Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar

Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

Dopo aver parlato delle canzoni che si contendono l’Oscar, è giunto il momento di porre la nostra attenzione sulla categoria Miglior cortometraggio d’animazione. Tra i cinque titoli candidati – tra cui appare Kitbull – ce n’è uno in particolare che ha catturato il nostro interesse, Hair Love

Realizzato da Matthew A. Cherry, Everett Downing Jr. E Bruce W. Smith, Hair Love riesce ad arrivare dritto al cuore di tutti raccontando una storia che parla di famiglia, ma anche di cultura, di black culture. 

Protagonista del cortometraggio distribuito da Sony Pictures Animation è una bambina di colore che in un giorno molto speciale decide di acconciarsi i capelli, ma farlo da sola sembra una sfida impossibile. A correre in suo aiuto arriva il padre che per la prima volta si trova ad affrontare una situazione del genere. 

Della cura dei capelli della piccola si era sempre occupata la madre che, a causa di motivi che capirete solo una volta visto il corto fino alla fine, ora non può farlo. 

Seguire un tutorial su YouTube sembra appare la cosa più difficile del mondo per il padre, che non demorde e decide di scendere sul ring affrontando ogni singolo riccio di sua figlia. 

Hair Love mostra quanto sia difficile essere un genitore, ma anche quali sfide un padre e una madre sono disposti ad affrontare per la felicità dei figli. È la rappresentazione perfetta della frase “genitori si diventa”, imparando giorno dopo giorno qualcosa di nuovo. Ma oltre a ciò, Hair Love racchiude qualcosa di più importante. 

Se per una ragazza bianca i capelli rappresentano nulla più che un accessorio, da cambiare in base al mood o alle tendenze, per una ragazza di colore, la sua folta e voluminosa chioma racconta una storia, la sua e quella dell’intera comunità nera. 

Tutti i piccoli ricci e le perfette treccine nascondono una tradizione lunga secoli e il tempo dedicato a essi non punta a un risultato prettamente estetico, ma ogni secondo speso a curarli si trasforma in un rituale a cui dovremmo tutti dare più peso e più rispetto. 

Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar
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Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar
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Le opere di carta di Pippa Dyrlaga

Le opere di carta di Pippa Dyrlaga

Emanuele D'Angelo · 2 settimane fa · Art

Pippa Dyrlaga è una paper artist nata nel West Yorkshire, luogo che ha ispirato parte dei suoi lavori.
Ha iniziato a tagliare la carta per la prima volta nel 2010, un anno prima di completare il suo master in arte e design presso l’Università di Leeds.
Le sue opere seguono un minuzioso processo di elaborazione, ogni minimo errore può compromettere il risultato finale.

Inizia i suoi lavori abbozzando il disegno nel retro del foglio, poi ritaglia la silhouette dell’immagine che vorrebbe creare con un bisturi, e successivamente capovolge il foglio per svelare l’opera finita.
Alcuni lavori possono richiedere molte ore per essere ultimati, sia per la progettazione che per la realizzazione.
Il suo lavoro si ispira inoltre alla natura e a tutto ciò che la circonda.

Pippa Dyrlaga | Collater.al 2

Utilizza tecniche molto tradizionali per creare opere d’arte contemporanee attraverso l’utilizzo di un solo materiale, la carta.
Pippa Dyrlaga usa per le sue opere dei tipi di carta particolari, in grado di resistere al delicato passaggio del ritaglio inoltre di recente ha iniziato anche a servirsi di alcuni tipi diversi da quella tradizionale, nel totale rispetto dell’ambiente, come le “Washi” usate di solito per gli origami, vengono prodotte utilizzando le fibre vegetali del gelso da carta o di altre piante giapponesi.
I suoi lavori riescono a riprodurre paesaggi e forme talmente intricate e dettagliate da sembrare reali.
Da poco, ha iniziato anche a sperimentare l’introduzione dei colori, rendendo più distinte e nitide le sue opere.

La semplicità sta alla base di tutto, nulla di più ordinario di un foglio bianco ma che allo stesso tempo ha così tante possibilità di essere trasformato in qualcosa di significativo e unico.

Le opere di carta di Pippa Dyrlaga
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Le opere di carta di Pippa Dyrlaga
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Oscar 2020: tutti i vincitori

Oscar 2020: tutti i vincitori

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

Sarà che la cerimonia dell’anno scorso è stata molto più breve delle precedenti e che ha riscontrato il 12% di spettatori in più del solito, ma anche questa volta, per il secondo anno di seguito, gli Oscar si aprono senza un presentatore.

A dare inizio alla serata è, quindi, Janelle Monáe, accompagnata da Billy Porter, con un medley scoppiettante ovviamente a tema “film nominati”, ma anche “Black History Month”.

È Brad Pitt, invece, il primo a salire sul palco del Dolby Theater per ritirare l’ambita statuetta, seguito dalle categorie dedicate all’animazione che vedono vincere Toy Story 4 e il nostro amato Hair Love.

Il primo colpo di scena arriva subito, con Parasite che si porta a casa l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale. Spoiler: non è l’unico premio che il film sud coreano vincerà durante la serata.

Il secondo atto è dedicato ai documentari, soprattutto ai vincenti Made in USA – Una fabbrica in Ohio e Learning to Skateboard in a Warzone, ma anche alla categoria Miglior attrice non protagonista in cui trionfa la favorita Laura Dern per la sua performance in Storia di un matrimonio.

Eminem is in da House! Arriva a sorpresa, esattamente a metà serata il rapper premio Oscar nel 2003 con “Lose Yourself”, che risveglia talmente tanto la platea che a fine performance si alza in una meritatissima standing ovation.

La musica fa da padrona anche nella seconda parte della serata, in cui si alternano le esibizioni degli artisti nominati nella categoria Miglior canzone e i cosiddetti premi tecnici, dal montaggio al sound editing, dagli affetti speciali al trucco che vedono primeggiare in egual modo 1917 e Ford vs Ferrari.

Solo dopo le prime due ore arriva la prima statuetta per Joker, neanche troppo inaspettatamente, per la Migliore colonna sonora curata dalla compositrice islandese Hildur Guðnadóttir; mentre è l’indissolubile coppia Elton John-Bernie Taupin a ritirare il premio per la Miglior canzone.

Dopo essere salito sul palco per ritirare l’Oscar per Miglior film straniero, Bon Joon Ho è costretto a rialzarsi dalla sedia per ritirare anche quello per la Migliore regia, strappandolo letteralmente dalle mani di Sam Mendes, Todd Philips, Martin Scorsese e Quentin Tarantino.

Dopo questi colpi di scena e soprattutto dopo il momento In Memoriam che primo tra tutti ha omaggiato Kobe Bryant, arrivano a ripristinare l’ordine i favoriti Joaquin Phoenix che ipnotizza la platea e tutti gli spettatori con un discorso che si è concluso con le parole di suo fratello River, morto a 23 anni, e Renée Zellweger.

Infine, dulcis in fundo, è Parasite ad aggiudicarsi l’ultima statuetta, quella per Miglior film, diventando il vero vincitore di questi Oscar 2020 ed entrando di diritto nella storia del cinema.

Scopri tutti i vincitori qui sotto!

Miglior film
– Parasite
– 1917- C’era una volta a… Hollywood
– The Irishman
– Jojo Rabbit
– Joker
– Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)
– Piccole donne 
– Storia di un matrimonio 

Migliore regia
– Bong Joon-ho – Parasite 
– Sam Mendes – 1917
– Todd Phillips – Joker
– Martin Scorsese – The Irishman
– Quentin Tarantino – C’era una volta a… Hollywood 

Migliore attore protagonista
– Joaquin Phoenix – Joker
– Antonio Banderas – Dolor y gloria
– Leonardo DiCaprio – C’era una volta a… Hollywood 
– Adam Driver – Storia di un matrimonio 
– Jonathan Pryce – I due papi 

Migliore attrice protagonista
– Renée Zellweger – Judy
– Cynthia Erivo – Harriet
– Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio 
– Saoirse Ronan – Piccole donne
– Charlize Theron – Bombshell – La voce dello scandalo

Migliore attore non protagonista
– Brad Pitt – C’era una volta a… Hollywood 
– Tom Hanks – Un amico straordinario
– Anthony Hopkins – I due papi
– Al Pacino – The Irishman
– Joe Pesci – The Irishman

Migliore attrice non protagonista
– Laura Dern – Storia di un matrimonio
– Kathy Bates – Richard Jewell 
– Scarlett Johansson – Jojo Rabbit
– Florence Pugh – Piccole donne 
– Margot Robbie – Bombshell – La voce dello scandalo

Migliore sceneggiatura originale
– Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite 
– Noah Baumbach – Storia di un matrimonio
– Rian Johnson – Cena con delitto – Knives Out
– Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns – 1917
– Quentin Tarantino – C’era una volta a… Hollywood 

Migliore sceneggiatura non originale
– Taika Waititi – Jojo Rabbit
– Greta Gerwig – Piccole donne 
– Anthony McCarten – I due papi
– Todd Phillips e Scott Silver – Joker
– Steven Zaillian – The Irishman

Miglior film internazionale
– Parasite, regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)
– Boże Ciało, regia di Jan Komasa (Polonia)
– Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
– Medena zemja, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
– Les Misérables, regia di Ladj Ly (Francia)

Miglior film d’animazione
– Toy Story 4
– Dov’è il mio corpo?
– Dragon Trainer – Il mondo nascosto
– Klaus – I segreti del Natale 
– Missing Link

Migliore fotografia
– Roger Deakins – 1917
– Jarin Blaschke – The Lighthouse
– Rodrigo Prieto – The Irishman
– Robert Richardson – C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time… in Hollywood)
– Lawrence Sher – Joker

Migliore scenografia
– Barbara Ling e Nancy Haigh – C’era una volta a… Hollywood 
– Dennis Gassner e Lee Sandales – 1917
– Lee Ha-jun e Cho Won-woo – Parasite 
– Bob Shaw e Regina Graves – The Irishman
– Ra Vincent e Nora Sopková – Jojo Rabbit

Miglior montaggio
– Andrew Buckland e Michael McCusker – Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)
– Tom Eagles – Jojo Rabbit
– Jeff Groth – Joker
– Thelma Schoonmaker – The Irishman
– Yang Jin-mo – Parasite 

Migliori effetti speciali
– Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron – 1917
– Matt Aitken, Dan DeLeeuw, Russell Earl e Daniel Sudick – Avengers: Endgame
– Leandro Estebecorena, Nelson Sepulveda-Fauser e Stephane Grabli e Pablo Helman – The Irishman
– Roger Guyett, Neal Scanlan, Patrick Tubach e Dominic Tuohy – Star Wars: L’ascesa di Skywalker
– Andrew R. Jones, Robert Legato, Elliot Newman e Adam Valdez – Il re leone 

Migliore colonna sonora
– Hildur Guðnadóttir – Joker
– Alexandre Desplat – Piccole donne 
– Randy Newman – Storia di un matrimonio 
– Thomas Newman – 1917
– John Williams – Star Wars: L’ascesa di Skywalker 

Migliore canzone
– (I’m Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) – Rocketman
– I Can’t Let You Throw Yourself Away (Randy Newman) – Toy Story 4
– I’m Standing With You (Diane Warren) – Atto di fede 
– Into the Unknown (Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) – Frozen II – Il segreto di Arendelle (Frozen II)
– Stand Up (Joshuah Brian Campbell, Cynthia Erivo) – Harriet

Miglior sonoro
– Mark Taylor e Stuart Wilson – 1917
– David Giammarco, Paul Massey e Steven A. Morrow – Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)
– Tom Johnson, Gary Rydstrom e Mark Ulano – Ad Astra
– Todd Maitland, Tom Ozanich e Dean Zupancic – Joker
– Christian P. Minkler, Michael Minkler e Mark Ulano – C’era una volta a… Hollywood

Miglior montaggio sonoro
– Donald Sylvester – Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)
– David Acord e Matthew Wood – Star Wars: L’ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)
– Alan Robert Murray – Joker
– Wylie Stateman – C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time… in Hollywood)
– Oliver Tarney e Rachael Tate – 1917

Migliori costumi
– Jacqueline Durran – Piccole donne
– Mark Bridges – Joker
– Arianne Phillips – C’era una volta a… Hollywood
– Sandy Powell e Christopher Peterson – The Irishman
– Mayes C. Rubeo – Jojo Rabbit

Miglior trucco e acconciatura
– Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji – Bombshell
– La voce dello scandalo
– Rebecca Cole, Naomi Donne e Tristan Versluis – 1917
– Kay Georgiou e Nicki Ledermann – Joker
– Paul Gooch, Arjen Tuiten e David White – Maleficent – Signora del male 
– Jeremy Woodhead – Judy

Miglior documentario
– Made in USA – Una fabbrica in Ohio, regia di Steven Bognar e Julia Reichert
– Alla mia piccola Sama, regia di Waad al-Kateab ed Edward Watts
– The Cave, regia di Feras Fayyad
– Edge of Democracy – Democrazia al limite, regia di Petra Costa
– Medena zemja, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov

Miglior cortometraggio documentario
– Learning to Skateboard in a Warzone, regia di Carol Dysinger
– In the Absence, regia di Yi Seung-jun
– Life Overtakes Me, regia di Kristine Samuelson e John Haptas
– St. Louis Superman, regia di Smriti Mundhra e Sami Khan
– Walk Run Cha-Cha, regia di Laura Nix

Miglior cortometraggio
– The Neighbors’ Window, regia di Marshall Curry
– Ikhwène, regia di Meryam Joobeur
– Nefta Football Club, regia di Yves Piat
– Saria, regia di Bryan Buckley
– Une sœur, regia di Delphine Girard

Miglior cortometraggio d’animazione
– Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr.
– Dcera, regia di Daria Kashcheeva
Kitbull, regia di Rosana Sullivan
– Mémorable, regia di Bruno Collet
– Sister, regia di Siqi Song

Oscar 2020: tutti i vincitori
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Le ironiche illustrazioni di Lila Ash

Le ironiche illustrazioni di Lila Ash

Emanuele D'Angelo · 2 settimane fa · Art

Lila Ash è un’illustratrice e artista americana, laureata nel 2011 alla Rhode Island School of design, non ha mai preso altro in considerazione nella vita che l’arte.
È stata da sempre la sua principale aspirazione, ma prima di arrivare dove si trova adesso ne ha fatta di strada, negli anni infatti ha svolto svariati lavori come falegname, scultrice e pittrice decorativa.

Le ci sono voluti diversi anni per definire il suo concept e affinare la sua tecnica, e soprattutto per creare un valido portfolio.
Al college, il suo progetto di tesi di laurea è stato un fumetto che ha gettato le basi per il suo stile, infatti Lila è stata soprattutto influenzata da tutti i fumetti di Crumb, che ha letto voracemente. 
Poi ci sono tanti altri artisti che l’hanno aiutata a sviluppare il suo stile, tra cui: Julie Doucet, Charles Burns, Daniel Clowes e il suo mentore Joe Petruccio. Anche i suoi compagni di college, Edo Rosenblith, Kyle Norris e Armando Veve hanno avuto una grande influenza su di lei e ancora continuano a stimolarla nel suo lavoro attuale. 
Ad oggi collabora assiduamente con diverse riviste, in cui è sempre capace di distinguersi grazie alla sua leggera ironia e sottigliezza nell’affrontare temi caldi.

Lila Ash | Collater.al

Lila Ash, trae principalmente ispirazione da tematiche femministe, è senza dubbio una delle voci principali del movimento #MeToo. Realizza molte illustrazioni di storie di donne che hanno subito molestie sessuali, ma non solo, molte sono le sue vignette a sfondo politico, critiche soprattutto nei confronti di Trump.
Sempre molto attenta ai temi attuali, la gran parte dei suoi cartoni sono pensati e disegnati in chiave ironica, con l’obiettivo di far riflettere il lettore.

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If I Died, la mostra al St. Regis di Roma

If I Died, la mostra al St. Regis di Roma

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

La hall del St. Regis di Roma cambia aspetto fino al 26 aprile grazie a If I Died, la mostra promossa da Galleria Continua e curata dal duo di artisti cinese formato di Sole Yuan & Peng Yu che attraverso tre installazioni differenti affronta temi legati alla società, alla comunicazione e all’informazione. 

La prima di queste, che è anche la prima ad accogliere gli spettatori, si chiama I Didn’t Notice What I’m Doing ed è formata da un rinoceronte e un triceratopo realizzati in fibra di vetro. Data la loro somiglianza, i due animali sono sempre stati associati riferendosi al primo come l’evoluzione del secondo, ma, in effetti, non esiste nessun legame tra i due esemplari. Quest’opera vuole far riflettere su come, sempre più spesso, si trattano argomenti senza avere delle solide basi scientifiche su cui fare fondamento, finendo per veicolare delle informazioni sbagliate. 

La seconda opera in mostra è If I Died, una scultura che ritrae la madre di Peng Yu posta in mezzo a decine e decine di animali. Si tratta della rappresentazione di come la donna si è immaginata la vita dopo la morte.

L’ultima installazione, e forse anche quella più d’impatto, si chiama Teenager Teenager ed è composta da una serie di figure vestite di tutto punto, sedute su comodi divani in pelle che hanno degli enormi massi sulle teste che non gli permettono di vedere intorno a loro. Quest’ultima opera invita lo spettatore a riflettere sui limiti che ci sono tra le persone e come questi impediscano molte volte la comunicazione. 

Da sempre, e anche con If I Died, Sole Yuan & Peng Yu presentano la loro personale visione del mondo, fatta di contrasti e paradossi, e per questo attendibile e veritiera. 

If I Died, la mostra al St. Regis di Roma
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