Art Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar
Artpop corn

Hair Love, l’emozionante corto candidato all’Oscar

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Giulia Guido

Dopo aver parlato delle canzoni che si contendono l’Oscar, è giunto il momento di porre la nostra attenzione sulla categoria Miglior cortometraggio d’animazione. Tra i cinque titoli candidati – tra cui appare Kitbull – ce n’è uno in particolare che ha catturato il nostro interesse, Hair Love

Realizzato da Matthew A. Cherry, Everett Downing Jr. E Bruce W. Smith, Hair Love riesce ad arrivare dritto al cuore di tutti raccontando una storia che parla di famiglia, ma anche di cultura, di black culture. 

Protagonista del cortometraggio distribuito da Sony Pictures Animation è una bambina di colore che in un giorno molto speciale decide di acconciarsi i capelli, ma farlo da sola sembra una sfida impossibile. A correre in suo aiuto arriva il padre che per la prima volta si trova ad affrontare una situazione del genere. 

Della cura dei capelli della piccola si era sempre occupata la madre che, a causa di motivi che capirete solo una volta visto il corto fino alla fine, ora non può farlo. 

Seguire un tutorial su YouTube sembra appare la cosa più difficile del mondo per il padre, che non demorde e decide di scendere sul ring affrontando ogni singolo riccio di sua figlia. 

Hair Love mostra quanto sia difficile essere un genitore, ma anche quali sfide un padre e una madre sono disposti ad affrontare per la felicità dei figli. È la rappresentazione perfetta della frase “genitori si diventa”, imparando giorno dopo giorno qualcosa di nuovo. Ma oltre a ciò, Hair Love racchiude qualcosa di più importante. 

Se per una ragazza bianca i capelli rappresentano nulla più che un accessorio, da cambiare in base al mood o alle tendenze, per una ragazza di colore, la sua folta e voluminosa chioma racconta una storia, la sua e quella dell’intera comunità nera. 

Tutti i piccoli ricci e le perfette treccine nascondono una tradizione lunga secoli e il tempo dedicato a essi non punta a un risultato prettamente estetico, ma ogni secondo speso a curarli si trasforma in un rituale a cui dovremmo tutti dare più peso e più rispetto. 

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Scritto da Giulia Guido
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