Ci sono loghi che che sono impressi nella nostra mente, che da soli riescono a raccontare storie, evocare mondi e a diventare parte della nostra memoria visiva. Quello della Warner Bros. è uno di questi.
Ma questo logo non custodisce solo le trame e le vicende di migliaia di personaggi, nasconde anche una storia personale fatta di evoluzioni, cambiamenti, metamorfosi tanto interessanti quanto i film che anticipa.

Fondata nel 1923 dai fratelli Harry, Albert, Samuel e Jack Warner, l’azienda nasce tra proiezioni itineranti e piccole sale cinematografiche tra Ohio e Pennsylvania. Pochi anni dopo, si trasferisce a Hollywood, trovando nella California il terreno perfetto per crescere e costruire un impero dell’intrattenimento. Da lì, il passo verso il cinema e la televisione di successo è naturale, dando il via a produzioni di film che sono diventate icone, serie televisive che hanno conquistato il pubblico e prodotti d’animazioni che hanno accompagnato l’infanzia di migliaia di bambini.
Il primo logo è quindi datato 1923, caratterizzato da un logotipo elegante, serif, in maiuscolo. Insomma, lontanissimo da quello attuale. È due anni dopo, nel 1925, che compare per la prima volta lo scudo, con il celebre monogramma “WB” al suo interno, destinato a diventare il cuore dell’identità Warner Bros. Da quel momento in poi, il logo evolve continuamente, senza mai perdere la propria essenza.

Negli anni ’30 il design si semplifica, lasciando più spazio alle lettere, mentre i banner arcuati e le linee più decorate del dopoguerra conferiscono al logo un senso di eleganza e autorevolezza. Negli anni ’50 arriva invece una versione più essenziale: strisce e ombreggiature tridimensionali vengono eliminate, tornando a una forma pulita e riconoscibile, che rimarrà impressa nella memoria di generazioni di spettatori.
Non mancano versioni più radicali. Negli anni ’70, il celebre “Big W” firmato da Saul Bass propone un design audace e geometrico, criticato da molti ma impossibile da ignorare. Anche quando il logo cambia drasticamente, lo scudo torna sempre a farsi riconoscere, come un fil rouge che lega tutte le versioni tra loro.

È negli anni ’80 che il logo assume forse la sua forma più iconica: tridimensionale, che fluttua in un cielo luminoso, con riflessi dorati e un nastro elegante. È la versione che rimarrà invariata per più tempo e che molti di noi visualizzano quando si parla di Warner Bros.

Nel 2019, infine, il logo subisce un restyling deciso, virando su una versione più minimale, in linea con i trend del momento. Lo scudo resta, le lettere anche, ma tutto il resto viene ridotto al minimo. È un equilibrio perfetto tra tradizione e contemporaneità, che mantiene l’identità storica pur adattandosi ai nuovi schermi, ai nuovi media e ai nuovi pubblici, ma non solo.

In tutti questi anni, il logo di Warner Bros. non è cambiato solo seguendo le evoluzioni della tecnologia e le tendenze in ambito grafico, ma si è sempre messo a disposizione del film o del programma che presentava.
Sono forse tre i casi più belli ed emblematici in cui vediamo come lo scudo cambi in base al prodotto.
Il primo è quello legato a tutta la serie dei Looney Tunes, in cui il logo è spesso usato come elemento con cui Bugs Bunny, Daffy Duck e i loro amici lunatici interagiscono: ci saltano sopra, lo utilizzano come porta da cui sbucare all’improvviso e chi più ne ha più ne metta.

Non possiamo, poi, non citare tutti i film di Batman, per i quali il logo subisce un’evoluzione più drammatica. Lo scudo assume contorni più scuri e austeri, talvolta con ali che si aprono verso l’alto o dettagli metallici che ricordano proprio un pipistrello.
Un’altra saga che ha fatto la storia di Warner Bros. è Harry Potter. In questo caso gli scudi seguono l’incupirsi delle vicende dei singoli film, diventando parte della narrazione.
Ma le varianti non finiscono qui. Ogni film o serie targata WB ha una sua caratterizzazione: in Polar Express lo scudo si riempie di stalattiti di ghiaccio, per Barbie si tinge di rosa, in C’è posta per te diventa un’icona sul desktop, e potremmo andare avanti all’infinito.
Eppure, non possiamo far finta di non sapere che dietro questa magia visiva si nasconde anche un lato più malinconico. Infatti, dopo quasi un secolo di indipendenza e di crescita costante, sembra proprio che Warner Bros. verrà ceduta a Paramount Global, aprendo un capitolo che molti stanno già criticando e che al momento pare molto incerto.
Lo scudo dorato e blu, simbolo di sogni, film e mondi immaginari, resta lì, immutabile nella memoria del pubblico, insieme a quel “Che succede, amico?” di Bugs Bunny, alle tenebre dei cieli di Gotham e alla magia di Hogwarts. Ogni volta che lo vedremo ci ricorderà di continuare a sognare e che se anche le epoche cambiano, i suoi film rimarranno sempre, perfettamente, gli stessi.