Lo stile in Matrix. Quanto è profonda la tana del Bianconiglio?

Lo stile in Matrix. Quanto è profonda la tana del Bianconiglio?

Andrea Tuzio · 1 mese fa · Style

“Abiti diversi, spinotti nelle braccia e in testa assenti, anche i tuoi capelli sono cambiati. Il tuo aspetto attuale è quello che noi chiamiamo ‘immagine residua di sé’, la proiezione mentale del tuo io digitale”.
Se tralasciamo la questione spinotti, questa potrebbe essere una frase che un habitué del Metaverso potrebbe rivolgerci alla nostra prima visita nella realtà virtuale realizzata da Mark Zuckerberg e dalla sua nuova società Meta. 

E invece no, è l’indimenticabile citazione di Morpheus rivolta a Neo all’interno di Struttura, il programma di caricamento e allenamento che simula la realtà programmata di Matrix.
Il 1 gennaio 2022 è in programma l’uscita nelle sale italiane di Matrix Resurrection, quarto capitolo del franchise creato nel 1999, anno di uscita del primo film degli allora fratelli Andy e Larry Wachowski, ma che oggi sono Lilly e Lana Wachowski dopo la transizione di entrambe – quest’ultimo film è stato diretto dalla sola Lana, a differenza delle altre 3 pellicole della saga.

Matrix non è soltanto un film/saga di fantascienza in stile cyberpunk, Matrix è stato ed è tuttora uno spartiacque all’interno dell’universo cinematografico non strettamente per gli effetti speciali – si veda l’utilizzo e l’evoluzione del bullet time e del time-slice – ma gli va anche riconosciuto il merito di aver avuto un fortissimo impatto culturale e di stile e di aver influenzato creativi, artisti, designer, registi, sceneggiatori, e chi ne ha più ne metta, di tutto il mondo a tutti i livelli. 

Qui approfondirò la parte legata allo style di Matrix che, a dispetto dei suoi 22 anni, sembra essere più contemporaneo che mai. 

Il primo capitolo di questa saga immortale è uscito nelle sale il 31 marzo del 1999 e racconta la storia di esseri umani che si ribellano contro le macchine che hanno soppresso l’umanità all’interno di una realtà simulata. Contava un cast pazzesco e azzeccatissimo: Neo, il protagonista, l’eletto, colui il quale sarà destinato a salvare l’umanità dalla schiavitù e dalla menzogna delle macchine, è interpretato da un Keanu Reeves semplicemente perfetto; Carrie-Anne Moss è Trinity, innamorata di Neo e con il quale si legherà in modo indissolubile, ma allo stesso tempo algida e spietata nel suo essere il braccio destro di Morpheus, uno dei capi dei ribelli che dedicherà la sua vita alla ricerca dell’eletto e libererà dalla schiavitù Neo, interpretato da Laurence Fishburne. I primi due li ritroveremo anche in Resurrection mentre la versione giovane di Morpheus sarà interpretata da Yahya Abdul-Mateen II. 

I costumi della saga sono semplicemente iconici, immortali. 
Il cappotto longilineo di pelle nera lungo fino ai piedi indossato da Neo e i suoi stivali con le fibbie, il catsuit rigorosamente nero in PVC sfoggiato da Trinity, i completi di Morpheus con cappotto in pelle con pattern di coccodrillo, i nodi Bantu di Niobe (Jada Pinkett), i completi perfetti e anonimi dell’agente Smith sono alcuni dei riferimenti estetici principali che hanno caratterizzato il franchise.
Una sorta di marca temporale stilistica che ha stabilito un canone che si è propagato nel tempo e che non è mai passato di moda.

I richiami al film nel mondo della moda sono iniziati immediatamente dopo l’uscita del primo capitolo. 
John Galliano portò in passerella per la Fall ’99 di Dior vestiti in PVC, i micro-occhiali e gli altissimi stivali in pelle, un evidente rimando ai costumi del film che rappresentavano anche i contenuti progressisti che compongono il sottotesto della pellicola e che costituiscono ancora oggi i temi più importanti della moda contemporanea. 

A proposito di contemporaneità, Demna con la sua Fall ’22 di Balenciaga ha realizzato una collezione haute couture quasi nostalgica a primo impatto ma che in realtà riflette il gusto della Gen Z e l’attrazione di quest’ultima per la moda anni ’90 e Y2K – fatta di monocromaticità, ispirazioni rave, occhiali da sole, crop top e cappotti in pelle lunghissimi – di cui Matrix è un esempio, come ha scritto The Cut: “Ora l’alta moda è soltanto il Cosplay di Matrix”

È molto interessante prendere in considerazione le parole della costumista dei primi 3 film, Kim Barrett: “ho scelto silhouette che avessero un impatto visivo. Questi personaggi si muovono nel mondo di Matrix dovendo provare ad essere invisibili, devono nascondersi, ma allo stesso tempo si mescolano con l’ambiente circostante”, il viaggio bidimensionale tra i due mondi che caratterizza il film si riflette nei look dei personaggi.

Oggi più che mai l’intera saga di Matrix, compreso Resurrection, ci sembra molto più “familiare” rispetto magari a quanto potesse esserlo nel ’99 e nei 2000. Il rapporto uomo/macchina è qualcosa che viviamo tutti i giorni e con cui possiamo rapportarci facilmente.

Il boom della moda digitale, dei capi pensati esclusivamente per essere “indossati” in un contesto virtuale, nel Metaverso per intenderci, modificando il proprio outfit quando si desidera e rispetto alla situazione che si sta vivendo, rispecchia esattamente le parole citate all’inizio di questo articolo da Morpheus. La nostra vita virtuale sta pian piano acquisendo sempre più importanza, in realtà ha già una rilevanza non indifferente – a prescindere se questa sia una cosa negativa o meno da un punto di vista etico non è questa la sede per parlarne – e infatti la moda contemporanea sta investendo ingenti risorse proprio per soddisfare le richieste di un mercato che procede a grandi falcate verso l’immaterialità e la digitalizzazione estrema.

La moda è identità, lo è sempre stata e le enormi possibilità che uno spazio virtuale/digitale ci prospettano sono infinite ovviamente, ma siamo sicuri che questa immersione non ci faccia perdere il contatto con la nostra di realtà e con la nostra vera identità, quella fisica intendo?

È molto probabile che la risposta a queste domande non arrivi nell’immediato e quindi lascio che i posteri provino a rispondere poggiando su questo tavolo virtuale una pillola rossa e una blu, a voi la scelta. Siete pronti a ruzzolare dentro la tana del Bianconiglio?

Lo stile in Matrix. Quanto è profonda la tana del Bianconiglio?
Style
Lo stile in Matrix. Quanto è profonda la tana del Bianconiglio?
Lo stile in Matrix. Quanto è profonda la tana del Bianconiglio?
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Cinematography – Normal People

Cinematography – Normal People

Giordana Bonanno · 3 giorni fa · Photography

Se ci fermiamo a pensare al nostro trascorso, riusciamo a scandire la nostra vita attraverso una trama? A me personalmente viene un po’ difficile, quello che ricordo vividamente è sempre accompagnato da una sensazione, da uno stato emotivo che bello o meno bello ha racchiuso un insieme di giorni o attimi. Eppure il disegno di una vita lo idealizziamo a fasce temporali con l’infanzia, l’adolescenza, età adulta “media”, età adulta “avanzata”, ecc. Ma ci serve davvero dividere gli anni in questo modo o cerchiamo solo di giustificare le età attraverso questa idea? Normal People, la serie tv diretta da Lenny Abrahamson, mi ha spinto a riflettere su alcune cose e a capire che forse non c’è niente di normale nelle persone, o forse è tutto troppo normale.

Normal People

Uscita durante l’estate del 2020, la serie è tratta dal secondo romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney e racconta la storia di Marianne e Connell, due giovani che frequentano lo stesso liceo. La madre di lui lavora come colf nella grande casa degli Sheridan. Connell è un atleta popolare e lo studente brillante che tutti guardano con ammirazione. Marianne è “uncool”, scontrosa e ribelle nonostante una carriera scolastica inappuntabile. Da questa premessa è come se riuscissimo ad avere già chiaro il progetto dei due ragazzi, a conoscere la loro vita e ad immaginare persino la fine. Ma sebbene tutto questo potrebbe essere vero, l’unica cosa che ci servirà sapere è che la trama è una fonte secondaria. La storia, la loro, non è guidata dagli eventi che sanciscono l’inizio e il lieto fine di qualcosa, ma dai picchi emotivi dei due personaggi che imparano a conoscere se stessi nelle difficoltà e nei momenti di sconforto. 

E se i dialoghi ci aiutano a comprenderli meglio, i loro gesti saranno il culmine in cui convergeranno tutti i pensieri; ci sembrerà di aver vissuto quelle sensazioni e avremo quasi voglia di riprovarle. 

La vicinanza fisica consente a Marianne e Connell di mostrare la vulnerabilità emotiva che altrimenti viene data loro con incredibile difficoltà. Ita O’Brien, che ha aiutato a coordinare queste scene, è l’autore di una serie di linee guida su come mettere in scena eticamente scene erotiche; è stata lei a collaborare alle riprese di un’altra serie moderna di sesso positivo “Sex Education”. Il regista Abrahamson e il coordinatore O’Brian volevano che il sesso nello show sembrasse aperto, normale e naturale, e in un certo senso uguale a qualsiasi dialogo: questo approccio cita quasi letteralmente il modo in cui Rooney stessa gestisce l’argomento nel libro. E la direttrice della fotografia Susie Lovell afferma che il riferimento principale sul set in termini di nudità e soluzioni cromatiche era una schietta serie di fotografie di Nan Goldin

Normal People

A proposito di questo c’è da sottolineare come le soluzioni visive fanno rima con uno stile di narrazione distaccato: toni azzurri anche nelle calde giornate estive, macro fotografia delicata e un approccio tattile alla scenografia: tende pesanti, velluto piacevole al tatto, maglioni di lana, biancheria da letto testurizzata, peeling sul soffitto, ciocche bagnate aderivano alla fronte. Dove lo spettacolo manca di profondità, lo compensa con un’atmosfera avvolgente. A volte è difficile credere che gli episodi durino solo mezz’ora – per una storia in cui formalmente accade poco, l’esperienza è molto intensa. 

Scene semplici ma di forte impatto visivo che ricordano il lavoro della fotografa Julien Lallouette. Classe 1991, Julien è un’art director e fotografa francese, nata a Le Havre, e con base a Londra. Oltre a lavori commerciali, Julien realizza progetti personali in cui si focalizza su una persona alla volta. La sua delicatezza sta nel lasciare spazio al soggetto,  a raccontare la storia di qualcuno attraverso le abitudini e i gesti intrappolati nelle foto. Visitando il suo sito si possono trovare diverse serie di scatti, ciascuna dedicata a una persona diversa e intitolata con il nome della protagonista. Amiche, conoscenti, ma anche modelle vengono ritratte in ambienti domestici e intimi dove hanno la libertà di mostrarsi come sono davvero.

Sally Rooney pone la domanda, e se ammettessimo l’individualismo estremo insostenibile e provassimo a trovare il significato della vita in una varietà di contatti con gli altri? Quello che cerchiamo è la possibilità di essere noi stessi, rimanendo vicino agli altri.

Lo sapevi che: Dopo la fine delle riprese, Paul Mescal ha regalato la collana a catena del suo personaggio a Daisy Edgar-Jones.

Genere: Romantico
Regista: Lenny Abrahamson
Direttore della fotografia: Suzie Lavelle
ScrittoreSally Rooney, Alice Birch, Mark O’Rowe
Cast: Paul Mascal, Daisy Edgar-Jones

Cinematography – Normal People
Photography
Cinematography – Normal People
Cinematography – Normal People
1 · 26
2 · 26
3 · 26
4 · 26
5 · 26
6 · 26
7 · 26
8 · 26
9 · 26
10 · 26
11 · 26
12 · 26
13 · 26
14 · 26
15 · 26
16 · 26
17 · 26
18 · 26
19 · 26
20 · 26
21 · 26
22 · 26
23 · 26
24 · 26
25 · 26
26 · 26
Le foto di JF Julian sono un passe partout

Le foto di JF Julian sono un passe partout

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

JF Julian è il passe partout di un grande hotel, che consente di accedere dentro stanze in cui alloggiano donne sole, malinconiche e bellissime, spogliate di vestiti e rimaste distese sul letto. Con lo sguardo che punto verso nessuna destinazione, le quattro donne ritratte dal fotografo nato a Parigi sembrano vivere all’interno di un film noir, in cui emerge un abisso psicologico inesplorato.
Il realismo magico di queste fotografie crea ambientazioni quasi surreali, in cui non si capisce da dove provenga la luce e in cui gli oggetti che arredano la stanza non sono mai nel posto in cui ci si aspetterebbe di trovali. La solitudine avvolta nel buio è disturbante, dall’aridità si salva solo l’erotismo naturale dei corpi, resa attraverso pose che valorizzano angoli anatomici e le tensioni del corpo.

Dopo essere entrati nelle stanze di questa serie fotografica, potete guardare tutti i progetti di JF Julian su Instagram o sul sito web dell’artista.

Models:
Silvy
Katrina
Sofia
Ephelis

JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
JF Julian | Collater.al
Le foto di JF Julian sono un passe partout
Photography
Le foto di JF Julian sono un passe partout
Le foto di JF Julian sono un passe partout
1 · 21
2 · 21
3 · 21
4 · 21
5 · 21
6 · 21
7 · 21
8 · 21
9 · 21
10 · 21
11 · 21
12 · 21
13 · 21
14 · 21
15 · 21
16 · 21
17 · 21
18 · 21
19 · 21
20 · 21
21 · 21
InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @laurapasini3, @valerycia, @boryskulikovskyi, @polae.jpg, @paola_francesca_barone, @vrtivstic, @laura.mangelli, @nicole_depergola, @defalcotina, @jesuis_claire.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
Photography
InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
1 · 1
Perché non sei qui stanotte?

Perché non sei qui stanotte?

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Impossibile addormentarsi, il pensiero dell’altra sera è insistente, mi prende lo stomaco con cinque dita e mi agita. Volevo solo portarlo a letto e ora sono già dipendente dalla forza con la quale mi stringeva il collo. Sento ancora il contatto tra la sua pancia calda e la mia schiena percorsa da brividi, mi manca, si, un po’ anche lui.
Ci sono state notti delle quali ho ricordi confusi, persi tra mille dettagli inutili, ma ora ho un’idea precisa di ciò che mi è stato negato in questa stanza pavimentata con un parquet e arredata con qualche pianta. Provo a riempire le mancanze, facendo ricordare al mio corpo grandezze e gesti gentili perché cercano la mia linfa vitale, arrivano fino a vedere la violenza dei miei pensieri.

Le foto di Paulina Masenina sono il racconto, illustrato e scritto, di un desiderio sessuale non soddisfatto. Un viaggio erotico e disperato di un bisogno di contatto mentale e fisico. Il letto è ancora disfatto dalla sera prima, la stanza desolante e vuota, nella testa considerazioni di una serata andata nel verso sbagliato: “How many orgasm missed?“, “I can’t breathe thinking of us not fucking in this bed“.

Scopri QUI gli altri scatti di Paulina Masenina.

Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Paulina Masenina | Collater.al
Perché non sei qui stanotte?
Photography
Perché non sei qui stanotte?
Perché non sei qui stanotte?
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10