Art Mattia Ozzy B. riscrive SEBINO dall’interno
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Mattia Ozzy B. riscrive SEBINO dall’interno

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All’interno di IN/FORM, il progetto che sta trasformando gli spazi di Sebino in un territorio di dialogo tra arte e industria, il lavoro dell’artista Mattia Ozzy B. arriva dalla strada. Non come riferimento stilistico, ma come dimensione vissuta; uno spazio che ha abitato, studiato e progressivamente decostruito nel corso dell’intera sua pratica.

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Ozzy B. si definisce un artista multidisciplinare. Il suo lavoro non è puramente pittorico: si muove attraverso la scultura, l’installazione e la fotografia analogica, gravitando sempre attorno al contesto urbano. A connettere queste pratiche diverse è un interesse costante per i materiali trovati e gli oggetti di scarto — i residui di una città che produce e abbandona in egual misura.

Mattia Ozzy B.

Il punto di partenza è il graffito. Ma la traiettoria da lì in poi è di progressiva astrazione: la lettera viene decostruita, il gesto rimane. Ciò che Ozzy B. ha conservato dalla writing non è il segno in sé, ma la sua energia — il rapporto fisico con lo spazio, l’istinto di appropriazione, la velocità di un segno lasciato senza permesso. Da lì, il lavoro si spinge verso qualcosa di più materico e compositivo, vicino alle correnti del post-vandalismo e del post-graffitismo che identifica come riferimenti centrali.

«Ho conservato la gestualità del graffito, ma ho cercato di decostruire la lettera — concentrandomi di più sulla composizione, sulla scelta cromatica e sulla scelta del luogo».

Mattia Ozzy B.

Uno dei temi ricorrenti della sua ricerca è la sovrapproduzione. Ozzy B. è da tempo attratto dalle zone fantasma e dai non luoghi — quegli spazi periferici e interstiziali in cui gli oggetti scartati si accumulano come sottoprodotto dello scambio tra centro e periferia. Questi luoghi diventano allo stesso tempo soggetto e materia prima: le cose trovate lì entrano nel lavoro direttamente, portando con sé le proprie storie di uso e abbandono.

«Sono consapevole di far parte di una dimensione collettiva. Sono sicuro che installando e lavorando nello stesso spazio si creerà un dialogo tra di noi — e spero anche un confronto».

Mattia Ozzy B.

Quell’ultima parola, confronto, è rivelatrice. Per Ozzy B., l’arte in uno spazio condiviso non è mai neutrale. Preme su ciò che la circonda, risponde, a volte resiste. In un ambiente industriale già carico della logica della produzione e dell’utilità, la sua presenza introduce un tipo diverso di accumulo.

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Scritto da Collater.al Crew

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