Music Gli effetti collaterali di Khalid su Khalid
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Gli effetti collaterali di Khalid su Khalid

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Claudia Maddaluno
Gli effetti collaterali di Khalid su Khalid. | Collater.al

In una recente intervista a Billboard, Khalid ha dichiarato:

More than anything in life right now I want growth. I want my music to grow and represent how I am growing up. Suncity is the start of a new era for me, this music poured out of me and I didn’t want to wait to share it. I wanted to be able to live in this moment with my fans and my friends and speak from the heart”.

Suncity, il nuovo EP del giovane talento R&B Khalid, è uscito venerdì.  E no, noi non siamo convinti sia l’inizio di una nuova era e neppure del fatto che il giovane cantautore di El Paso sia musicalmente cresciuto. Ma, andiamo per gradi.

Khalid ha soli diciotto anni quando debutta nel luglio del 2016 con il singolo Location e si siede subito sul numero sedici nella classifica Billboard Hot 100, ottenendo anche il doppio disco di platino.

Il brano raggiunge 35 milioni di streaming su Spotify, tracciando in qualche modo una strada brillante e sicura all’uscita del debut album American Teen: 15 tracce in cui Khalid si sente libero di esprimere la sua piena identità di adolescente (con tutti i piccoli drammi del caso) ma con una maturità compositiva inedita per uno della sua età.

Quella voce calda, quelle melodie tristi, ma allo stesso tempo ammiccanti, accendono un paio di lunghi fari abbaglianti sul suo talento.

Così Kendrick Lamar lo chiama per le voci nell’intro di The Heart Part 4 e Lorde lo sceglie insieme a SZA e Post Malone per lavorare al remix del singolo Homemade Dynamite.

Le collaborazioni si sprecano e Khalid affianca i nomi di Ty Dolla $ign e 6LACK, H.E.R., Sabrina Claudio, Imagine Dragons, Normani. E tutto questo lo deve al fatto di essersi presentato come uno di quelli giusti, uno di quelli su cui puntare nel 2017 per vincere facile nel 2018.

E invece no.

A metà del nuovo anno Khalid mette fuori un nuovo Ep, Suncity, lo carica di ulteriori aspettative, dicendo che si tratta di un nuovo capitolo della sua carriera e di una crescita ma, per noi che ci avevamo scommesso, quell’EP ha il suono di una promessa disattesa.

Khalid ha vent’anni ma la sua penna è rimasta acerba: l’amore c’è, è sempre complicato e tormentato e lei è sempre bella come un diamante. E il punto è proprio questo.

In queste sette tracce che compongono il nuovo EP, non siamo mai di fronte a un testo che ci apre in due o che ci dà lo spunto per una più profonda riflessione. Si ha quasi l’impressione che questo EP sia un eterno American Teen o, per meglio dire, un’eterna adolescenza. Potremmo concludere dicendo che è questo l’effetto collaterale e indesiderato dal quale Khalid è travolto senza esserne cosciente.

E d’altra parte sarebbe disonesto dire che non ci piace: in ognuna di queste tracce Khalid è ancora quel giovane americano su cui abbiamo scommesso. Con le sue atmosfere calde, la voce sinuosa, le melodie pulite, una grossa versatilità stilistica (nella title track in feat. con Empress Of e Rosalìa si gioca anche la carta vincente del reggaeton).

Solo che non è abbastanza.

Non basta virare al pop o al reggaeton: Khalid ha già tutte le carte in regola per diventare una pop-star. A mancargli è una cosa fondamentale all’obiettivo di crescere e catapultarsi in una nuova era: il coraggio di rischiare.
Del resto solo chi rischia, cresce.

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Scritto da Claudia Maddaluno
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