Art MAXXI BOYCOTT di Sara Leghissa: l’arte come azione politica
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MAXXI BOYCOTT di Sara Leghissa: l’arte come azione politica

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Collater.al Crew

Il MAXXI, primo museo nazionale dedicato alle arti contemporanee in Italia, è da tempo oggetto di critiche per il suo ruolo nel legittimare una narrativa percepita come razzista, anti-palestinese e complice delle politiche coloniali di Israele. Da qui nasce l’appello al boicottaggio, che si inserisce in un movimento più ampio volto a denunciare la complicità delle istituzioni culturali nel genocidio del popolo palestinese, e che trova un’eco nell’opera “MAXXI BOYCOTT” dell’artista Sara Leghissa.

A questa discussione si è aggiunta così anche la voce dell’artista, recentemente invitata a presentare un lavoro al MAXXI L’Aquila. Il suo primo istinto è stato quello di rifiutare l’invito, in adesione al boicottaggio del museo. Poi ha deciso di trasformare l’occasione in un’azione politica: utilizzare lo spazio pubblico davanti al museo per un’affissione che spiegasse le ragioni del boicottaggio.

Il testo preparato da Leghissa denuncia il legame tra sionismo, sistema dell’arte e industria delle armi, sottolineando la responsabilità del MAXXI e delle istituzioni culturali italiane nella normalizzazione della violenza coloniale. «Non so se un’azione di boicottaggio diretto sarebbe stata più efficace — scrive l’artista — sto facendo un tentativo, anche dentro a discorsi e forme di lotta collettive».

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La fee del lavoro verrà devoluta a un’organizzazione antisionista che si schiera apertamente per la liberazione del popolo palestinese. Una scelta che ribadisce come l’arte possa essere strumento di lotta e consapevolezza, e non semplice ornamento di un sistema che sostiene la guerra.

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Scritto da Collater.al Crew

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