Mickey Mouse, il decadimento dei diritti d’autore e le conseguenze creative

Mickey Mouse, il decadimento dei diritti d’autore e le conseguenze creative

Giulia Guido · 2 mesi fa · Art

Il 1° gennaio 2024 non ha semplicemente segnato l’inizio di un nuovo anno, ma da tempo era una data attesa da molti. Perché? Dobbiamo fare un piccolo – o grande – salto indietro nel tempo per rispondere a questa domanda.

Steamboat Willie (1928)

Era il 18 novembre 1928 quando andò in onda per la prima volta l’episodio Steamboat Willie della serie Mickey Mouse. Questa non fu la prima apparizione di quello che noi conosciamo come Topolino. Il personaggio creato da Walt Disney e Ub Iwerks aveva fatto il suo debutto il 15 maggio dello stesso anno con Plane Crazy (L’aereo impazzito) ed era tornato un’altra volta il 28 agosto con The Gallopin’ Gaucho (Topolino gaucho), ma i primi due corti non riscossero il successo che ebbe Steamboat Willie che rese Topolino il vero simbolo della Disney
Da allora – e grazie al successo ottenuto – è cominciato il conto alla rovescia per la scadenza del copyright, che sembrava non finire più. 

Mickey Mouse e i diritti d’autore

Infatti, fino al 1998, in America qualsiasi opera diventava di dominio pubblico dopo 75 anni dalla sua pubblicazione, quindi secondo la legge i diritti su Steamboat Willie sarebbero dovuti scadere il 31 dicembre del 2003. Però, proprio nel 1998, venne firmato e approvato il Copyright Term Extension Act estendendo i termini della legge sul copyright a 95 anni. A fare particolare pressione per l’approvazione di questa legge fu proprio la Disney, motivo per cui venne rinominato “Mickey Mouse Protection Act”. 

Arriviamo così al 1° gennaio 2024, giorno in cui – finalmente, direbbe qualcuno – il Topolino di Streamboat Willie (e anche quello di Plane Crazy e The Gallopin’ Gaucho) è diventato di pubblico dominio negli Stati Uniti. 

Topolino diventa di pubblico dominio

Ma questo cosa significa? Significa che chiunque può utilizzare liberamente e gratuitamente l’immagine del Mickey Mouse del 1928 per realizzare nuove opere ed era proprio quello che molti stavano aspettando. Sono bastate poche ore per vedere il web riempirsi di trailer di film con protagonista Topolino o immagini realizzate con l’AI in cui il famoso personaggio dei cartoni si dà a qualsiasi tipo di comportamento. 

Uno dei primi è stato il regista e Producer americano Steven LaMorte che non ha perso neanche un secondo e ha annunciato sul suo profilo Instagram l’arrivo di una versione horror di Streamboat Willie accompagnato da una sinossi: «Un tranquillo giro in barca di notte si trasforma in una disperata lotta per la sopravvivenza a New York City quando un topolino birichino diventa una mostruosa realtà. Un equipaggio variopinto riuscirà a sopravvivere a una creatura assassina con un debole per i turisti?».

Non è però l’unico caso. Proprio il 1° gennaio, su YouTube è apparso anche il trailer di Mickey’s Mouse Trap, con la regia firmata da Jamie Bailey, regista e direttore della fotografia americano. Anche in questo caso si tratta di un film horror, ma ambientato in un Luna Park. 

Non è neanche la prima volta che succede una cosa del genere. Il 1° gennaio del 2022 segnò la scadenza dei diritti su Winnie the Pooh, e anche in quel caso passarono poche ore prima di vedere ovunque il trailer di Winnie The Pooh: Blood and Honey, un film slasher che rivisitava completamente il personaggio di A.A. Milne. 

In questo caso, però, non parliamo solo di film. Sempre il primo dell’anno, la casa sviluppatrice di videogiochi Nightmare Forge Games ha rilasciato il trailer di Infestation 88, un nuovo gioco horror che mira a mescolare terrore e nostalgia trasformando il Steamboat Willie in qualcosa di molto più spaventoso.

Non parliamo poi delle centinaia di immagini realizzate con AI in cui Topolino è raffigurato mentre fa cose non propriamente adatte ai bambini, fumando una canna, sventolando una bandiera comunista o crocifisso e potremmo continuare all’infinito. C’è addirittura qualcuno che ha deciso di non divertirsi da solo e ha creato un modello di intelligenza artificiale che realizza immagini solo con Mickey Mouse

Quanto siamo liberi di creare?

Ma si può davvero fare tutto? La risposta è no. Stando alla legge, ad oggi si può fare tutto usando solo le versioni di Topolino e Minnie del 1928 e soprattutto dichiarando attraverso appositi disclaimer che ciò che si sta facendo non è in alcun modo prodotto, concesso, approvato o sponsorizzato dalla Disney.

È giusto? È sbagliato?

Il mondo si è diviso in due fazioni. Da un lato c’è chi si schiererà sempre contro questo modo di rivisitare e utilizzare personaggi e opere conosciute. Dall’altro c’è chi è convinto che rendere alcune opere di dominio pubblico possa essere un’eccezionale fonte di stimoli per la creatività. Non ne siete convinti? Pensate solo che se Romeo e Giulietta non fosse stato di dominio pubblico non saremmo mai andati al cinema a vedere West Side Story o se le opere di Arthur Conan Doyle non fossero state libere da diritti non avremmo mai visto Robert Downey Jr e Benedict Cumberbatch nei panni di Sherlock Holmes.

Forse noi spettatori potremmo un po’ storcere il naso, ma sicuramente non può farlo la Disney, in fondo se esistesse una legge del diritto d’autore che dura per sempre non avremmo mai avuto i film animati di Alice nel Paese delle Meraviglie, Biancaneve, Il gobbo di Notre Dame, La Sirenetta, Pinocchio, Robin Hood, A Christmas Carol e decine di altri cartoni, Mickey Mouse non sarebbe mai diventato un’icona e nessuno oggi vorrebbe trasformarlo nel protagonista della propria opera. 

Mickey Mouse
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Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

L’opera di un artista established può costare meno di cinquanta euro? Sembra impossibile, ma la risposta è sì. Stiamo parlando degli scontrini d’artista dell’artista britannico Jonathan Monk (1969), noto per la sua arte irriverente. Chi conosce Monk sa che la sua è un’arte concettuale, che spesso si appropria e cita in modo ironico elementi del mondo dell’arte contemporanea, per questo la sua serie sugli scontrini non sorprende gli addetti ai lavori. Da un po’ di anni ormai, Monk utilizza come supporto delle sue opere dei veri e propri scontrini e ricevute di pagamento di bar e ristoranti, su cui disegna con diversi stili, citando anche altri artisti, uno dei nostri preferiti è quello in cui omaggia l’artista italiano Alighiero Boetti o anche quello con l’iconica banana di Andy Warhol. Gli aspetti interessanti sono senza dubbio la vendita, che avviene su Instagram, e il prezzo, che corrisponde alla cifra riportata sullo scontrino.

Courtesy Jonathan Monk

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Nika Sandler parla fuori dai denti

Nika Sandler parla fuori dai denti

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

«In questa serie esploro i denti come testimonianza dell’esperienza umana», ci racconta l’arista Nika Sandler, che basa la sua ricerca sull’indagine dell’elemento perturbante e disgustoso. In questa serie, dal titolo A History of Teeth, la sua intenzione è chiara: approfondire i segreti e i misteri dell’essere umano attraverso una parte del corpo così determinante come i denti. Possono suscitare disgusto, ribrezzo, ma possono essere anche sensuali, incarnando un paradosso estetico. Da un lato l’erotismo, dall’altro la repulsione. Oltre all’aspetto estetico, Sandler va oltre la percezione umana e si addentra in ambito scientifico, studiando i batteri della placca, offrendo uno sguardo alternativo sulla nostra bocca e sulla storia che i nostri denti raccontano. Sandler, nell’esplorare la dualità tra il piacere e il disgustoso, invita gli spettatori a riflettere sul significato più profondo dei denti come portatori di esperienze umane. La sua ricerca spazia dalla fisicità sensoriale alla visione tecnologica, creando uno spazio in cui il corpo diventa una tela ricca di narrazioni.

Courtesy Nika Sandler

Nika Sandler parla fuori dai denti
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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

Ridere dell’assurdità della vita, questo è l’invito che l’artista cinese Rong Bao fa ai visitatori della sua mostra di debutto da Saatchi Gallery. La prima artista cinese che la rinomata galleria londinese ospita, nonché vincitrice del premio COLAB della Royal College of Art / Yorkshire Sculpture Park 2023. Con il titolo Rong Bao Is Me, l’ironia è già anticipata. Dando un’occhiata al suo account Instagram, in particolare ai video delle sue opere, è evidente l’aspetto giocoso che Bao ricerca. Le sue opere gonfiabili, come quelle in mostra alla Saatchi fino al 31 marzo, sono l’esempio perfetto. Pensiamo a “Floating” o “The Enigma”, con una forte estetica colorata e in costante movimento, le due sculture su larga scala vogliono riflettere sulla complessità e diversità della vita, prendendo in giro l’assurdo tentativo di mettere ordine nella società.

Al centro del lavoro di Rong Bao c’è l’interazione, in particolare la mostra Rong Bao Is Me vuol essere «un parco giochi di gesti», si legge sul sito di Saatchi Gallery, che invita gli spettatori a entrare in contatto «con i loro lati maliziosi e a partecipare a un mondo che si spinge oltre i confini dell’accettabilità». L’aspetto interattivo è sì giocoso ma allo stesso tempo è provocatorio, con la chiara intenzione di sfidare lo spettatore a ragionare sulla percezione del mondo che lo circonda. Andare oltre l’accettabile significa per Rong Bao ricerare l’elemento deviante, che possa defamiliarizzare il pubblico. Un elemento quotidiano è ora privato dei suoi elementi caratterizzanti, sovvertito e svuotato di senso, portando il visitatore a compiere gesti – nei confronti delle opere – futili e insensati, così da mettere in discussione i preconcetti e l’ordine imposto dalla società.

Courtesy Saatchi Gallery & Rong Bao

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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
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L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 3 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
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