Sulle note di MJ, la musica di “The Last Dance”

Sulle note di MJ, la musica di “The Last Dance”

Emanuele D'Angelo · 10 mesi fa · Music

Era il 1963, in America le radio passavano “It’s now or never” di Elvis Presley, John Fitzgerald Kennedy era alla guida del paese e a metà febbraio a New York nasceva la grande stella del basket Michael Jeffrey Jordan.
Oggi, a distanza di anni, grazie al prezioso materiale di ESPN e Netflix stiamo rivivendo le emozioni e ripercorrendo la stagione 97-98 dei Chicago Bulls. La storia di un mito assoluto, un uomo che ha scritto ogni record, ma non solo, una squadra che è riuscita a lasciare un segno indelebile nella nostra memoria.

The Last Dance, l’ultimo ballo è un vestito tessuto su misura per MJ, dalle musiche ai dialoghi, un tour turistico attraverso gli anni d’oro dell’hip-hop, che coincidono vagamente sia con gli inizi della carriera di Jordan che con l’ascesa alla ribalta culturale della NBA.
Inizialmente come ammette lo stesso Jason Hehir, il regista della serie, l’idea era far registrare in chiave moderna tutte le canzoni utilizzate nella serie a Kendrick Lamar, ma il progetto si è rivelato troppo dispendioso in termini di tempo. Così il regista ha scelto la musica originale del tempo, raccontando la storia degli anni ’80 e ’90 e del mondo in cui vivevano “i Bulls”.

La prima canzone della playlist non poteva che essere Sirius di “The Alan Parsons Project”, un pezzo indimenticabile per tutti gli appassionati di sport e in particolare dei Bulls.
La storia d’amore con questa canzone nasce nel 1984 quando lo speaker dei Bulls, Tommy Davis, ascoltò “Sirius” mentre era seduto in un teatro in attesa dell’inizio di un film. Tornando a casa di corsa, fece una sosta per acquistare il disco e per tutto il giorno si mise a provare la formazione con la musica in sottofondo. In breve tempo, “Sirius” ha attraversato il Chicago Stadium come una scossa elettrica e, nel tempo, molte squadre professionistiche di ogni sport hanno utilizzato questa bellissima canzone, in Italia la prima ad usarla fu il Sassuolo calcio.

Una delle canzoni simbolo dei momenti salienti è sicuramente “I ain’t no joke” di Erik B & Rakim, che descrive in pieno quel ragazzino arrivato dal North Carolina, scelto per terzo nel draft dai Bulls. Un ritmo che accompagna ogni passo del giovane cestista che ha sempre fatto sul serio, dimostrando sul campo il suo potenziale.

Per aprire il documentario è stata scelta “Been Around the World”, il brano di Puff Daddy del 1997 con Mase e il famigerato B.I.G. risulta essere l’alleato perfetto per raccontare e catturare il glamour culturale che i Bulls avevano raggiunto alla fine degli anni Novanta.

Rudy Chung, il supervisore musicale della serie ha pensato proprio a tutto, alcuni brani fanno la differenza come: “The Maestro”, una canzone dei Beastie Boys che si colloca a metà strada tra il punk rock e il rap, ma che descrive perfettamente il caotico stile di gioco di Dennis Rodman e la sua colorata vita pubblica. O ancora “How ya like me now” di Kool Moe Dee che accompagna una sequenza celebrativa dopo il primo trionfo dei playoff di Jordan sugli odiati Detroit Pistons.
Il montaggio della partita dei 63 punti dei playoff di Jordan contro i Celtics del 1985-86 è perfettamente sincronizzato con il boom delle percussioni e con il flow di “I’m Bad” di LL Cool J.

Uno dei momenti più toccanti della vita di MJ, però, si ha quando viene trovato il corpo del padre senza vita. Questo drammatico avvenimento nel documentario prodotto da Netflix viene accompagnato dalla famosissima “The sound of silence” di Simon & Garfunkel.
Un momento difficile da attraversare anche per l’atleta più forte di tutti i tempi che a causa del lutto deciderà di ritirarsi e di terminare la sua carriera anzitempo. Una scelta non casuale, visti gli scandali che lo travolsero, Magic Jordan negli anni ebbe alcuni problemi con il gioco d’azzardo e molti giornalisti provarono a ipotizzare una correlazione tra i due eventi, nei fatti poi mai provata.

Dall’hip-hop – influenza senza dubbio dominante -, al rock all’RnB, da Notorious B.I.G. ai Beastie Boys, a Janet Jackson, 55 brani che raccontano la storia di una delle franchigie della NBA più forte di sempre. Che raccontano la storia di un uomo come tutti noi, fragile con le sue preoccupazioni, ma che non ha perso di vista il suo obiettivo: essere il migliore di sempre.
Un uomo ritiratosi per la terza volta definitivamente nella stagione 2002-03, quando Eminem dominava le classifiche con “Lose yourself” e con George Bush alla guida del paese, ma a cui ancora oggi artisti come Drake e Future dedicano canzoni come “Jumpman”.

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Martin Neuhof, un fotografo e ritrattista evocativo

Martin Neuhof, un fotografo e ritrattista evocativo

Federica Cimorelli · 3 minuti fa · Photography

Martin Neuhof, classe 1984, è un fotografo e ritrattista tedesco con base a Lipsia, in Germania. Il suo rapporto con questa forma d’arte inizia da piccolissimo: Martin segue le orme di suo nonno Friedrich Gahlbeck, noto fotografo tedesco dello scorso secolo, poi lavora per permettersi una macchina fotografica e così comincia a sperimentare con le immagini.

La sua fotografia è chiara ed elegante, mette al centro del discorso il volto umano e scava nell’interiorità del soggetto che immortala. Secondo Martin Neuhof il volto è una porta di accesso sulle emozioni umane, è un ostacolo da superare e una barriera da infrangere. 

Leggi anche: I profondi ritratti fotografici di Laura Zalenga

Le sue composizioni fotografiche riescono ad abbattere ogni apparenza, sono scatti creativi che mettono in luce il protagonista dell’immagine e intanto colpiscono lo spettatore, lo provocano e innescano qualcosa nella sua interiorità.

Guarda qui una selezione dei suoi scatti, seguilo su Instagram e sul suo sito personale

Martin Neuhof, un fotografo e ritrattista evocativo
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Bobby Mandrup, un fotografo in continuo divenire

Bobby Mandrup, un fotografo in continuo divenire

Federica Cimorelli · 2 giorni fa · Photography

Vivere in un costante stato di divenire, è così che Bobby Mandrup – fotografo danese classe 1985 – si descrive al pubblico che lo segue. Noi non possiamo proprio contraddirlo, d’altro canto la sua fotografia sembra cucita esattamente intorno a queste parole. 

Bobby Mandrup scatta principalmente ritratti e lo fa quasi come un pittore.
I suoi scatti analogici sono immediati e intimi, si avvicinano alla figura umana con emozione e imprevedibilità e riescono a catturarne ogni sentimento e ogni sfumatura.

Non mi piacciono gli scatti costruiti in una scena, li trovo sprecati. Per me fotografare è come mostrare l’individualità di ogni momento fugace.

Guardando le sue fotografie nel complesso si riesce a costruire un tragitto simile e complementare ad ogni immagine. Bobby ricerca i difetti dei soggetti che immortala, cattura la vita imprevedibile di ogni persona e disegna un mondo imperfetto, caotico e disturbante.

Leggi anche: Le infinite espressioni del corpo umano negli scatti di Ophelia

Guarda qui una selezione dei suoi scatti, seguilo su Instagram e visita il suo sito personale

Bobby Mandrup, un fotografo in continuo divenire
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Gli scatti intimi e naturali di Igor Brehov

Gli scatti intimi e naturali di Igor Brehov

Emanuele D'Angelo · 3 giorni fa · Photography

È solo mediante processi chimico-fisici o digitali che riusciamo ad ottenere, servendoci ovviamente di una macchina fotografica, l’immagine di persone, oggetti o qualsiasi altra cosa. Un momento ben preciso che rimane lì, per sempre, a disposizione di tutti, una vera e propria traccia del nostro passaggio.
Ma ci sono solo pochi fotografi capaci di andare oltre, oltre l’obiettivo, oltre il singolo scatto. Ci sono fotografi come quello di cui vi parleremo oggi, Igor Brehov, capaci di scavare nell’interiorità dei soggetti con uno stile semplice ma poetico.

Prendetevi giusto qualche minuto per immergervi nel mondo di Igor Brehov, giovane fotografo diviso a metà tra Mosca e Parigi.

Un mondo dove i suoi soggetti, quasi esclusivamente tutte donne, sembrano fusI con la natura che lI circonda e lI avvolge in un contesto unico dove tutto è focalizzato sul corpo e sui movimenti.

Immerse nella neve, in montagna o al mare, i soggetti di Igor Brehov sono ritratte in una naturalezza quasi pacifica ma a tratti anche provocante.
Scatti che come dicevamo riescono ad andare oltre il semplice momento, facendoci vivere quel momento pur non essendo fisicamente lì accanto.

Qui sotto potete trovare una selezione di scatti di Igor Brehov, ma per non perdervi tutti i suoi lavori seguitelo su Instagram.

Igor Brehov
Igor Brehov
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Gli scatti intimi e naturali di Igor Brehov
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Le infinite espressioni del corpo umano negli scatti di Ophelia

Le infinite espressioni del corpo umano negli scatti di Ophelia

Federica Cimorelli · 6 giorni fa · Photography

Per alcune persone la fotografia è un hobby, per altri riesce a diventare anche una professione, ma prima di tutto è una forma di espressione e un’incredibile scoperta.
Per Feli, in arte Ophelia, la fotografia ha acquisito importanza con il tempo, da circa un anno è diventata parte della sua quotidianità, ma per molto è stata semplicemente una forma d’arte seducente e affascinante

Ophelia ha 25 anni, vive in Germania, ad Amburgo, e mentre studia per diventare psicoterapeuta gioca con la fotografia analogica e realizza degli intriganti ritratti fotografici. 

Il suo stile fotografico è intimo, poetico e accogliente, mette il corpo umano al centro del discorso e si serve di un’estetica essenziale per raccontare la purezza delle emozioni umane. I protagonisti delle sue fotografie comunicano attraverso il corpo, gli sguardi e le espressioni ed esprimono sentimenti opposti e complementari.

– Leggi anche: La fotografia analogica di Aurelie Lagoutte

Per Ophelia i corpi offrono infinite prospettive, variazioni e possibilità di astrazione. Ritrarli in una fotografia significa sottolinearne l’importanza e rispecchiarne la bellezza e particolarità. 

Guarda qui una selezione dei suoi scatti e seguila su Instagram per scoprire tutti i suoi lavori.

Le infinite espressioni del corpo umano negli scatti di Ophelia
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Le infinite espressioni del corpo umano negli scatti di Ophelia
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