Lynk & Co, un nuovo modo di concepire l’automobile

Lynk & Co, un nuovo modo di concepire l’automobile

Giulia Guido · 4 settimane fa · Design

Se vivete a Milano e nelle scorse settimane siete passati in zona City Life avrete sicuramente notato un pop-up dal design pulito e minimale, oppure avrete visto per le strade che circondano il parco delle nuovissime ed elegantissime automobili. Sono i primi segnali dell’arrivo di Lynk & Co in Italia. 

Lynk & Co non è un brand di automobili, è una filosofia di vita che fonda le sue radici su una visionaria idea di mobilità, è una community di cui non si può non voler far parte. 

Nato da poco e già apprezzato da un ampio pubblico – oggi conta 25.000 membri -, il brand nasce dalla volontà di offrire nuove soluzioni nel campo della mobilità. Le parole d’ordine infatti sono flessibilità, sostenibilità e condivisione

Noi di Collater.al abbiamo avuto la fortuna di immergerci nel mondo di Lynk & Co sia partecipando ai test drive offerti in City Life, sia prendendo parte all’inaugurazione del loro Club berlinese avvenuta lo scorso 14 settembre. In occasione di questi due appuntamenti abbiamo fatto quattro chiacchiere con Telma Negreiros, Vicepresidente PR & Comunicazione per l’Europa di Lynk & Co, che ci ha letteralmente aperto le porte del futuro delle automobili. 

Tutto è cominciato con l’obiettivo di cambiare il mondo della mobilità, senza stravolgerlo, ma adattandolo al nostro tempo, ai nuovi stili di vita e alle nuove necessità. “Il cellulare si è evoluto più di quanto abbia mai fatto l’industria automobilistica. Abbiamo Airbnb per il settore turistico, abbiamo Netflix per il settore dell’intrattenimento e del cinema, perché il settore automobilistico è rimasto fermo?”, questo è il quesito su cui Telma ci ha invitato a riflettere.
Se l’industria automobilistica ha sempre puntato tutto sulla produzione in massa, portando le strade delle nostre città a essere popolate da macchine che per il 96% del tempo stanno ferme, Lynk & Co ha deciso di cambiare strada proponendo due possibilità: si può comprare la loro macchina, la 01, oppure si può diventare un membro della loro community e decidere di avere l’auto per i mesi necessari o addirittura di condividerla con altri membri.
Le opzioni, sia per privati che per aziende, sono davvero molteplici e potete scoprirle sul sito, ma per comprendere al meglio la loro idea Telma ha commentato: “non abbiamo l’ambizione di avere molte auto per strada, abbiamo l’ambizione di avere molte persone che utilizzano le auto in modo diverso.”

Ciò che bisogna tenere a mente è che acquistando la 01 o la membership è come se si decidesse di sposare e di supportare i loro valori. 

Lynk & Co è attento alla sostenibilità non solo decidendo di non produrre automobili in grandi quantità, ma anche nella scelta dei singoli materiali: “non abbiamo sedili in pelle, i nostri sedili sono fatti in Econyl, un materiale che deriva per il 90% da reti da pesca riciclate e per il 10% da altre plastiche riciclate. È un materiale che non ha nulla da invidiare alla pelle, è davvero bello, ha un aspetto sportivo e soprattutto è comodo”, ci ha spiegato Telma Negreiros. 

Ma la loro attenzione non finisce qui: “abbiamo studiato i più grandi marchi automobilistici del mondo e la percentuale di donne che lavora in questo settore è vergognosa, è un vero problema. Alla Lynk & Co al momento abbiamo una divisione del 45% donne e 65% uomini, ma alla fine di quest’anno puntiamo al 50/50; il management team è già al 50/50, io ad esempio faccio parte del team di gestione, per la parte manageriale siamo al 35%. Ciò significa che ogni nostra percentuale è tre volte maggiore di quelle di qualsiasi altro marchio. 

Per noi la parità di genere è un argomento molto importante, è parte di chi siamo, è parte del nostro DNA, e di come vogliamo che la gente ci veda. Non è qualcosa che succede per caso, è qualcosa che devi rendere parte della tua strategia aziendale e per cui devi lavorare.” 

Lynk & Co

Ultimi ma non per importanza sono i Club che Lynk & Co sta piano piano aprendo in tutta Europa. Dopo quelli di Amsterdam, Gothenburg e Anversa (e in attesa delle aperture di Barcellona, Parigi e Milano), lo scorso 14 settembre siamo stati invitati all’inaugurazione del Club berlinese, nel cuore del Mitte. Qui, grazie alla collaborazione con lo studio di design S-P-A-C-E Projects, due piani dell’edifico all’angolo tra Neue Schönhauser Straße e Münzstaße sono stati completamente ripensati con un progetto che ha migliorato l’estetica architettonica della facciata e trasformato gli spazi interni.

Ogni sala sembra una vera e propria installazione immerisva (basti sapere che uno dei due bagni presenti è stato realizzato come se fosse una piccola baita in legno) dove chiunque, membri e non, può fermarsi a prendere un caffè, lavorare o fare riunioni, scoprire alcuni piccoli brand supportati da Lynk & Co e, perché no, dare un’occhiata alla 01, prenotare il proprio test drive ed entrare a far parte della community. 

Lynk & Co
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La gondola di Philippe Starck, il nuovo simbolo di Venezia

La gondola di Philippe Starck, il nuovo simbolo di Venezia

Andrea Tuzio · 4 settimane fa · Design

Nell’anno in cui Venezia ha compiuto 1600 anni dalla sua fondazione (25 marzo 421 d.C. seconda la tradizione veneziana), l’architetto e designer francese Philippe Starck ha ripensato una delle icone più rappresentative della città lagunare, la gondola.

All’interno dell’ambito di VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator (acceleratore di innovazione sulla sostenibilità dell’Università Ca’ Foscari), Starck ha realizzato il prototipo in 3D della gondola del futuro ma è soltanto il primo di una serie di talenti internazionali che collaboreranno con VeniSIA.

Dream of Winter gondola for Venice, questo il nome del progetto, è un’imbarcazione hi-tech di ultima generazione e sostenibile pronta ad affrontare le sfide ambientali che ci toccherà fronteggiare. 

Le caratteristiche della “gondola del futuro” rispecchiano a pieno i parametri di navigabilità e  produzione sostenibile riuscendo al contempo a mettere insieme design, estetica e tradizione.
I materiali e le tecnologie per la realizzazione della gondola infatti, sono stati pensati per rispettare quelle esigenze che ormai non possono più essere ignorate: bioresine di alghe, bambù compresso, stabilizzatore giroscopico alimentato da energia solare e assistenza elettrica con mini turbina alimentata da energia solare e idrogeneratore.

L’immagine 3D del nuovo design della gondola sarà esposta presso lo Strategy Innovation Hub di Ca’ Foscari, dove migliaia di studenti potranno studiarla e ammirarla.

A proposito del progetto Philippe Starck ha dichiarato: “Ho molta ammirazione e rispetto per la gondola, una delle barche più complesse al mondo: il suo design è completamente asimmetrico ma nonostante ciò il suo peso è perfettamente bilanciato e può navigare agilmente anche nelle condizioni più difficili. È pura magia. Per questo è un grande onore per me immaginare una gondola dei sogni e, soprattutto, una gondola invernale con una piccola stanza al centro. Quello che svelo oggi non vuole essere qualcosa di realistico, per adesso è soltanto un sogno”.

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Il concorso per votare gli edifici più brutti della Cina

Il concorso per votare gli edifici più brutti della Cina

Tommaso Berra · 4 settimane fa · Design

Un piano di sviluppo economico emanato dal governo di Pechino ad aprile ha sollecitato le amministrazioni ad approvare la costruzione di edifici “economicamente sostenibili, green e piacevoli agli occhi”. Non è la prima volta che accade, infatti un anno fa – come riporta il Global Times – in Cina il ministero per lo sviluppo urbano e rurale ha pubblicato un documento in cui definisce gli edifici eccentrici come uno “spreco di risorse”.  In Cina la discussione riguardo al gusto di palazzi pubblici e privati è il risultato di anni di esperimenti architettonici, promossi da architetti asiatici e occidentali, che hanno individuato nella Cina una nazione nella quale poter realizzare progetti anche molto strani, come spiegato dal Guardian.
Il punto cruciale qui è: come si fa a definire ciò che è brutto? Se parliamo di chiese progettate come fossero violini o di un hotel a forma di bambola Babushka è facile essere d’accordo, in caso contrario servirebbe una giuria, o magari un concorso, come quello indetto dalla rivista di architettura Archy.

Cina | Collater.al
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Il magazine cinese per il dodicesimo anno ha lanciato ad aprile una raccolta voti aperta al pubblico per decretare i dieci peggiori edifici della Cina, dalla quale uscirà un vincitore (o non-vincitore. Come si dice in questi casi?). Quest’anno in gara ci sono 87 tra grattacieli, centri commerciali, università o templi, come quello nel parco tema abbandonato di Hebei, metà tradizionale asiatico e metà ispirato al Campidoglio di Washington, un collage per creare un legame tra le due culture. 

Il concorso non è un’iniziativa frivola come può sembrare, non è un freak show di stranezze, bensì un modo per coltivare nei cittadini un pensiero critico riguardo alla bruttezza delle architetture. Archy spera che così facendo aumenti il senso di responsabilità sociale delle imprese di costruzioni e dei giovani architetti.
Il concorso nel 2021 è già riuscito nell’intento di creare un dibattito. Nei mesi scorsi infatti su Weibo (l’equivalente di Instagram in Cina) è comparso l’hashtag #BanningUglyArchitecture, visto 170 milioni di volte in particolare sotto la foto della porta dell’Università di Zhejiang. Gli studenti hanno a loro modo denunciato la costruzione della gigante porta ad arcate, costruita grazie a donazioni di ex alunni e considerata non adatta allo scopo. Ovviamente il cortocircuito virale ha fatto schizzare la porta al primo posto della classifica con 8881 punti (ad oggi), cinquemila in più dell’inquietante statua sul ponte di vetro della montagna di Jiuhuangshan a Mianyang, Sichuan.
Il pubblico potrà votare fino a novembre ma il giudizio popolare peserà solo il 40% rispetto al totale. Il restante 60% infatti dipenderà da una giuria composta da critici, studi di architettura, professori e urbanisti, a conferma che il The 12th China Ugliest Building Survey vuole essere un vero momento di critica e dibattito sull’architettura in Cina.

Cina | Collater.al
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Il concorso per votare gli edifici più brutti della Cina
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All for the Gram – Marciumeh

All for the Gram – Marciumeh

Tommaso Berra · 4 settimane fa · Design

Avete presente il ritorno dalle vacanze? Quel momento in cui entrando in casa arriva la resa dei conti con il frigorifero, nel quale avete innocentemente lasciato due pomodori e quel che resta di un limone? Ecco, ora i pomodori sono neri, come se avesse fatto a botte con il limone, sul quale è cresciuto un bel prato verde di muffa. Prima di far finire tutto nel bidone, la prossima volta abbiate la prontezza di mandare una foto di tutto questo ben di dio a @marciumeh.
Il profilo Instagram raccoglie immagini di nature morte (per davvero) marcite e deformate, lasciate una sera dopo l’altra in frigorifero, in attesa di essere cucinate mentre al campanello suonava il corriere di Glovo.
@marciumeh attira i feticisti del putrido, i fan di muffe e miceli, di sicuro si è assicurato il nostro follow e non so in che modo ci qualifica, come amanti della natura?

All for the Gram – Marciumeh
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Aprire in caso di crisi creativa

Aprire in caso di crisi creativa

Tommaso Berra · 3 settimane fa · Design

Succede di continuo. Sei un creativo, ti siedi alla tua scrivania o a un caffè, apri il computer, i programmi di grafica, modellazione 3D, i fogli di scrittura e posizioni in modo ordinato la biro nuova di Muji. Alzi la testa e inizi a fissare lo schermo, a quel punto inizia a crearsi nella testa quello che gli astronomi identificherebbero come un buco nero a tutti gli effetti. Nessuna idea, blocco creativo, la consegna del progetto è dopo due giorni e quel file è ancora bianco.
Chissà se succede anche negli studi di Readymag, piattaforma di web design che ha creato Oracle Cards of Design Manifesto, un supporto per le crisi creative dei designer.
Il progetto funziona come un mazzo di probabilità del Monopoly, senza mille Lire da ritirare né viaggi in prigione. Schiacciando “SHUFFLE” si genererà automaticamente una carta, con scritta all’interno una frase motivazionale per creativi, presa da manifesti pubblicati dal 1920 al 2016.

Readymag | Collater.al
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Molti correnti artistiche o scuole di pensiero nella storia hanno stilato il proprio manifesto, come dichiarazione d’intenti in pochi e semplici punti o messaggi rivolti agli artisti. Le 54 carte sono state prese da 16 di questi manifesti, dei quali il più vecchio è “Down with seriousism!” dell’architetto tedesco Bruno Taut, ma anche The Topography of Typography, di El Lissitzky, fondatore insieme a Kazmir Malevič del suprematismo russo.
Qualche volta per uscire da quello che chiameremo crisi da file bianco serve un po’ di aiuto, in attesa di trovare una nuova ispirazione. Ci si può affidare a Readymag e a carte generate che come tarocchi prevedono il futuro, tutto aiuta, e se non va bene, schiacciare ancora “SHUFFLE”.

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