Style Le cose importanti secondo Marco Rambaldi
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Le cose importanti secondo Marco Rambaldi

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Marco Rambaldi torna a parlare di concretezza con Tante Care Cose e lo fa in uno dei posti più popolari che c’è: la piazza. Quando ieri – nella nuova Piazza Tomasi di Lampedusa fra i resti delle terme romane e torri medievali – ci siamo seduti in attesa che la sfilata cominciasse, nell’aria c’era l’atmosfera calda e avvolgente che contraddistingue il marchio dal 2017. Una volta finita la sfilata, fra le note di La Canzone dei Vecchi Amanti di Franco Battiato ci siamo alzati con la stessa consapevolezza.

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L’idea provinciale di appartenenza si collega con il bisogno di «aggrapparsi al reale», come si legge nelle note della sfilata. Un atto dovuto, visto il momento storico che stiamo vivendo. Lo stesso sapore provinciale diventa anche evocativo, familiare ricreando la stessa atmosfera di cui abbiamo parlato sopra.

La palette non banale (verdi acidi, colori terrosi ma anche più freddi insieme al glicine) ci ricorda delle sfumature della provincia. Le tovaglie delle fiere di paese e i colori della flora di campagna. Insomma, quel lilla lucente continua a ossessionarci insieme al verde e al bordeux delle scarpe in collaborazione con Lineapelle. A questo si aggiunge anche l’utilizzo di effetti tromple-l’œeil intenti a raffigurare capi immaginari come fossero reali ribadendo l’audacia del designer emiliano. C’erano anche le borse a frange in pelle – da tenere d’occhio.

Il tocco di lucentezza, grazie ai cristalli Swarowski sparsi sull’organza – impegnati a comporre centrini, angeli e catene – ci fa pensare alla rinnovata voglia di indossare qualcosa di luccicante. Torna quindi anche la maglieria, l’elemento più rappresentativo del brand bolognese, con i motivi che ci hanno fatto innamorare e il punto a pizzo insieme alle coste punzonate.

Oltre ai vestiti, l’aspetto che più ci ha rassicurati è la varietà del casting scelto per la sfilata. L’iconica Big Mama e l’atleta paralimpica Valentina Petrillo insieme a Francesco Cicconnetti diventano quindi ambassador di questo bisogno viscerale di inclusione. La visione di Marco Rambaldi – da sempre queer e inclusiva – rimane così intatta, al sicuro nel cuore della provincia e avvolta da abiti che sono in grado di raccontare una storia e farci sentire al sicuro. Almeno per ora.

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Scritto da Collater.al Contributors

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