Art La ricerca della perfezione di James Lee Byars
Artexhibitioninstallation

La ricerca della perfezione di James Lee Byars

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Giorgia Massari

Oro, rosso e nero sono i colori preponderanti all’interno di Pirelli HangarBicocca, che da oggi 11 ottobre accoglie la mostra di James Lee Byars. Artista enigmatico e mistico, Byars è stato – ed è ancora oggi – una delle figure più importanti della scena artistica del ventesimo secolo. Quella di HangarBicocca è la prima retrospettiva italiana dedicata all’artista americano dopo la sua scomparsa, avvenuta ventisei anni fa. L’ambiente un tempo industriale delle Navate di Pirelli si delinea come luogo ideale per ospitare le installazioni di grandi dimensioni di Byars che nell’open space appaiono in perfetto dialogo tra loro. Il risultato è quello di un percorso fluido che, opera dopo opera, immerge i visitatori nella poetica di Byars. Un’incessante ricerca della perfezione attraverso un approccio che unisce il misticismo all’estetica, la spiritualità alla corporeità.

L’esposizione si apre con una gigantesca torre dorata, alta ventuno metri e dedicata all’umanità. The Golden Tower (1990) costituisce l’emblema della ricerca di James Lee Byars e anticipa allo spettatore il binomio ricorrente in tutta la mostra: forme perfette e materiali immutabili. Quest’opera, così come The Door of Innocence e The Figure of Question in the Room, riassumono al meglio l’indagine della perfezione di Byars. La sua ricerca si traduce nell’utilizzo di materiali preziosi ed eterni, come la pietra arenaria, il marmo e il vetro, molto spesso ricoperti interamente da foglia d’oro e accompagnati da seta e cristalli. Oltre che nella scelta di figure considerate perfette, su tutte quella della sfera che nel corso dell’esposizione appare di diverse dimensioni e materiali, acquisendo diversi significati. Dal bulbo oculare racchiuso in una teca di vetro alla “palla” composta da 3333 rose rosse, fino a giungere all’ultima sala che accoglie l’installazione Red Angel of Marseille composta da mille sfere di vetro rosso.

Nelle forme archetipe, come obelischi e totem, e nelle geometrie minimali come sfere, prismi e pilastri, è da ricercare l‘influenza nipponica che James Lee Byars accoglie a partire dai suoi primi viaggi in Giappone. Sarà il contatto con la cultura e la religione shintoista a condurre l’artista verso l’indagine sull’effimero e in seguito a sviluppare un pensiero teso alla ricerca della perfezione. In questo senso, i suoi studi filosofici e psicologici si rivelano cruciali. Per Byars la domanda è più importante della sua risposta e il dubbio diventa l’unico approccio all’esistenza.

La mostra è a ingresso gratuito ed è aperta fino al 18 febbraio 2024.

Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano
Ph Credits Agostino Osio

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Scritto da Giorgia Massari
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