C’è qualcosa di poetico nel nome scelto da IKEA per la sua collezione più audace. PS, come post scriptum, quella nota aggiunta alla fine di una lettera quando hai già detto tutto quello che dovevi dire e poi ti accorgi che c’è ancora qualcosa di fondamentale da aggiungere. Spesso è proprio lì, in quel PS, che si nasconde la cosa più vera e IKEA lo sa bene.
Era il 1995 quando IKEA arrivò al Salone del Mobile di Milano con la prima collezione PS. Un debutto che più che una partecipazione qualsiasi voleva essere una dichiarazione di intenti: fu così che per la prima volta nella storia della fiera del design più importante al mondo, un’azienda esponeva i prezzi accanto ai propri prodotti. Un gesto che potrebbe sembrare banale, ma che allora aveva qualcosa di rivoluzionario, e che, a pensarci bene, lo ha ancora adesso. Provate a girare per i padiglioni del Salone o alle presentazioni del Fuorisalone oggi e cercate un cartellino con scritto un prezzo: girerete all’infinito, invano.

Ma non pensate che quella prima collezione PS fosse un mero catalogo di prodotti. Era la concretizzazione di un’idea che IKEA stava mettendo a fuoco in quegli stessi anni: il Design Democratico, fondato su cinque principi: forma, funzione, qualità, sostenibilità e prezzo basso. Insomma, l’idea che un buon design non debba per forza essere un lusso e un privilegio per pochi.
Lo scorso aprile, trent’anni dopo quella prima apparizione milanese, IKEA è tornata alla Design Week con un anticipazione della nuova collezione PS 2026. Sono stati, infatti, presentati in anteprima tre pezzi. La lampada che si piega, firmata da Lex Pott, formata da un cilindro di metallo tagliato a 45° che diventa un oggetto trasformabile, quasi scultoreo. La poltrona che si gonfia, di Mikael Axelsson, un tentativo riuscitissimo e già virale di riabilitare i mobili gonfiabili. E la panca che dondola, di Marta Krupińska, che prende ispirazione dalle dalle file di persone sedute all’Oktoberfest, che si muovono talmente in sintonia brindando e festeggiando che sembrano sedute su delle panche che oscillano.



Questi tre pezzi raccontavano già molto, ma per scoprire il resto della collezione IKEA PS 2026 siamo andati dove tutto ha avuto inizio.
Älmhult è una piccola città nel sud della Svezia, nello Småland, la regione dove Ingvar Kamprad fondò IKEA. È qui che si trovano i laboratori per i test, gli archivi storici, i prototipi e continuano a nascere i prodotti che poi finiscono nelle nostre case. Visitare questi spazi significa capire quanto lavoro invisibile si nasconda dietro ogni oggetto: quante versioni, quanti errori, quanta ricerca tecnica e materica precedono il momento in cui un prodotto arriva in negozio.
È qui che abbiamo scoperto la collezione PS 2026 nella sua interezza – che sarà disponibile worldwide a partire dal 14 maggio -, e dove abbiamo capito che il motto scelto da Maria O’Brien, la creative leader che ha guidato i 12 designer coinvolti nel progetto, era tutt’altro che una formula vuota: riduci per amplificare, semplifica senza annoiare.
IKEA PS 2026 è una collezione che si muove e che fa del movimento il suo principio progettuale. Così la collezione si compone di pezzi che scattano, si piegano, si arrampicano, si spostano.
IKEA PS 2026: i pezzi della collezione
Oltre alla lampada che si piega, Lex Pott ha progettato altri 3 pezzi della collezione: un carinissimo carrello rotondo su rotelle con quattro ripiani, una lampada portatile, ricaricabile e con intensità luminosa regolabile che è pronta a far luce nelle sere d’estate e delle fantastiche decorazioni in carta riciclata che riempiono casa di colori e divertenti personaggi.



Mikael Axelsson non ha solo pensato alla poltrona che si gonfia, ma ha anche realizzato un simpatico sgabello che si arrampica: presenta un meccanismo di regolazione dell’altezza ispirato agli attrezzi da falegnameria, con una struttura con denti a cricchetto che funziona in modo volutamente analogico.

Anche Marta Krupińska non ha pensato solo alla panca che dondola, ma ha firmato anche un poggiapiedi in rattan intrecciato a mano che può essere usato anche come seduta e come spazio contenitore e l‘orologio che sbircia che si ispira sia a un periscopio, ma anche alla street art presente ella città natale di Marta, in Polonia.


Il mobile che si muove sinuoso di Friso Wiersma è forse il pezzo più artigianale della collezione: ante in pino intrecciate a mano con una tecnica mutuata dalla costruzione di barche. È sempre di Wiersma la reinterpretazione in legno dell’iconica libreria progettata da Niels Gammelgaard nel 1985.


Ola Wihlborg ha firmato ben 6 pezzi della collezione. Tre di questi sono tavoli che si differenziano per colore, dimensioni e caratteristiche.



Poi ci sono un divano, che però è anche un letto, il comodino che sembra una casetta per gli uccelli e, infine, una vetrina di metallo rosa che giustamente è stato definito “il mobile che mette in mostra” e che siamo sicuri che svolterà la casa di molti.



Alle sedie ci ha pensato Ellen Hallström, che ha ideato una sedia pieghevole in legno di betulla laccato con colori pop e la sedia gioiosa che spicca per le sue linee morbide. Di Hallström è anche l‘attaccapanni che scatta in posizione con i ganci che si aprono durante l’uso e si chiudono con uno scatto quando non servono e uno specchio che può essere appoggiato su un tavolo, ma anche appeso alla parete.




Ma non è finita qui.
Matilda Lindstam Nilsson ha progettato una poltrona che si apre e si trasforma in un letto; il paralume di Lukas Bazle riesce a portare la luce delle grandi lampade in carta di riso anche negli spazi più piccoli; il tavolo che fa clic di David Wahl può essere chiuso e portato comodamente ovunque come una ventiquattrore; i vasi di Maria Vinka sembra che abbiamo le orecchie, pronti ad ascoltare qualsiasi conversazione in qualsiasi stanza; la sedia di Henrik Pretuz sulla quale ci si può sedere da tutti i lati e, infine, i tessili disegnati da Michelle Armas con la tecnica del blooming ink, ovvero inchiostro che sboccia, portano un ulteriore ventata di colore.



Un design per tutti
Visitando i laboratori di test di IKEA ad Älmhult si capisce qualcosa che nei negozi rimane invisibile: ogni prodotto è il risultato di decine di prototipi, problemi risolti, compromessi tra funzione e costi. L’impegno non è solo estetico, è strutturale, ambientale, logistico. Come trasportare questo oggetto in una scatola piatta? Come usare meno materiale senza perdere resistenza? Come garantire che duri nel tempo?

Friso Wiersma ha detto una cosa semplice che vale più di qualsiasi manifesto aziendale: la cosa più bella di lavorare in IKEA è creare qualcosa che qualunque suo amico o familiare possono permettersi e avere nelle loro case. È esattamente questa la ragione per cui esiste IKEA PS.
IKEA PS 2026 non punta alla bellezza per pochi. Punta alla creazione di oggetti pensati per essere vissuti, per essere usati da tutti.
P.S. E lo fa, come sempre, a un prezzo che tutti possono permettersi.



