In occasione della settimana milanese dedicata al design, Triennale Milano seleziona insieme a Lavazza (suo partner istituzionale) il lavoro artistico di Lorenzo Vitturi (1980) nell’ottica di farsi portavoce di valori di arte e sostenibilità. La ricerca di Vetturi si concentra infatti sulla costruzione di scenografie e sculture temporanee ed effimere attraverso l’utilizzo di materiali organici e industriali recuperati. Nello specifico, l’opera presentata all’interno del Caffè Triennale riassume i valori condivisi dall’artista e dal Gruppo Lavazza, con l’obiettivo di costruire un dialogo tra culture geograficamente lontane e incentivare in questo modo la costruzione di relazioni umane “perché il confronto tra persone diverse per età e cultura sprigiona una grande energia creativa che porta a un cambiamento positivo.” dice Francesca Lavazza, Board Member del Gruppo Lavazza.


L’opera di Lorenzo Vitturi, dal titolo “Terra-cotta, Plastic Pots and Chai and Chinese Hibiscus”, appare infatti come un arazzo composto da diversi elementi provenienti da luoghi distanti tra loro, sia dal punto di vista geografico che da quello culturale. “Tutto inizia durante il mio viaggio in Rajastan” racconta l’artista Lorenzo Vetturi a Collater.al, che l’ha incontrato in occasione dell’evento di apertura in Triennale, “qui ho iniziato la serie Jugalbandi, che in Hindi significa ‘gemelli intrecciati’ e si riferisce a quando due musicisti solisti si incontrano e lavorano insieme. Mi piaceva l’idea di utilizzare questo termine come titolo perché questo è un lavoro che ho realizzato in collaborazione con le tessitrici della Jaipur Rugs Foundation, una fondazione che si occupa di progetti di sviluppo socioeconomico delle comunità locali attraverso la tessitura. Come due solisti suonano insieme, io e le tessitrici ci siamo incontrati nella realizzazione di quest’opera tessile, sui cui loro stesse sono intervenute.”




L’artista parte infatti da un’analisi del luogo in cui si trova, il villaggio di Aspura, e inizia a fotografare tutti gli oggetti quotidiani, in particolare gli utensili che le tessitrici utilizzano, passando poi ad un lavoro di ridisegno, ottenendo una specie di collage organico. Le forme riprodotte dai tessuti sembrano infatti astratte ma, guardando con più attenzione, si nota come l’artista riprendi le silhouette dei vasi in terracotta e dei contenitori in plastica utilizzati per il trasporto dell’acqua, oggetti che vengono esplicitati all’interno del titolo così come il Chai and Chinese Hibiscus che è il nome con cui chiamano il colore rosso, utilizzato all’interno dell’opera. Il titolo stesso esalta dunque l’incontro culturale proposto, che continua poi nello studio di Vitturi. “Finito il lavoro di tessitura, il pezzo è arrivato in Italia” – spiega Lorenzo – “e qui ho iniziato a inserire tutto ciò che è il mio mondo. Lavorando a Venezia, ho inserito degli elementi in vetro di Murano, realizzati con elementi di scarto delle industre vetrarie. L’opera diventa un incontro materico, una rappresentazione fisica di questo dialogo tra culture, l’effetto è quello di una mappa.” Oltre ad essere nata da uno scambio, o meglio, da un incontro culturale, l’opera stessa, muovendosi continuamente di luogo in luogo, subisce una trasformazione costante grazie all’intervento dell’artista. “Questo pezzo è sempre in viaggio, ogni volta che si sposta si trasforma perché continuo a modificarlo, aggiungendo ulteriori elementi. Al suo interno infatti potete vedere le perle di Murano, i gomitoli peruviani e le reti nigeriane, per esempio. Diventa una mescolanza.” È in questo modo che il rapporto con Lavazza si intensifica. “Come Lavazza unisce chicchi di caffè provenienti da diverse parti del pianeta ed è una materia che viene trasformata in viaggio, anche io nel mio lavoro creo connubi tra mondi diversi.”



Credits fotografici: Andrés Juan Suarez
