Style I capi che cambiano colore continuano ad affascinarci
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I capi che cambiano colore continuano ad affascinarci

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Anna Frattini

Ultimamente stiamo vedendo – sia su TikTok che su Instagram – un piumino Mertra che sfrutta la tecnologia heat reactive. Se ne parla anche in questo post di Outlander Magazine, che rivanga nel passato di questo trend per ricordarci non solo i parka di Stone Island (secondo noi i migliori in questo ambito) ma anche il momento in cui Heliot Emil ha fatto sfilare, in occasione della FW23, una giacca che stava prendendo fuoco. Ci chiediamo quindi quali siano le radici di questo trend e come mai ne siamo così affascinati – oppure no.

Cos’è il termocromismo e cosa c’entra con l’heat reactive?

Partiamo dal termocromismo, il fenomeno per cui alcuni materiali cambiano colore in base alla temperatura. È proprio questo a rendere possibile l’effetto del cambio colore che tanto ci attira.

Nello specifico, si parla di capo heat reactive quando un capo d’abbigliamento è composto da una tintura colorata originale e da una tintura termocromica, entrambe applicate sul tessuto. Ciò significa che a basse temperature il capo mantiene il colore originale, mentre quando raggiunge una temperatura di circa 24 gradi il colore inizia a cambiare più o meno gradualmente (talvolta anche secondo la fantasia di un pattern).

Le Hypercolor T-Shirts del 1991

Era il 1991 quando Jeans West faceva uscire questo commercial dove venivano presentate le Hypercolor T-Shirts. Bastava un phon, l’impronta della mano o una alitata veloce e le magliette cambiavano subito colore. Suggestionati dalle atmosfere adolescenziali e parecchio anni ’90 di questo video, anche noi abbiamo desiderato una di quelle t-shirt. Un ruolo fondamentale lo gioca sicuramente la giocosità del prodotto e l’efficacia del commercial che per quanto ormai ultra trentenne sembra non essere invecchiato poi così male. Anche se in un articolo di Vogue risalente al 2022 abbiamo scoperto che il brand ha dichiarato la bancarotta l’anno dopo, nel 1992.

La valenza del trend

Nello stesso articolo, Agustina Panzoni parlava così del trend: «Penso che la tendenza dei materiali termoreattivi faccia parte di un movimento più ampio nella moda, promosso dai creator di TikTok: la cocreazione […] Lo vediamo nella popolarità dei creator che realizzano abiti utilizzando oggetti di uso quotidiano». Ora che siamo al tramonto di un 2024 che ha visto accadere di tutto nel mondo della tecnologia tessile, il ritorno dell’heat reactive sembra quasi ovvio. Un ciclo che sembra non stancarci mai e arrivare sempre con nuovi stimoli.

D’altronde, il piumino di Mertra che ci ha convinti a parlare di questo argomento continua a far numeri su TikTok e due anni dopo sembra riuscirci anche grazie al posizionamento più vicino al gorpcore rispetto alla co-creation a cui si riferiva Panzoni due anni fa su Vogue.

Quello che non bisogna dimenticare – quando si parla di questi trend – è la velocità con cui spariscono dai radar lasciando poi spazio ad altrettanti trend. Per il momento noi ci godiamo i risultati del fiorire di questa tendenza consapevoli di cosa c’è dietro a una tecnologia di questo genere. Ma soprattutto aspettiamo di sapere quali saranno i brand che prossimamente sperimenteranno con questa materia.

La felpa heat reactive di ACNE Studios che potete trovare qui


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Scritto da Anna Frattini

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