durante una conferenza, il direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation Richard Armstrong non ha confermato che i lavori cominceranno a breve e che l’inaugurazione del museo avverrà nel 2026

L’edificio si svilupperà su quattro livelli differenti collegati da ponti in vetro e gli spazi occuperanno un’area di circa 30.000 metri quadrati con un totale di 13.ooo metri quadrati di spazio espositivo. Il progetto prevede differenti blocchi di gesso intervallati da undici strutture a forma di cono caratterizzati da superfici riflettenti. 

Questa divisione degli spazi permetterà ai curatori di organizzare diverse mostre, divise tra le varie gallerie formate dalle strutture a cono, ma anche di utilizzare le diverse aree come un centro educativo e un teatro con una capienza di 350 posti dove poter organizzare conferenze, proiezioni, performance e spettacoli.

Il Guggenheim di Abu Dhabi di Frank Gehry rispecchia in tutto il suo splendore il mood della città e lo stile del famoso architetto. 

Guggenheim di Abu Dhabi
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I corpi da indossare di Daisy Collingridje

I corpi da indossare di Daisy Collingridje

Collater.al Contributors · 3 settimane fa · Art, Design

Nella maggior parte dei casi l’arte non si può toccare. Esiste un limite invalicabile tra noi e l’opera, non entriamo mai effettivamente in contatto con essa. Le sculture di Daisy Collingridje sono un’eccezione. 

Daisy Collingridje

Opere da indossare, corpi in tessuto che tentano chi osserva con la morbidezza e la dolcezza delle forme: gli Squishies sono arte da toccare con mano. L’artista descrive affettuosamente così le sue sculture in jersey e ovatta, strati di trapunte assemblate dall’istinto creativo guidato dai materiali.

daisy collingridje

Nei suoi lavori il tessuto diventa una seconda pelle, mentre delle forme inimitabili celebrano la carne e il movimento dei corpi. Daisy ha iniziato a muovere i suoi primi passi in un mondo al confine tra artigianato e moda, finché non ha visto il primo capo prendere vita e “ballare come se nessuno stesse guardando”. 

Gli Squishies non affermano o negano nessun tipo ideale di corpo, sono la rappresentazione dell’incredibile meccanismo di tutti i corpi. “Siamo tutti costituiti dagli stessi elementi base – afferma l’artista – ma rimaniamo individui unici“, proprio come i suoi lavori. Ognuno con la propria personalità e col proprio carattere, che Daisy riconosce a partire dal capo, da dove inizia a scolpirli.

Irresistibili al tatto, morbidi e caldi, i corpi in tessuto di Daisy Collingridje non durano per sempre, proprio come quelli veri sono soggetti al tempo, al movimento e all’usura. Con linee morbide e una palette colori calda l’artista trasforma l’anatomia umana in mezzo d’espressione, la diversità in gioia e arte. 

Un modo di scolpire nuovo che prende spunto dalle opere pastello di Paolo Puck, con cui l’artista condivide l’equilibrio cromatico rassicurante, il senso di familiarità e disagio. Procedendo per semplificazione, come nei dipinti figurativi di Caroline Coon in cui la muscolatura diventa un tratto espressivo. 

Daisy Collingridje

Gli Squishies si muovono in un tempo sospeso, come nel mondo onirico e caotico di Lily Macrae o negli studi sul movimento di Pina Bausch e Yoann Bourgeois. Vivono in una realtà parallela dove il corpo umano si compone e scompone in forme che danzano e dà vita a un’arte letteralmente a portata di mano. 

Articolo di Chiara Sabella

I corpi da indossare di Daisy Collingridje
Art
I corpi da indossare di Daisy Collingridje
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Le opere vive di Neri Oxman

Le opere vive di Neri Oxman

Collater.al Contributors · 3 settimane fa · Design

L’architettura, il design e le sue regole hanno delineato nel tempo una forma di pensiero che Neri Oxman e il suo team di ricerca al Massachusetts Institute of Technology (MIT) mettono in discussione in un’ottica sostenibile.

Parte tutto da un’intuizione elementare “In natura non c’è distinzione tra design, ingegneria e produzione: l’osso è tutto questo”. Con queste parole l’architetto israeliano ci racconta uno studio trasversale, che guarda ai meccanismi biologici per inaugurare una nuova stagione di ricerca progettuale. 

Nel suo studio i concetti di catena di montaggio e costruzione per assemblaggio vengono abbandonati per una produzione che fa letteralmente crescere i materiali in laboratorio. È qui che grazie alla modifica di alcuni parametri, la natura si ingegnerizza e il progetto diventa una struttura viva, un contiuunum con l’ambiente che la ospita.

Il lavoro dei ricercatori del MIT sfrutta l’innovazione tecnologica nei campi della digital fabrication e dell’ingegneria dei materiali, insieme al design computazionale che genera strutture complesse partendo da formule semplici, e alla biologia sintetica, che interviene sul DNA per creare nuove funzionalità biologiche. Questi sono gli strumenti con cui la designer immagina e progetta edifici che crescono come organismi, vestiti per viaggi interplanetari in ambienti ostili all’uomo e altre idee che sembrano appartenere a un futuro fantascientifico.

In questo futuro la Material Ecology è una realtà e materiali come la chitina, prodotta naturalmente da gamberi, granchi, farfalle e altri organismi, sostituisce la plastica in progetti visionari. Strutture biodegradabili e innovative come lo Silk Pavilion, una cupola costruita grazie alla forza lavoro di 6500 bachi da seta. Gli animali hanno creato l’opera seguendo naturalmente la struttura delineata dal computer, con variazioni di spessore, densità e quindi resistenza del materiale, grazie al controllo della luce. Una nuova opportunità di produzione, oltre che un edificio futurista, che non implica l’uccisione dei bachi per la realizzazione dei tessuti.

Nessun campo rimane escluso dal terreno di ricerca del team che arriva in passerella con la collezione Wanderers, An Astrobiological Exploration. Capi realizzati per permettere all’uomo di ricavare sostanze nutritive dai propri abiti e vivere in pianeti o ambienti ostili. Come una seconda pelle, le opere si ispirano al corpo umano e contengono cianobatteri, che trasformano la luce in zucchero e Escherichia che rendono lo zucchero un biocarburante utile all’uomo.

Organismi bioluminescenti, api, strutture vegetali e animali diventano complici delle produzioni umane. Nel team Neri il design organico raggiunge un livello avanzato, che supera l’imitazione della natura per collaborare al suo fianco, in vista di un domani – che è sempre più oggi – che richiede prospettive sostenibili e uno sforzo collettivo.

Alle nuove opportunità nei mezzi di produzione è fondamentale affiancare un ripensamento metodologico – afferma la designer – che vede nell’incontro tra scienza, biologia, design e arte la formula per accelerare il cambiamento che il nostro pianeta chiede.

Nel saggio The Age of Entangelement l’architetto delinea il Ciclo Creativo di Krebs, un processo che trasforma l’informazione in conoscenza, utilità e comportamento. Qui scienza e scienze umane si alimentano reciprocamente per creare un progetto armonioso e funzionale, come in natura. 

Il team del MIT è la testimonianza di come gli edifici e i prodotti a cui siamo abituati non sono l’espressione diretta del fermento dell’architettura e del design contemporanei.

A questo proposito Paola Antonelli, curatrice del Dipartimento di Architettura e Design del MoMa di New York, vede nel lavoro di Neri Oxman un doppio valore e significato. Da un lato l’ingegnerizzazione della natura, che rivede gli strumenti e il risultato del progetto e dall’altro l’approdo a una sintesi formale, con un profilo estetico compiuto, capace di rappresentare il design del ventunesimo secolo.

Articolo di Chiara Sabella

Le opere vive di Neri Oxman
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All for the gram – Cashcats

All for the gram – Cashcats

Andrea Tuzio · 2 settimane fa · Design

È un dato di fatto, i gatti sono i capi assoluti dell’internet
Questa ascesa verso il dominio è iniziata tanti anni fa e, per ora, non sembrano avere rivali nel mondo dei meme, delle gif o semplicemente in quello delle semplici immagini “carine e coccolose”. 
L’account Instagram @cashcats però ha fatto fare ai gatti uno step ulteriore. Una selezione di foto dove i gatti si godono la vita circondati dai contanti.
Un divertissement che gioca con gli stereotipi di Instagram e che vi strapperà più di un sorriso, promesso. 

 
 
 
 
 
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Una casa skateabile in Argentina

Una casa skateabile in Argentina

Giulia Guido · 6 giorni fa · Design

Poco fuori la città argentina di Rosario – a circa tre ore di macchina da Buenos Aires -, sulle sponde del fiume Paraná, l’architetto Macu Bulgubure ha realizzato il sogno di un suo cliente amante dello skateboard, progettando una casa con una rampa integrata e accessibile dal salotto. 

La Skatehouse di Macu Bulgubure si presenta come una casa moderna sviluppata su una struttura simile alle palafitte. Per evitare che le frequenti esondazioni del fiume mettessero a rischio la permanenza in casa, l’architetto ha pensato di costruire la casa sollevata dal suolo di qualche metro grazie all’utilizzo di una struttura metallica che ne assicura la stabilità.

Inoltre, per avere il minor impatto possibile sull’ambiente, la casa è al 100% sostenibile: l’energia elettrica è prodotta da pannelli fotovoltaici, l’acqua proviene sia dal fiume che da un sistema di raccolta dell’acqua piovana, l’acqua è riscaldata da un serbatoio alimentato a energia solare. 

Ma la vera caratteristica della Skatehouse, come si può intuire dal nome, è proprio la presenza di una rampa dove skateare che occupa un intero lato esterno della casa. Oltre a essere una richiesta specifica del cliente, Macu Bulgubure ha utilizzato la rampa anche per creare una copertura in grado di proteggere la struttura dai raggi solari e mantenere l’interno al fresco anche nei mesi più caldi. 

E voi se poteste scegliere cosa aggiungere a casa vostra per cosa optereste? 

Skatehouse | Collater.al
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Una casa skateabile in Argentina
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