In un ex showroom Porsche a Mayfair, oggi sorge un tempio del banchetto che sembra sospeso tra archeologia e spettacolo, il Bacchanalia, una delle tante creature del ristoratore e magnate inglese Richard Caring. Il nome scelto ci trasporta già in un mondo antico e senza freni.
I baccanali, infatti, erano feste rituali dell’antica Roma dedicate a Bacco (Dioniso per i Greci), dio del vino e dell’estasi. Nati come cerimonie religiose, prevedevano riti collettivi in cui musica, danze e vino accompagnavano i partecipanti verso una condizione di trance ed esaltazione mistica.
Con il passare del tempo, però, i baccanali si trasformarono in celebrazioni sempre più libere e trasgressive: banchetti, eccessi, incontri proibiti che mettevano temporaneamente da parte le regole morali e sociali. Questa dimensione di rottura e di libertà spaventò le autorità romane, tanto che nel 186 a.C. il Senato emanò un decreto per limitarne la diffusione.
Da allora, il termine “baccanale” è diventato sinonimo di festa sfrenata e caotica, un’immagine collettiva di eccesso e piacere che continua a ispirare arte, letteratura, cinema e design, come nel caso del Bacchanalia di Londra.
A firmarne il progetto è il Martin Brudnizki Design Studio, che qui ha portato all’estremo la propria estetica teatrale, trasformando il ristorante in una macchina scenica in grado di evocare simultaneamente il mito antico e l’immaginario contemporaneo.


Un teatro mitologico
Varcare la soglia significa entrare in un universo eccentrico, volutamente ridondante, in cui il riferimento alla classicità greco-romana è dichiarato e al tempo stesso decostruito.
Sopra le teste dei commensali, dominano la scena cinque statue monumentali firmate da Damien Hirst. Medusa, Bacco, un leone alato e due unicorni che non sono solo meri elementi decorativi, ma atti di presenza, simboli di un pantheon reinventato per il XXI secolo.


Alle pareti, invece, si possono ammirare gli enormi murales di Gary Myatt che reinterpretano il dipinto “Romans in their Decadence” di Thomas Couture del 1847. Le figure classiche banchettano in ambientazioni in cui compaiono un MacBook aperto, un iPhone o il Golden Gate Bridge. È il cortocircuito visivo che definisce l’intero progetto: un dialogo tra tempo remoto e presente iperconnesso, tra il mito e la cultura pop.

Il mosaico come dispositivo narrativo
Se le statue e gli affreschi impongono il tono scenografico, è il mosaico a garantire coerenza narrativa all’insieme. Per questo progetto, la maison SICIS ha realizzato l’intera pavimentazione del ristorante, del bar e del club privato: un’immensa distesa di marmo policromo che rievoca i pavimenti delle domus romane.
Motivi geometrici e fregi floreali sono stati composti in tonalità di verde oliva e verde scuro, giallo, rosso, rosa perla e bianco antico. Ogni tessera è stata tagliata, rifinita e posata a mano negli atelier di Ravenna, per poi essere trasportata a Londra. Il risultato è un pavimento che non è semplice rivestimento, ma tessuto narrativo: camminare a Bacchanalia significa muoversi su un tappeto di storie che si srotola sotto i piedi.

I bagni come stanze di rivelazione
In questo universo iper-decorato, persino i bagni diventano protagonisti.
Il bagno delle signore è una vera camera delle meraviglie: oltre 400.000 tessere di mosaico in vetro rivestono pareti e soffitto, componendo un paesaggio ispirato al Giardino delle Esperidi. Tra i rami si intravedono pomi d’oro che catturano la luce come se fossero veri frutti sospesi, in un continuo gioco di riflessi. È uno spazio che ribalta il concetto di intimità: un bagno che diventa installazione artistica.

Il bagno degli uomini, al contrario, evoca l’oscurità dell’Ade. Qui il bianco e nero domina con rigore grafico, mentre specchi incorniciati da serpenti richiamano l’uroboro, simbolo di ciclicità e rigenerazione. Un ambiente che trasforma l’atto quotidiano del “fermarsi un momento” in un rituale immerso nella mitologia.


Apollo’s Muse: un altrove nascosto
Al piano inferiore, si cela il club privato e il bar Apollo’s Muse, uno dei luoghi più riservati e suggestivi di Londra. Qui la scenografia si addensa ulteriormente: colonne ornate da mosaici incorniciano il bancone, reperti antichi convivono con creazioni scultoree su misura realizzate da AH Studios, e l’atmosfera richiama un archivio segreto di divinità dimenticate. Non sorprende che il locale sia stato nominato tra i migliori bar d’Europa: più che un cocktail lounge, è un viaggio in un altrove mitologico.



L’eccesso come equilibrio
Ciò che potrebbe sembrare ridondanza — statue colossali, mosaici policromi, foglie d’oro, affreschi traboccanti — diventa invece un esercizio calibrato di misura. L’opulenza non è mai lasciata al caso: ogni elemento dialoga con l’altro, e la maestria artigiana bilancia l’iperbole scenica.
Bacchanalia è così un esempio di come arte, design e savoir-faire industriale possano intrecciarsi per creare un’esperienza totalizzante. Non un ristorante, ma un dispositivo culturale in cui mangiare diventa un atto rituale, un banchetto che rievoca i baccanali dionisiaci ma in chiave contemporanea.


Nella sua teatralità senza compromessi, Bacchanalia racconta la capacità del design di trasformarsi in “mise en place” totale. Qui la tavola non è soltanto apparecchiata con piatti e bicchieri, ma circondata da un universo visivo e tattile che parte dal pavimento sotto i piedi fino al soffitto, passando per gli spazi più intimi e nascosti.
Il risultato è un luogo che non lascia indifferenti: per alcuni eccessivo, per altri visionario, certamente in grado di incarnare quella sete di esperienze che oggi si mescola al desiderio di convivialità. Un banchetto contemporaneo, un inno all’estasi, un pezzo di mito reinventato nella Londra di oggi.

