Hyuro è Hyuro, l’artista argentina Tamara Djurovic. Tutto il resto non conta. I suoi lavori sono così intimi da non aver bisogno di una biografia. Così sinceri da lasciare disarmati.
C’è un dialogo continuo tra lei e le sue opere, c’è la ricerca di sé che è svelamento ed epifania, buco di serratura e nudità.
C’è il rapporto con l’altro: essere umano, animale o cosa che sia. La sua estraneità, la volontà di capire i possibili incastri, di trasformarsi, senza però adattarsi mai, senza perdere il proprio volto, il proprio corpo, perché altrimenti arriva la sconfitta, arriva la depressione.
C’è la donna, una e tutte. La donna che più di chiunque altro si trasforma per accogliere, creare o semplicemente conservare.
C’è la forza della delicatezza che ti sussurra all’orecchio parole dolcissime e strazianti, riposa gli occhi e sforza cuore e mente.
























































