Art Il poster di JR per Roland-Garros guarda alla terra rossa
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Il poster di JR per Roland-Garros guarda alla terra rossa

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Anna Frattini

Nel 2026 il Roland-Garros rinnova una delle sue tradizioni più interessanti, affidando ancora una volta la propria immagine a uno sguardo artistico capace di uscire dai confini dello sport. Dopo oltre quarant’anni di poster firmati da artisti contemporanei, la scelta ricade su JR, un artista che ha costruito tutta la sua ricerca sul modo in cui guardiamo e su ciò che spesso ci sfugge.

Piuttosto che concentrarsi sul gesto atletico o sull’iconografia della vittoria, JR sceglie di spostare il punto di vista. Il centro dell’immagine non è il giocatore ma la terra rossa, elemento fondativo e identitario del torneo parigino. Il poster nasce da un momento che normalmente resta invisibile: la preparazione del campo. Un gesto tecnico, ripetuto e quasi silenzioso, che avviene lontano dagli occhi del pubblico e che qui diventa improvvisamente protagonista. Fotografato sul Court Philippe-Chatrier in inverno, il campo perde la sua dimensione spettacolare e si trasforma in un luogo sospeso, più vicino a un rituale che a un evento.

La superficie del campo smette così di essere un semplice sfondo e diventa materia viva, qualcosa che esiste solo attraverso il lavoro costante di chi la costruisce e la mantiene. È proprio in questo scarto che l’immagine acquista forza: invece di mostrare il momento culminante, si concentra su ciò che lo rende possibile.

A interrompere questa apparente documentazione interviene uno degli elementi più riconoscibili del linguaggio di JR, un occhio in bianco e nero costruito attraverso il collage fotografico. Non è un inserto decorativo, ma una frattura che cambia completamente la lettura dell’immagine. Il contrasto tra la texture calda e compatta della terra e il segno grafico monocromatico introduce una tensione immediata, spingendo lo sguardo a interrogarsi. Non è chiaro chi stia osservando chi, se siamo noi a guardare il campo o se è l’immagine stessa a restituire lo sguardo.

JR

Come spesso accade nel lavoro dell’artista, il significato non viene mai chiuso. L’immagine resta aperta, disponibile a interpretazioni diverse, costruita più come una domanda che come una risposta. In questo senso, anche un contesto fortemente codificato come quello di un poster ufficiale diventa terreno di sperimentazione.

La forza del progetto sta anche in ciò che decide di escludere. Non ci sono atleti, non ci sono azioni riconoscibili, nessuna celebrazione esplicita della competizione. Al contrario, l’attenzione si sposta su ciò che precede lo spettacolo, su quella dimensione fatta di lavoro, ripetizione e cura che resta normalmente ai margini. È una scelta che riflette la natura stessa del torneo, ancora profondamente legato alla presenza fisica, alla luce naturale, alla condivisione di uno spazio reale in un’epoca sempre più filtrata dagli schermi.

JR

Questo approccio si ritrova anche nei suoi progetti più recenti. JR sta infatti lavorando a un intervento che trasformerà il Pont Neuf di Parigi in una scultura monumentale, ricoprendolo con oltre quarantamila metri quadrati di tessuto. Archi, parapetti e lampioni scompariranno sotto una nuova pelle, alterando radicalmente la percezione di uno dei simboli più riconoscibili della città. Il riferimento a The Pont Neuf Wrapped del 1985 di Christo e Jeanne-Claude è esplicito: un omaggio dichiarato che non si limita a citare, ma riattiva quella stessa idea di trasformazione temporanea dello spazio urbano.

Il poster si inserisce così in quella linea di lavori che giocano sul rapporto tra visibile e invisibile, tra superficie e profondità, lasciando che sia lo spettatore a costruire il proprio racconto. Una volta fuori dallo studio, l’immagine perde il controllo dell’autore e inizia a vivere di interpretazioni, letture, proiezioni.

Più che rappresentare Roland-Garros, questo lavoro lo decostruisce e lo rallenta, riportandolo alla sua materia più essenziale. Non il gesto finale, ma il processo. Non l’evento, ma ciò che lo rende possibile. Una superficie che viene continuamente costruita e ricostruita, proprio come lo sguardo di chi la osserva.

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Scritto da Anna Frattini

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