Perché si mette il penny nei Penny Loafer?

Perché si mette il penny nei Penny Loafer?

Tommaso Berra · 3 anni fa · Style

Sono passati 85 anni da quando George Henry Bass, calzolaio di Wilton, nel Maine, decise di realizzare un nuovo modello da uomo, con una fascia di pelle cucita sulla sella della scarpa. Il disegno prendeva ispirazione dai modelli di calzature in pelle utilizzati da pescatori e operai norvegesi, da qui il nome Weejuns, nomignolo dato dagli americani agli abitanti dello stato scandinavo.
A partire dagli anni ’30 il mocassino diventa una scarpa simbolo dello stile americano, rappresentando negli anni ’50 e ’60 l’ideale estetico dei giovani della Ivy League e di uno stile Preppy che ben descriveva il boom economico di quegli anni.
Audrey Hepburn, Paul Newman, J.F. Kennedy, Steve McQueen e Michael Jackson hanno arricchito la storia di questi mocassini. Le culture giovanili (come i Mods) ne hanno definito lo stile e i dettagli, tra i quali l’abitudine a incastrare una moneta nel taglio sulla fascia di pelle della scarpa, rendendole conosciute come Penny Loafer.
Ma come nasce l’idea di questo dettaglio, che ha portato il brand B.H.Bass, in occasione dell’85esimo anniversario della Penny Loafer, a coniare una moneta celebrativa?

Penny Loafer | Collater.al

Difficile ricordare quell’era geologica in cui non esistevano promozioni da 50giga e minuti illimitati da utilizzare su telefoni ultra efficienti. Intorno agli anni ’50 i ragazzi dei college americani avevano a disposizione solamente le cabine telefoniche per le telefonate di emergenza e da qui la necessità di avere sempre a portata di mano due centesimi di dollaro, il costo per una chiamata appunto.
Con il rischio di perdere le monete nelle tasche, il posto più sicuro era la fessura dei Weejuns, che iniziarono ad essere chiamati Penny Loafer.
Alla praticità si sostituì negli anni il vezzo, e la moneta brillante nella scarpa di pelle nera divenne un modo di personalizzare il proprio stile. Con la moda alla continua ricerca di storie da raccontare, il penny nei Penny continua ad essere un dettaglio dalla grande forza narrativa, che ha ispirato brand come Berluti, Sebago e 1017 ALYX 9SM.

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Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 2 giorni fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 24 ore fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

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Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
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Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 19 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

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