Photography “Lettere alla piccola me” per fare pace con il passato
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“Lettere alla piccola me” per fare pace con il passato

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Laura Tota
Alexa Sganzerla | Collater.al

Sentiamo spesso dire che una fotografia vale più di mille parole e che spesso una buona fotografia non ha bisogno di parole per essere spiegata.
Sebbene fotografia e scrittura afferiscano a due mondi diversi e a due linguaggi molto differenti tra loro, la storia ci ha insegnato quanto la loro complementarietà e coesistenza possa essere salvifica: un testo a corredo di un’immagine può svelarne letture altre, così come un’immagine a supporto della scrittura può completarne la visione. Ma quando fotografia e scrittura coesistono all’interno di uno stesso spazio visivo, succedono cose inaspettate, in cui diventa difficile definire quale linguaggio supporti l’altro.
Ancora più interessante sarebbe chiedersi come cambi tale coesistenza quando si mettono in dialogo una scrittura e un’immagine concepiti in tempi diversi e nati con diverse finalità. In che modo cambia il significato di entrambi i linguaggi?

Mi sono imbattuta qualche mese fa in un delicato progetto di Alexa Sganzerla, giovane autrice italiana impegnata nell’affrontare le tematiche della femminilità, dell’auto-rappresentazione e dell’identità.

Lettere alla piccola me è un lavoro foto-grafico dedicato alla cura, alla guarigione e alla pacificazione con il passato attraverso l’utilizzo di fotografie vernacolari e testi.
La visione dell’infanzia, ovvero di quello che dovrebbe essere il periodo più felice nell’esistenza di ogni individuo, viene de-romanticizzata accostando alle foto di Alexa bambina frasi relative a stati d’animo, esperienze ed emozioni pensate e sperimentate dall’Alexa adulta.
Quello che ne risulta, è una dissonanza potente, acuita da un lettering delicato, a volte giocoso e ironico che veicola però contenuti testuali spesso violenti, disincantati e sofferenti.

Così il sorriso della piccola Alexa, viene celato dall’imbarazzo provato dall’Alexa adolescente nel mostrare i suoi denti, a detta di molti storti e poco fotogenici o ancora l’Alexa bambina nel seggiolone viene redarguita sul ruolo del cibo per le donne nella società contemporanea. O ancora, altre foto sono piccoli abbracci di consolazione, tenerezza e affetto per tutte le volte che Alexa ha resistito e tenuto duro.

Quello di Alexa è insieme un genuino tentativo di mettere la piccola sé in guardia rispetto a situazioni e sensazioni che mai avrebbe immaginato di poter provare, così come è una terapia per fare pace con il passato, per tutte le volte che non è riuscita a tener fede ai sogni e alle promesse fatte a se stessa durante l’infanzia.
Alexa mette in dialogo un’immagine d’archivio con un pensiero scritto odierno, creando un cortocircuito necessario per chiedere scusa a sé stessa e prendersi cura della persona che è oggi, dando un nuovo significato a quelle immagini che acquisiscono così un ruolo terapeutico diverso dalla semplice funzione di ricordo (tipica della fotografia vernacolare) per cui erano state scattate.

I messaggi, a volte personali e legati alla biografia personale dell’autrice, altre relativi più alla sfera sociale e quindi a macro tematiche quali la misoginia, gli standard di bellezza o il femminismo, rendono “Lettere alla piccola me” una carezza universale, pronta a posarsi sul viso di chi voglia prendersi un attimo per riflettere sulla propria vita e fare un bilancio in dialogo aperto con il passato.

Alexa Sganzerla | Collater.al
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Scritto da Laura Tota
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