Si conclude oggi la Milano Fashion week, capace di surfare sulla stessa onda positiva della Design Week, brava a creare un discorso omogeneo tra prodotto e arte. Il legame con l’arte ha fatto sì che la MFW non abbia rappresentato solo un momento commerciale, ma un dialogo tra forme diverse di creatività, concept alla base anche della mostra allestita nello spazio Marsèll Paradise.
L’hub creativo del brand Marsèll, in Via Privata Rezia 2, ospiterà fino al 3 ottobre la mostra “Last Come First”, con un’installazione dell’artista californiano Rrose. Pseudonimo di Seth Horvitz, Rrose è da anni punto di riferimento artistico e musicale per la scena techno ed elettronica di Berlino, come compositore, producer e accademico. L’installazione che Rrose crea all’interno di Marsèll Paradise riprende infatti le ambientazioni dei club, tra buio e minimalismo brutale degli spazi.
In una stanza spoglia, appoggiati a terra, Rrose posiziona sei quadri con fotografie astratte, in cui sono ritratte quelle che sembrano rocce o immagini al microscopio. Il fascino ipnotico di queste visioni esplode poi in un video in loop, in cui le foto sono animate e proiettate all’interno di una camera completamente buia e straniante.
Il tappeto sonoro è la trasformazione di suoni semplici – come spiegato da Rrose – poi ritrasformati altre infinite volte, “Come un algoritmo fatto a mano”.
“Last Come First” non sembra un evento della moda, in tutto lo spazio non c’è un singolo modello di scarpa, esposti al piano superiore di Marsèll Paradise, insieme a una selezione di magazine e libri d’arte di altissimo livello. Il concetto è chiaro: puntare solo sul prodotto non lo valorizza. La nuova moda è l’esperienza artistica della moda, è vivere connessioni tematiche e geografiche tra luoghi diversi, partendo dal Veneto – dove vengono realizzate a mano le collezioni Marsèll – arrivando al pubblico di Milano, oppure siamo a Berlino?












