Le opere di Jochen Mühlenbrink (1980) cadono a pennello in questa giornata di pioggia che anticipa l’autunno. Le sue creazioni, infatti, sembrano letteralmente disegni fatti con il dito su un vetro appannato, ma la cosa sorprendente è scoprire che sono dipinti a olio su tela. Dei trompe l’oeil eseguiti alla perfezione, capaci di ingannare chiunque. Mühlenbrink è un maestro dell’illusione, noto per i suoi dipinti iperrealistici che esplorano i limiti della percezione. Le sue opere creano uno spazio sospeso tra il tangibile e l’immaginato. I suoi soggetti, spesso finestre appannate con disegni tracciati sulla condensa, evocano un senso di nostalgia e mistero. Come racconta lo stesso Mühlenbrink in un’intervista su Overstandard: «Nel 2017 è emerso il tema dei dipinti di finestre appannate, introducendo una dimensione completamente nuova alla mia arte – il regno della condensazione, l’in-between che esiste tra la scena e l’osservatore».

I disegni e le impronte sulle superfici nebulose ci riportano a gesti infantili, quando si tracciavano figure con le dita sui finestrini appannati di un’auto. Mühlenbrink fa così percepire al pubblico un mondo di transizione, in cui ciò che vediamo attraverso la nebbia diventa ambiguo, quasi magico. Ma le sue opere non sono solo disegni sulla condensa. In alcune tele il livello si alza e l’artista inserisce altri elementi come strisce di nastro adesivo, fogli scarabocchiati, cartoline e Polaroid attaccati alle pareti, o ancora sulla sfondo – dietro la condensa – si intravede un paesaggio bucolico. Anche in questo caso non si tratta di elementi reali ma creati dal suo pennello.


Nella stessa intervista citata sopra, Mühlenbrink suggerisce anche una direzione futura nella sua produzione artistica: «Il 2024 sarà l’anno dei miei quadri specchianti (MP), un termine che ha un significato sia letterale che metaforico». Questi invece, come vediamo dai video sul suo profilo Instagram, sono realizzati con la tecnica spray. Se le finestre appannate rappresentano un momento di transizione, le superfici specchianti apriranno nuovi spazi di riflessione, invitando l’osservatore a interrogarsi su ciò che vede e su ciò che riflette.



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Courtesy Jochen Mühlenbrink
