C’è una delicatezza quasi impalpabile nelle illustrazioni di Jungho Lee, artista coreano conosciuto su Instagram come @jungho.el. Le sue opere sembrano – sospese tra sogno e realtà – immerse in una calma pervasiva.

Le illustrazioni di Jungho sono fatte di tinte tenui, linee morbide e composizioni essenziali che parlano direttamente al subconscio. Figure solitarie leggono su letti sfatti, sotto la pioggia, su scale che portano verso l’ignoto, in case che sembrano galleggiare nel nulla o in mezzo alla natura più silenziosa. I personaggi non hanno volti definiti, eppure comunicano emozioni fortissime: malinconia, intimità, contemplazione.

Non è la prima volta che parliamo di lui. Nel 2016, su Collater.al raccontavamo le sue “illustrazioni sognanti per gli amanti dei libri”, soffermandoci in particolare sull’uso del colore blu come chiave narrativa. Quel blu avvolgente e misterioso, capace di evocare silenzio, profondità e introspezione, era l’elemento dominante di un immaginario fatto di sogni e solitudine. Le sue opere di allora sembravano quasi delle metafore visive, immagini sospese tra il reale e il concettuale, dove il libro era spesso più simbolo che oggetto.



Oggi, invece, l’evoluzione del suo lavoro è evidente. Il blu non è scomparso, ma ha perso il ruolo da protagonista per diventare una presenza discreta, quasi un’eco. La palette si è ampliata, lasciando spazio a tonalità più calde, pastello, anche polverose, che trasformano l’atmosfera da surreale a profondamente umana. Le composizioni sono più intime, meno metaforiche e più narrative.

Le figure continuano a essere quasi sempre isolate, ma non sembrano più perse: abitano lo spazio, lo ascoltano, ci si immergono. E lo stesso libro, elemento ricorrente del suo immaginario, non è più solo simbolo di evasione ma diventa spazio fisico e mentale, quasi architettura emotiva.

Jungho Lee costruisce mondi interiori, ma lo fa con una leggerezza che invita a rimanere dentro quelle immagini, a farsi avvolgere dal silenzio, a scoprire che forse, ogni tanto, abbiamo bisogno di perderci in una pagina disegnata quanto in una pagina scritta. E se già nel 2016 il suo blu ci portava altrove, oggi sono nuove sfumature a raccontare storie ancora più complesse e toccanti.


