House68, la casa a padiglioni dello studio Design Collective Architects

House68, la casa a padiglioni dello studio Design Collective Architects

Giulia Guido · 2 settimane fa · Design

Il contatto della natura e le condizioni climatiche del luogo sono le fondamenta sulle quali è nato il progetto di House68. Ideata dallo studio Design Collective Architects, House68 si trova nello stato del Selangor, in Malesia, e fonde le più moderne tecniche e tendenze in ambito architettonico con le tradizioni e le necessità della regione. 

La casa è la residenza privata di una famiglia molto numerosa che ha chiesto esplicitamente un’abitazione con aree ben separate e distinte. Così gli architetti, ispirandosi all’architettura tipica del luogo, hanno progettato una casa di due piani composta da 4 padiglioni destinati a funzioni differenti e che permettono di separare perfettamente gli ambienti pubblici da quelli privati. 

Caratteristica ricorrente in tutta la struttura è l’apertura verso l’esterno attraverso ampie vetrate, porticati e terrazze. La costruzione di questi spazi è dovuta a un motivo principale, quello di combattere il caldo e il clima umido della regione. 

Così troviamo ampi spazi esterni ombreggiati dove potersi rilassare al fresco e le grandi e ricorrenti aperture presenti nella struttura permettono un continuo ricambio d’aria, ma anche di sfruttare al massimo la luce naturale. 

Per House68 sono stati scelti materiali come legno, vetro, bambù e pietra, che non creano contrasti con l’ambiente circostante. Infatti, grande importanza è stata data alla parte esterna della casa, dove troviamo una piscina e diversi cortili e laghetti. 

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House68, la casa a padiglioni dello studio Design Collective Architects
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“Museum of the future”, il progetto futuristico di Killa Design

“Museum of the future”, il progetto futuristico di Killa Design

Emanuele D'Angelo · 2 settimane fa · Design

Partendo da un approccio innovativo lo studio di architettura Killa Design ha presentato “Museum of the future”, progettato da Buro Happold e che sorgerà nella splendida Dubai.

Il “Museum of the future” vuole essere un catalizzatore di concetti e idee pionieristiche, ispirando coloro che vedono e visitano l’edificio a innovare, creare e scoprire.


Il nuovo museo sorgerà a pochi passi dal Burj Khalifa ed è composto da tre elementi principali: la collina, l’edificio e infine il vuoto.

La collina rappresenta la terra, le radici nel luogo, nel tempo e nella storia.
L’edificio nel quale sorgerà il museo rappresenta invece il genere umano, creato per essere in armonia con l’ambiente circostante.
Infine l’ultimo elemento riguarda il vuoto ellittico della struttura che rappresenta “la conoscenza sconosciuta”, ovvero l’innovazione.

La progettazione e la costruzione dell’edificio è iniziata anni fa, esattamente nel 2015, e ad oggi si iniziano a vedere i primi risultati. La struttura del museo è composta da ben 2.400 elementi in acciaio che si intersecano ed è stata completata e rifinita solo nel novembre 2018.

Mentre il rivestimento della facciata è in questo momento in fase di assemblaggio: mancano ancora gli ultimi dettagli ma è quasi ultimato. E non sarà una comune facciata, l’esterno dell’edificio è interamente ricoperto da finestre che vanno a formare una poesia scritta in calligrafia araba del sovrano di Dubai sulla sua visione del futuro della città.

Creato con l’obiettivo di realizzare uno degli “edifici più avanzati del mondo”, Buro Happold ha consegnato alla città di Dubai una struttura di 30.000 mq dinamica ed innovativa costruita anche grazie all’aiuto di un algoritmo.

Inoltre nel “Museum of the future” ci saranno interi piani dedicati al cambiamento climatico, dove si affronterà l’effetto del riscaldamento globale sugli ecosistemi e il tema della raccolta di energia solare nello spazio.
Una volontà che conferma il voler essere qualcosa in più di un semplice museo, con lo sguardo proiettato solo ed esclusivamente al futuro.

“Museum of the future”, il progetto futuristico di Killa Design
Design
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“Museum of the future”, il progetto futuristico di Killa Design
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The Mushroom, la casa a forma di fungo nascosta nella foresta

The Mushroom, la casa a forma di fungo nascosta nella foresta

Giulia Guido · 6 giorni fa · Design

Immaginate di camminare su un sentiero in una foresta e a un certo punto di imbattervi in un fungo gigante. Potreste essere un sogno, ma potreste anche essere nella provincia cinese di Jiangxi e quello davanti a voi potrebbe essere The Mushroom, l’ultimo progetto realizzato dallo studio ZJJZ

The Mushroom

Per questa abitazione gli architetti dello studio cinese sono riusciti a unire l’utile al dilettevole, infatti The Mushroom presenta una forma atipica, ma ogni scelta sembra rispondere a un’esigenza ben precisa. 

Partiamo dalla struttura: la casa è formata da due volumi, una base circolare e una copertura conica. Questi due volumi servono a dividere gli spazi interni, il primo ospita la camera matrimoniale con vista panoramica e i servizi, mentre il secondo, raggiungibile attraverso una piccola scala interna, è usato come spazio per i bambini. 

The Mushroom

Uguale importanza è stata data alla parte esteriore. La casa di sviluppa come una palafitta e il fatto che sia sollevata dal suolo permette alla natura di continuare a crescere, diminuendo l’impatto della struttura sull’ambiente. 

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Cercando di mimetizzare il più possibile The Mushroom nel paesaggio, il tetto conico è ricoperto di legno, mentre la base è in cemento granolitico che cambia sfumatura in base al tasso di umidità e al contatto con la pioggia. 

The Mushroom
The Mushroom, la casa a forma di fungo nascosta nella foresta
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The Mushroom, la casa a forma di fungo nascosta nella foresta
The Mushroom, la casa a forma di fungo nascosta nella foresta
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All for the Gram – FallingInSand

All for the Gram – FallingInSand

Emanuele D'Angelo · 5 giorni fa · Design

Si chiama James Sun ma sui social è meglio conosciuto come FallingInSand, un artista unico nel suo genere capace di trasformare dei granelli di sabbia in veri e propri capolavori.

Fino a poco tempo fa faceva l’ingegnere meccanico, un lavoro che però non amava particolarmente, poi un giorno per caso si è imbattuto in uno di quei tanti video sulla sand art presenti su Youtube e ha deciso di cambiare totalmente la sua vita. Da quell’istante James Sun decise che il suo futuro sarebbe stato diverso, così ritorna in Cina e comincia a studiare e ad apprendere tutti i segreti del mestiere.

Una decisione azzeccata e assolutamente vincente, in poco tempo FallingInSand ha conquistato ampie fette di pubblico con i suoi dettagliati lavori, ma non solo, di recente ha collaborato con la NFL per cui ha riprodotto tutti i simboli della squadre. Da personaggi celebri a loghi, James Sun riesce a riprodurre qualsiasi soggetto o oggetto, utilizzando i suoi 66 colori di sabbia.

Un lavoro intricato e meticoloso, basti pensare che ci vogliono dalle 6 alle 10 ore per dare vita ai ritratti, come le incredibili rappresentazioni di Kobe Bryant, Kanye West e Angelina Jolie. Mentre per i loghi il tempo di lavoro si riduce, ci vogliono circa un paio d’ore ciascuno.

E voi in spiaggia riuscivate a creare qualcosa del genere? Se la risposta è no, vi facciamo vedere alcune delle sue creazioni, per scoprirle tutte vi basta visitare il suo profilo Instagram.

All for the Gram – FallingInSand
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All for the Gram – FallingInSand
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“(T)rap&Architecture”, un dialogo tra musica e architettura

“(T)rap&Architecture”, un dialogo tra musica e architettura

Giulia Guido · 1 giorno fa · Design

Oggi più che mai assistiamo alla contaminazione tra diverse discipline, una contaminazione sana volta ad arricchire tutte le parti coinvolte. È ciò che, soprattutto negli ultimi anni, è successo tra architettura e musica e che sarà al centro di “(T)rap&Architecture”, un evento di Triennale Milano powered by adidas Originals che verrà trasmesso in streaming venerdì 16 aprile alle ore 18.30 sul sito e sul canale YouTube di Triennale Milano.

COSA:
(T)rap&Architecture
QUANDO:
venerdì 16 aprile alle 18.30
DOVE:
sito e canale YouTube di Triennale Milano

Frah Quintale, Rkomi e The Night Skinny sono i protagonisti di questo appuntamento online che si inserisce in una riflessione più ampia che Triennale sta portando avanti con progetti come lo skatepark dall’artista Koo Jeong A e la mostra sull’architetto Carlo Aymonino in programma a maggio 2021. L’incontro sarà moderato da Bianca Felicori, curatrice del progetto, e coinvolgerà anche Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, e Lorenza Baroncelli, Direttore artistico di Triennale Milano.

I tre artisti sono stati scelti perché rappresentanti di quel genere musicale che più di tutti gli altri ha una profonda connessione con il contesto urbano e perché provenienti da realtà eterogenee. Per questo motivo gli argomenti principali saranno le criticità delle periferie ancora irrisolte, i cambiamenti di status avvenuti con il successo, il legame con i quartieri di nascita e il ruolo dell’architettura come background dei video musicali.

Partendo dalla musica, Frah Quintale, Rkomi, The Night Skinny e Bianca Felicori apriranno e creeranno un dialogo sull’architettura e l’urbanistica di Milano, dando vita a una riflessione sulla città, sull’evoluzione avvenuta negli ultimi anni e su come cambierà nel futuro post-pandemia.

“(T)rap&Architecture” è anche un’occasione per (ri)scoprire alcuni edifici iconici della città di Milano, tesori che portano le firme di Gio Ponti, Marco Zanuso, Bruno Morassutti, Angelo Mangiarotti, Arrigo Arrighetti e Giovanni Mistretta. Sarà un viaggio che, anche grazie a una documentazione fotografica e video, partirà dalle periferie e arriverà fino ai quartieri residenziali del centro.

“(T)rap&Architecture” verrà trasmesso in streaming sul sito e sul canale YouTube di Triennale Milano venerdì 16 aprile alle ore 18.30. Non mancare!

(T)rap&Architecture | Collater.al-004
(T)rap&Architecture | Collater.al-004
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Photo: Marco Aurelio Mendia
Photo cover: Silvio Tovaglia

“(T)rap&Architecture”, un dialogo tra musica e architettura
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“(T)rap&Architecture”, un dialogo tra musica e architettura
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