Style “L’odio” e lo streetwear anni ’90
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“L’odio” e lo streetwear anni ’90

‐
Andrea Tuzio

L’odio di Mathieu Kassovitz è uno di quei film che non può invecchiare. Girato in bianco e nero, racconta la routine svogliata di tre amici lungo le 19 ore durante le quali la storia si sviluppa. 

I tre protagonisti sono Hubert, un pugile nero con un forte codice morale, Saïd, un ingenuo di origini algerine e Vinz, un ebreo della classe operaia con un carattere molto difficile. Tutti nati in Francia da genitori immigrati, vivono nella banlieue parigina, costantemente arrabbiati e in contrasto con la società per il modo in cui la società stessa li tratta da sempre.

Nonostante il tempo passato dall’uscita del film, L’odio sembra essere più attuale che mai, le lotte razziali e di classe, l’abuso di potere da parte della polizia e il contrasto con l’autorità costituita di cui il film è permeato, sono ancora oggi problematiche al centro del dibattito politico e sociale a tutte le latitudini e ci ricordano quanta strada ci sia ancora da fare per cambiare rotta.

Oltre al messaggio crudo e diretto che Kassovitz lanciò con il film, L’odio è stato anche un incredibile esempio dell’estetica streetwerar degli anni ’90 immortalandone gli schemi. 

Il modo in cui i tre protagonisti sono vestiti è intrinsecamente connesso alla loro caratterizzazione: Vinz, represso ed emotivamente arido, resta tutto il tempo “chiuso” nella sua tracksuit Nike. Hubert esprime il suo conflitto interiore fatto di rabbia e violenza indossando brand diversi come Carhartt, Fila, Everlast e una shearling jacket mentre Saïd personaggio turbato, confuso e smarrito, indossa capi semplici come un polo Lacoste sotto la tuta no brand.

Le tute messe sotto i cappotti, quasi una sorta di uniforme, sono una vera e propria anticipazione del concetto anti-luxury che domina un certo tipo di moda maschile contemporanea.

L’esperto di abbigliamento vintage Kevin Soar ha spiegato: “L’odio ha una risonanza enorme per il suo stile e il suo contesto politico. Il film rimane rilevante concentrandosi sul rapporto tra la polizia, il governo e i giovani dei sobborghi, poiché ci sarà sempre una lotta tra i giovani e la polizia nella maggior parte delle grandi città del mondo. L’abbigliamento tra gruppi di persone, e soprattutto tra i giovani, rappresenta un’affermazione importante, non si tratta solo di apparire belli, ma anche di dire ‘Siamo una cosa sola’.

Una delle immagini più iconiche del film è quella in cui Vinz, Saïd e Hubert vengono immortalati su un balcone con vista su Parigi: Vinz indossa un MA-1 su una giacca di una tuta Nike e un paio di jeans, Saïd un bomber in pelle su una tracksuit e Hubert la sua classica shearling jacket, un paio di pantaloni cargo camo e un beanie Carhartt.

L’odio di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel è un film controverso, unico, iconico e potente, uno sguardo crudo e reale sulle difficoltà sociali che purtroppo continuiamo a vivere, ma è anche un film premonitore, che è riuscito a catturare perfettamente l’estetica streetwear anni ’90 che rappresenta il riferimento principe della moda contemporanea.

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Scritto da Andrea Tuzio
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