Dopo una ristrutturazione durata ben sette anni, il Carré Sainte-Anne di Montpellier riapre al pubblico trasformandosi in una cattedrale vivente, grazie a un potente intervento operato da JR. L’artista francese, noto per la sua capacità di far dialogare spazio pubblico, fotografia e memoria collettiva, inaugura questo nuovo capitolo con Adventice, un’installazione monumentale che unisce la forza della natura a quella delle storie umane.
Tutto nasce da un’immagine semplice ma evocativa: quella dei semi trasportati nei tessuti provenienti da altre terre nel Medioevo. Semi che, lavati nel fiume Lez, si sono depositati sulle sue rive e hanno dato vita a piante esotiche, considerate “erbacce”, ma in realtà fondamentali per la biodiversità. È proprio da questo fenomeno spontaneo che nacque il primo Orto Botanico di Francia. Un caso? Forse. Ma anche una lezione: ciò che arriva da fuori può diventare linfa, arricchire il suolo, cambiare la storia.

Al centro della navata, JR fa crescere un albero gigantesco. Un organismo simbolico che si copre di oltre 10.000 mani, raccolte tra gli abitanti di Montpellier a cui se ne aggiungeranno altre. Al posto delle foglie, queste sagome testimoniano vite uniche, migrazioni interiori, racconti non detti. Le radici, svelate tramite un gioco di anamorfosi, raccontano ciò che spesso resta invisibile: le origini, le connessioni profonde, la forza silenziosa che tiene tutto insieme.

Il titolo dell’opera, Adventice, viene dal latino ad venire, “venire da fuori”. È il nome botanico delle piante che crescono senza essere state seminate. Quelle che invadono, si impongono, e per questo vengono spesso scartate. Ma oggi sappiamo che sono indispensabili: nutrono la terra, attirano impollinatori, tengono in equilibrio l’ecosistema. JR ne fa un inno alla contaminazione, alla ricchezza dell’inaspettato, alla necessità dell’altro.

Chi si avvicina all’albero può persino sentirne il cuore battere. Un suono intimo, quasi invisibile, ma profondamente umano. Fino al 7 dicembre, si può ancora partecipare, aggiungendo la propria mano. Un gesto semplice, collettivo, ma carico di radici.
