Perché il Peach Fuzz rispecchia lo spirito del nostro tempo?

Perché il Peach Fuzz rispecchia lo spirito del nostro tempo?

Giorgia Massari · 2 mesi fa · Design

Perché il colore Pantone 2024 è il Peach Fuzz? Dopo un anno di sperimentazione, dominato dall’audace Viva Magenta, abbiamo forse bisogno di un po’ di calma e di rassicurazioni. Il Peach Fuzz 13-1023 è il colore perfetto per avvolgerci. Il Pantone Insititute lo descrive come «leggermente sensuale, una tonalità pesca sincera, con un tocco di tenerezza e gentilezza». In un primo momento, a noi non ha entusiasmato particolarmente. Forse per il suo effetto respingente o perché sembra essere ripescato dal 2016, ai tempi delle moodboard di Pinterest. Senza dubbio però, il Peach Fuzz ha una nota vintage che tende a rassicurarci. Leggendo sul web, sembrerebbe che questa scelta sia apprezzata sia dal mondo della moda e che da quello del design. Il suo aspetto morbido e vellutato placa la frenesia che l’anno precedente ci ha lasciato, sia in termini di stravaganza estetica sia in termini di sperimentazione tattile e materiale. L’intuizione di Pantone va oltre l’aspetto esteriore e per questo va analizzata in termini socio-culturali. Il Peach Fuzz, per quanto appaia una scelta inaspettata, trova il suo spazio in un anno che ha bisogno di conforto, dopo un 2023 all’insegna di una situazione socio-politico globale al quanto critica. Sono in molti ad aver già reso protagonista questa sfumatura color pesca, ma sarà davvero una tendenza del 2024?

Una nota di pesca nelle nostre case ma non solo

L’interior design sembrerebbe apprezzare più di tutti. Pantone stesso dichiara che il Peach Fuzz è in grado di «dare vita a un ambiente accogliente» e di «riempire i nostri mondi più personali di una presenza che ci calma e rassicura». Alcuni brand si sono mossi in anticipo, rilasciando alcune collezioni realizzate proprio con Pantone. È il caso del marchio di tappeti Ruggable che lancia una nuova capsule di tappeti tutta a tema Peach Fuzz. Non solo per gli oggetti ma anche sulle pareti. Un’altra collaborazione di Pantone è con Spoonflower, che ha coinvolto tre artiste per la realizzazione di texture in Peach Fuzz disponibili su carta da parati, tessuti e decorazioni per la casa. In termini di arredo questo colore ci convince parecchio, delicato e abbastanza pulito per essere apprezzato anche dai gusti più minimal. Il bisogno di comfort e rassicurazione lo ritroviamo anche nella moda, annunciato dalla comodità della quiet outdoor fashion, di cui abbiamo parlato qui. E chissà, magari vedremo tanto pesca anche in passerella quest’anno.

@rossella.migliaccio Vi piace? 🍑 #peachfuzz #pantone #pantone2024 #rossellamigliaccio #armocromia ♬ suono originale – Rossella Migliaccio

Courtesy Pantone

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Julie Poly racconta l’Ucraina di oggi con le sue immagini

Julie Poly racconta l’Ucraina di oggi con le sue immagini

Claudia Fuggetti · 2 giorni fa · Photography

Julie Poly, alias Yulia Polyashchenko, è nata a Stakhanov, nella zona di Lugansk, e ora risiede a Kiev. Il suo stile è stato fortemente influenzato dai progetti dal documentarista sociale Boris Mikhailov e dalla sua formazione alla Kharkiv School of Photography. Unendo la forte impronta reportistica alla sua passione per la fotografia in studio, Julie è riuscita a trovare uno stile narrativo personale, che propone immagini forti e ben curate. Le sue scene interpretano i codici culturali e visivi della tipica vita di tutti i giorni in Ucraina; in particolare vengono proposti i temi dell’erotismo, della moda e dei nuovi modelli di bellezza.

L’artista ha affermato più volte di sentirsi costantemente ispirata da “cose banali, eventi quotidiani, storie di vita di amici e la propria esperienza”. Attravreso un immaginario quasi grottesco, Julie riesce a comunicare lo stile di vita del suo Paese in chiave contemporanea ed innovativa.

Julie Poly racconta l'Ucraina di oggi con le sue immagini | Collater.al
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Dai un’occhiata al sito dell’artista qui.
Courtesy & credits Julie Poly

Julie Poly racconta l’Ucraina di oggi con le sue immagini
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Jack Kenyon trova sempre l’elemento bizzarro

Jack Kenyon trova sempre l’elemento bizzarro

Collater.al Contributors · 22 ore fa · Photography

Con gli occhi ben puntati sul lavoro di Martin Parr, il giovane fotografo inglese Jack Kenyon documenta gli aspetti più bizzarri della società. Dalle mostre di bellezza feline alle verdure giganti, ma anche il prom e la villeggiatura, entrambi in versione british. I colori saturi e la luce da set che Kenyon utilizza, sottolineano con ironia l’eccentricità inglese, sempre dietro l’angolo. Ciò che differenzia Kenyon dal maestro Parr è una attenta costruzione dell’immagine, dai ritratti posati alla composizione meno istintiva. Ma scopriamo qualcosa di più sul progetto Cat Worship, che documenta tutte le stranezze del Supreme Cat Show, una mostra felina organizzata dal Governing Council of the Cat Fancy e che ha dato origine a tutta la sua produzione futura.

Gli inglesi amano i gatti

Nelle mostre feline, ma in generale in tutte quelle animali, la stravaganza non può mancare. Il progetto fotografico Cat Worship di Jack Kenyon esplora il rapporto peculiare che l’uomo intrattiene con gli animali domestici, in questo caso i gatti, tutto con una nota rigorosamente british. «Nel 2019, ho fatto il mio primo viaggio al Supreme Cat Show. Ci sono andato d’impulso e mi sono divertito a catturare le gabbie stravaganti e i gatti perfettamente pettinati. L’uso di luci forti ha conferito alle immagini una nota di umorismo, che ha contribuito a definire la traiettoria di molti dei miei progetti successivi», ci racconta Kenyon che nel 2023 decide di tornare per una seconda sessione di scatti.

«La mostra era esattamente come la ricordavo», ci spiega «solo che questa volta il luogo era pieno di sagome di cartone del nostro nuovo Re e dei suoi gioielli di famiglia, fissati a molte delle gabbie dei gatti. La situazione era surreale, una vera e propria testimonianza della nostra duratura fascinazione per queste creature regali». Con questo progetto è evidente lo sguardo unico di Kenyon, sempre improntato all’assurdità della vita quotidiana.

Courtesy Jack Kenyon

Jack Kenyon trova sempre l’elemento bizzarro
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ROMA GHETTO CHIC

ROMA GHETTO CHIC

Giorgia Massari · 6 giorni fa · Photography

Roma è un sentimento «che nun se pò descrive a parole», così dicono gli abitanti della capitale. La fotografa Valentina De Santis prova a descriverla con le immagini. Roma Ghetto Chic è il suo progetto fotografico in bianco e nero che immortala i volti, i tatuaggi, i luoghi della Roma più sentimentale, più vera, più stereotipata, più innamorata di sé stessa. «Quando i romani parlano di Roma, i loro occhi si accendono, la voce si spezza tra le labbra che sorridono», ci spiega Valentina, che da romana capisce molto bene il rapporto viscerale dei romani per la loro città. «Per alcuni di loro è stato indispensabile segnare sulla propria pelle questo sentimento», per questo il focus del progetto sono i tatuaggi che celebrano Roma. Da frasi in romanesco all’iconico Colosseo, i tatuaggi che De Santis scatta traducono in modo chiaro il senso di appartenenza e il legame intimo e viscerale dei romani per Roma. «Le motivazioni per cui oggi ci si tatua sono un po’ cambiate da quelle storiche: l’individuo usava il tatuaggio per rappresentare la sua appartenenza a una determinata tribù oppure come espressione per celebrare il legame intimo con la religione, con la spiritualità. Eppure questa pratica non è poi così lontana», per questo De Santis approfondisce questo tema e va alla ricerca dei tatuaggi più emblematici. «Sentirsi parte di un luogo e appartenere a esso è come avere sempre un punto di riferimento dove ci si può sempre sentire a casa. Roma non è solo una città, Roma è ogni persona che la abita

Courtesy & credits Valentina De Santis

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Margins Of Excess, l’America vista da Max Pinckers

Margins Of Excess, l’America vista da Max Pinckers

Claudia Fuggetti · 1 settimana fa · Photography

Il fotografo belga Max Pinckers nel suo progetto documentaristico Margins Of Excess presenta una serie di fotografie in cui la verità non sempre corrisponde alla realtà. Il lavoro racconta le vite di sei individui diventati famosi e noti alla stampa americana, per varie circostanze sconcertanti.

Tra i personaggi troviamo Rachel Dolezal, che si è finta una donna afroamericana per poter usufruire di agevolazioni economiche e Herman Rosenblat che aveva inventato di essere sopravvissuto all’Olocausto, con annessa una commovente storia d’amore con una ragazza incontrata ai lati opposti del recinto del campo di concentramento.

Quello che i protagonisti del fotolibro Pinckers condividono è un innegabile talento per l’arte dell’inganno e una passione per il sovvertimento della verità. Pinckers ha subito il fascino di questi personaggi, tanto da renderli i soggetti prediletti del suo libro fotografico, la verità è davvero quella che ci sentiamo dire? Il fotografo afferma che:

“A more intricate view of our world, which takes into account the subjective and fictitious nature of the categories we use to perceive and define it”.

In un’epoca in cui la verità è, apparentemente, una merce flessibile Pinckers mira ad abbracciarla in tutta la sua complessità.

Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al Margins Of Excess, l'America vista da Max Pinckers | Collater.al

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