Luigi Ghirri è stato un fotografo. Di quelli di strada, quelli veri, quelli che il set è già insito nel paesaggio, basta saperlo vedere.
Le sue foto sono senza pretese, rappresentano quello che c’è e, per chi ha l’occhio attento o l’anima sensibile, anche quello che non c’è.
I paesaggi di Ghirri, prevalentemente italiani, assomigliano tanto alle nostre vecchie foto di vacanze al mare o fuori porta, ma allo stesso tempo c’è qualcosa di profondamente diverso.
Negli scatti di Ghirri la casualità è solo una facciata, dietro c’è il pensiero, sempre vigile, sempre attento. E la solitudine, l’immobilità dei luoghi, la capacità di viaggiare e allo stesso tempo quella di sapersi fermare, senza fretta.
A sostenere i paesaggi ci sono le architetture, i cartelloni pubblicitari, le costruzioni dell’uomo, lì a fare da cornice ad un panorama che altrimenti non avrebbe limiti, non avrebbe bordi, non sarebbe forse pronto ad essere inquadrato con un obiettivo.
Per chi ha buon gusto, al MAXXI di Roma c’è una sua retrospettiva (Luigi Ghirri: pensare per immagini – Icone Paesaggi Architetture). Avete tempo fino al 27 ottobre 2013.






















